Usa: “No al presunto diritto al ritorno dei discendenti dei profughi palestinesi”

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Protesta di “profughi” palestinesi. Sul cartello: “Niente pace senza ritorno”

Secondo Hadashot TV, Washington intende porre fine all’anomalia per cui lo status di profugo, nel caso dei palestinesi, è ereditario e gonfia e perpetua il problema all’infinito

Il cosiddetto “diritto al ritorno” è uno dei temi chiave del conflitto israelo-palestinese.

I palestinesi sostengono che più di cinque milioni di persone – alcune decine di migliaia di profughi originari e diversi milioni di loro discendenti – sono titolari di un inalienabile “diritto” a stabilirsi all’interno di Israele nel quadro di un futuro accordo di pace.

Israele ha sempre respinto la richiesta, affermando che rappresenta il tentativo dei palestinesi di cancellare Israele.

La popolazione di Israele conta quasi nove milioni di cittadini, di cui tre quarti ebrei.

Un afflusso di milioni di arabi palestinesi significherebbe cancellare l’unico paese al mondo a maggioranza ebraica.

In pratica, secondo Israele, con questa rivendicazione i palestinesi mirano sì a creare due stati, ma due stati arabi: uno stato di Palestina esclusivamente arabo da cui verrebbero sradicati tutti gli abitanti ebrei (i cosiddetti “coloni”) e uno stato di Israele a maggioranza araba, dopo che i discendenti dei profughi avessero esercitato questa specie di “diritto all’invasione”.

Israele sostiene invece che i palestinesi dovrebbero esercitare il diritto di stabilirsi nel futuro stato palestinese indipendente, una volta concordato attraverso i negoziati, così come Israele ha assorbito nel corso dei decenni i profughi ebrei dai paesi del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale.

L’amministrazione Trump annuncerà nei prossimi giorni che respinge la storica rivendicazione palestinese di un “diritto” a stabilirsi in Israele per milioni di palestinesi discendenti degli originari profughi della prima guerra arabo-israeliana.

 E’ quanto ha affermato sabato sera un reportage della israeliana Hadashot TV.

Da lunga data la posizione di Washington è quella di sostenere “due stati per due popoli”: uno stato ebraico e uno stato arabo (così definiti dalla Risoluzione delle Nazioni Unite del 1947).

Dal canto suo, l’amministrazione Trump non ha preso una posizione netta sulla soluzione “a due stati”, affermando che spetta alle due parti scegliere, mediante il negoziato, la soluzione che ritengono migliore.

Discendenti di profughi palestinesi assistiti dall’Unrwa a spese della comunità internazionale

Secondo il rapporto di Hadashot TV, all’inizio di settembre gli Stati Uniti esporranno la loro politica in merito, sulla base di un rapporto che afferma che in realtà vi sono meno di mezzo milione di palestinesi che possono essere legittimamente considerati “profughi”

secondo i criteri applicati a tutte le altre comunità di profughi del mondo.

In questo senso, gli Stati Uniti avrebbero deciso di rifiutare la definizione dell’Onu secondo cui anche i milioni di discendenti dei profughi originari vengono considerati “profughi” a tutti gli effetti.

Tale definizione sta alla base delle attività dell’Unrwa, l’agenzia Onu dedicata esclusivamente ai profughi palestinesi in quanto opposta all’UNHCR, l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati incaricato di occuparsi di tutte le altre comunità di profughi del mondo.

Creata nel 1949 a seguito della guerra d’indipendenza d’Israele del 1948 (cioè del fallito tentativo dei paesi arabi di impedire con la forza la nascita dello stato d’Israele decretata dalle Nazioni Unite), l’Unrwa gestisce scuole e fornisce assistenza sanitaria e altri servizi sociali in Cisgiordania, striscia di Gaza, Giordania, Libano e Siria ai “profughi palestinesi” (definiti come coloro che abitavano da almeno due anni nel territorio di Israele prima della guerra) e a tutti i loro discendenti per un numero illimitato di generazioni.

Ora ci si aspetta che gli Stati Uniti rifiutino la nozione dell’Unrwa secondo cui lo status di “profugo palestinese” passa in eredità di padre in figlio gonfiando sempre più il numero di arabi palestinesi classificati come “profughi” in tutto il mondo, molti dei quali non hanno mai visto la terra d’Israele o i territori palestinesi dove vivevano i loro genitori, nonni o bisnonni.

Il mese scorso, un certo numero di rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti ha chiesto al Dipartimento di Stato americano di pubblicare un rapporto, compilato e segretato durante l’amministrazione dell’ex presidente Barack Obama, che riporterebbe dati precisi sul numero di arabi palestinesi diventati profughi durante la guerra del ’48.

Secondo fonti che hanno visto il rapporto citate da Israel HaYom, la valutazione del Dipartimento di Stato sarebbe che dei 700.000 profughi arabi fuggiti dalla Palestina durante la guerra del ’48, oggi solo 20.000 sono ancora in vita e separati dalle loro abitazioni originali.

Maggio 2013: Dirigenti Unrwa in posa con una mappa della “Palestina” (dove risulta cancellato lo stato di Israele)

All’inizio di questo mese, Foreign Policy aveva riferito che Jared Kushner, consigliere e genero del presidente Usa Donald Trump, premeva per la revoca dello status di profugo ai milioni di arabi palestinesi discendenti dei veri profughi originari.

“Questa agenzia perpetua lo status quo, è corrotta, inefficiente e non aiuta la pace” ha scritto Kushner in una e-mail citata da Foreign Policy, indirizzata l’11 gennaio a diversi altri alti funzionari tra cui l’inviato di pace di Trump in Medio Oriente, Jason Greenblatt.

In passato anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha chiesto lo smantellamento dell’Unrwa.

Lo scorso luglio, ad esempio, Netanyahu ha accusato l’agenzia di fomentare l’odio contro Israele senza fare nulla per risolvere la situazione dei “profughi” palestinesi, e si è chiesto perché mai i palestinesi abbiano bisogno di un organismo specifico, quando l’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati ha efficacemente aiutato a risolvere la situazione di decine di milioni di profughi dalla seconda guerra mondiale in poi.

“È arrivato il momento di smantellare l’Unrwa e integrare le sue funzioni nell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati” ha detto Netanyahu, accusando l’agenzia di “perpetuare” all’infinito la condizione dei profughi arabi palestinesi (e con essa un formidabile ostacolo alla pace), anziché avviarla a soluzione.

(Da: Times of Israel, Jerusalem Post, Israel HaYom, israele.net, 25-26.8.18)

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