Raid sul centro chimico di Masyaf: Mosca tace e il messaggio arriva fino a Teheran

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Il regime siriano produce e usa armi chimiche, ma ha le mani legate rispetto ad attacchi ai suoi impianti

Chiunque sia stato a dare l’ordine, nelle prime ore di giovedì scorso, di attaccare una delle strutture del Centro Studi e Ricerca Scientifica siriano, vicino alla città di Hama, ha scelto il momento diplomatico perfetto, e non è stato un caso.

Un giorno prima del raid, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite aveva ricevuto le conclusioni di una Commissione d’inchiesta con le prove che dimostrano che il regime di Assad ha effettuato almeno sette attacchi con armi chimiche contro i propri cittadini fra marzo e luglio 2017, compreso l’efferato attacco di aprile a Khan Sheikhoun, presso Idlib, in cui più di 80 siriani, comprese decine di bambini, sono stati uccisi da un aereo di Damasco che ha rilasciato gas tossici, fra cui il sarin.

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E’ chiaro che la Siria continua a produrre armi chimiche e a farne uso nella guerra, ma chi può difendere la Siria quando vengono attaccati i suoi arsenali di armi chimiche?

Chiunque abbia dato l’ordine di colpire, molto probabilmente si è anche assicurato che la notizia del raid non si concentrasse solo sulle armi destinate a Hezbollah, ma anche sul fatto che la struttura presa di mira produce armi chimiche. E non stupisce che tutti i canali di diffusione dell’opposizione siriana, che si sono precipitati a dare notizia del riuscito attacco, hanno ribadito il concetto che gli aerei non identificati avevano attaccato le strutture di produzione di armi non convenzionali, oltre ai missili destinati a Hezbollah.

Un’immagine del raid di giovedì scorso sull’impianto militare siriano di Masyaf

Da più di un anno e mezzo Assad si sente abbastanza sicuro d’aver ripreso l’attività nei laboratori e nelle fabbriche dei centri “Studi e Ricerca scientifica” che producono missili Fateh a breve e medio raggio e missili M-600 (versione siriana del Fateh-110 iraniano). Tutte queste armi si possono trovare anche in territorio libanese. Tuttavia il regime siriano si trova intrappolato in uno stallo paradossale. Da un lato, il mondo capisce che la Siria è un paese criminale che sta commettendo enormi crimini di guerra. D’altra parte il regime non può confutare le accuse su produzione e uso di armi chimiche nelle strutture attaccate in quanto, per farlo, dovrebbe invitare ispettori internazionali a visionare le strutture, cosa che evidentemente non può fare perché ha qualcosa da nascondere. Quindi le strutture siriane vengono colpite, il mondo resta in silenzio e gli stessi russi, su questo, non spalleggiano Assad.

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Il ministro degli esteri russo Sergey Lavrov la scorsa settimana ha smentito come totalmente infondate le notizie secondo cui gli interessi di Israele in Siria non verrebbe presi in considerazione da Mosca. In effetti, l’unica reazione russa al raid di giovedì è stata un titolo d’agenzia di stampa che citava i mass-media israeliani che citavano i mass-media arabi. Israele, secondo il resoconto dei russi, non ha alcun interesse a intromettersi negli affari interni della Siria, ma si batte contro le minacce alla sua sicurezza che provengono dalla Siria, comprese quelle legate alle milizie Hezbollah: un portavoce delle Forze di Difesa israeliane non avrebbe usato parole molto diverse.

4 aprile 2017: un membro della difesa civile aiuta un bambino presumibilmente vittima dell’attacco chimico nella città di Khan Sheikhoun

Il che sembra indicare che Israele può continuare a operare in Siria all’interno di determinati parametri, a condizione che non entrino in conflitto con gli interessi russi. D’altra parte, Israele non è in condizione di influenzare la Russia quando Mosca decide di impedire una condanna di Hezbollah alle Nazioni Unite.

La conclusione che gli iraniani possono trarre da quest’ultimo incidente è che i russi non impediranno attacchi israeliani alle forze iraniane o loro alleate sulle alture del Golan, una zona che non rientra nei principali interessi di Mosca.

Se il raid è stato effettivamente compiuto da Israele, non si può infine ignorare il fatto che si è svolto nel mezzo di una vasta esercitazione militare di dieci giorni del Comando Settentrionale. L’insolito numero di voli durante le manovre può aver offerto la possibilità di prendere il nemico di sorpresa e distruggere una struttura che è probabilmente sotto stretta difesa aerea e in stato di allarme rafforzato. Un’esercitazione aerea può essere usata anche per distrarre il nemico e indurrlo in errore.

parte news da  (Da: YnetNews, 10.09.17)

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