2019 ARMAGEDDON ITALIA : ENERGIA NUCLEARE – FATTI E MALEFATTI

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Quello che segue è una serie di memo e analisi progettati e prospettati per consegnare ai decisori politico-istituzionali un listino “fare” in merito alle grandi questioni connesse alla tematica del nucleare italiano.

Abbiamo pensato di dividere questi argomenti in “grandi scommesse” e “cigni neri”.

Le “grandi scommesse” sono i punti che i suddetti decisori dovrebbero prendere in  considerazione d’investire il proprio potere, tempo e prestigio per porre in essere importanti e necessarie iniziative che possono avere un impatto trasformativo sul  sistema Italia e sulla sua eredità.

I “cigni neri” sono eventi a bassa probabilità di riuscita ma ad alto impatto politico- reputazionale e che possono deviare le scelte dei decisori dai propri fini superiori, sistemici e direttamente connessi all’interessi nazionale.

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2019 ARMAGEDDON ITALIA ENERGIA NUCLEARE FATTI E MALEFATTI v.1.1

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I dati statistici evidenziano che l’Unione Europea è diventata il più grande importatore di energia al mondo: spende complessivamente 400 miliardi di Euro all’anno per comprare dall’estero più della metà (il 53%) dell’energia che consuma.

Concentrandosi sull’energia elettrica, vediamo che nel 2015 il nucleare, il carbone e le rinnovabili hanno fornito ciascuno esattamente il 27% del fabbisogno europeo, mentre il gas e il petrolio hanno contribuito rispettivamente per il 17% e per il 2%.

Va notato che più della metà del pacchetto rinnovabile viene dalle turbine idroelettriche e non da fonti “più nobili” come il sole o il vento.

Siamo ancora ben lontani dall’obiettivo Europeo previsto per il 2030, quando l’elettricità da fonti rinnovabili dovrebbe arrivare al 46-50% e rappresentare il 27% del consumo totale di energia.

Inoltre, entro il 2030, tutti gli Stati europei dovranno dotarsi di infrastrutture in modo da permettere – in caso di bisogno – di esportare verso altri paesi europei almeno il 15% dell’energia elettrica prodotta sul proprio territorio.

Adesso siamo ben lontani anche da questo obiettivo perché ora ben dieci Paesi europei (a parte Cipro e Malta che prevalentemente importano) non potrebbero garantire l’esportazione nemmeno del 10% della loro produzione.

Da questi numeri vediamo che l’Europa dipende dal nucleare per oltre un quarto della propria energia elettrica e più della metà dell’elettricità che deriva da fonti a basso impatto ambientale viene proprio dalle 128 centrali atomiche installate in 14 dei 28 Stati europei.

Queste producono complessivamente 119 miliardi di Watt (GWe) nucleari, ma oltre la metà di questi derivano dalle 58 centrali che battono bandiera francese.

Parigi, ricordiamo, produce oltre tre quarti della propria energia elettrica con la fissione dell’atomo.

Non possiamo trascurare che altre 56 centrali atomiche operative in Stati extraeuropei (Russia, Ucraina e Svizzera) portano all’interno dell’Unione ben il 17% del nostro fabbisogno elettrico.

Con la Brexit, la Gran Bretagna si appresta a levare gli ormeggi portando al di fuori dei confini dell’UE le proprie 15 centrali atomiche e il 7% dell’energia nucleare prodotta. Entro i confini rimangono, fra le altre, la Svezia – che produce quanto la Gran Bretagna – e la Germania, che contribuisce per il 9% ma che – ricordiamo – ha programmato di smantellare tutto entro il 2022.

Durante la campagna presidenziale, Emmanuel Macron ha confermato l’impegno per diminuire la dipendenza francese dall’energia nucleare fissata da Hollande.

L’obiettivo di ridurre dal 75% al 50% la percentuale di energia elettrica prodotta dal nucleare verrebbe mantenuto, ma il nuovo presidente non ha confermato che questo obiettivo sarà raggiunto già nel 2025 come previsto dal precedente esecutivo.

 Macron dovrà cercare di non alienarsi il supporto di verdi, sinistre e ambientalisti, ma allo stesso tempo non potrà trascurare le analisi specialistiche che hanno definito tecnicamente irrealistico il raggiungimento di questo traguardo nei prossimi 8 anni.

Se oggi volessimo tornare al nucleare dovremmo comprare dall’estero non solo le centrali ma anche i tecnici.

Il Paese che ha dato un decisivo contributo al nucleare pacifico con Fermi, Amaldi, Pontecorvo, Segré, Majorana e i Ragazzi di Via Panisperna, si ritrova privo di competenze e non potrebbe formare una nuova classe tecnica e scientifica nel campo nucleare se non mandando i nostri ragazzi a studiare oltrefrontiera….

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