Netanyahu: “I palestinesi non hanno ancora accettato di avere uno stato accanto a Israele”

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Netanyahu: “il conflitto israelo-palestinese non è, e non è mai stato, il combustibile dell’instabilità mediorientale”

Lo “Stato Islamico” (ISIS) e il regime di Assad sono entrambi “pessimi” e quindi Israele ha scelto di non intromettersi nella guerra civile siriana. Lo ha detto domenica il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel suo intervento video-registrato al convegno Saban Forum 2015, in corso a Washington.

Netanyahu ha spiegato che Israele non è intervenuto in Siria, con due sole eccezioni: gli aiuti puramente umanitari ai siriani che arrivano feriti alla frontiera, e l’azione di contrasto contro i trasferimenti di armi dei terroristi filo-iraniani Hezbollah. E ha aggiunto: “La politica israeliana continuerà sulle linee di quello che ho appena detto”.

Secondo Netanyahu, “i paesi civili devono fare causa comune per contenere e infine sconfiggere l’islamismo estremista”. Che alla fine “sarà annientato esattamente come è stato sconfitto e annientato il nazismo”. Il terrorismo, in Israele come a Parigi come in California, “attacca i valori che abbiamo più cari e tutte le cose che ai nostri occhi definiscono il valore della vita. I terroristi credono che l’Occidente sia debole a causa dei valori che ha a cuore, mentre in realtà sono proprio questi valori ciò che rendono così forte il popolo di Israele e quello degli Stati Uniti. Nessuno dovrebbe sottovalutare la capacità di resistenza e la determinazione delle nostre società. Nessuno dovrebbe sottovalutare la nostra alleanza, che è forte e bipartisan, e sarà sempre più forte negli anni a venire”. Netanyahu ha ringraziato il presidente Barack Obama per il sostegno alla sicurezza di Israele da parte degli Stati Uniti: “Tutti in Israele lo apprezziamo, a cominciare da me”. Ed ha aggiunto: “Rincuora vedere che le opinioni su Israele stanno cambiando in alcuni paesi arabi. Ma noi sappiamo bene che non abbiamo amico migliore degli Stati Uniti, e che quella con gli Stati Uniti è la partnership più profonda ci sia”.

Secondo Netanyahu, “che il conflitto israelo-palestinese sia stato il combustibile dell’instabilità mediorientale non è mai stato vero, ed ora si è dimostrato palesemente falso: quella in corso è una guerra dell’islamismo estremista contro altri musulmani e contro tutti i non musulmani. Lo stesso vale per l’ISIS, che non usa mezzi termini, e vale anche per l’Iran”.

Per quanto riguarda il conflitto israelo-palestinese in se stesso, Netanyahu ha detto che a questo proposito esiste un grave “equivoco”. Gli insediamenti, ha detto, “non sono affatto il cuore del conflitto. Nella striscia di Gaza non è cambiato nulla quando abbiamo sgomberato tutti gli insediamenti. Tutto quello che abbiano ottenuto, a Gaza, invece della pace, è un dominio del peggiore terrorismo. Se vogliamo garantirci che questo non accada di nuovo, dobbiamo affrontare la vera radice del conflitto”, ha detto Netanyahu. E ha spiegato: “I palestinesi non hanno ancora fatto il passo politico e psicologico che va da ‘uno stato al posto di Israele’ a ‘uno stato accanto a Israele’.” Sia Hamas che l’Autorità Palestinese, ha sottolineato Netanyahu, si rifiutano di accettare il fatto che in un accordo di pace definitivo dovranno riconoscere Israele come lo stato nazionale del popolo ebraico, cosa che “hanno ostinatamente rifiutano di fare sinora, entro qualunque linea di confine. Questo era e rimane il nodo alla base del conflitto, questo è il motivo per cui non c’è ancora la pace”.

A riprova che i palestinesi non hanno mai rinunciato al miraggio di ottenere tutto il territorio su cui esisteva Israele prima del ‘67, il primo ministro ha citato le parole con cui di recente il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha condannato “l’occupazione delle terre palestinesi che dura da 67 anni”, cioè dal 1948, cioè dalla nascita dello stato di Israele. “Abu Mazen si rifiuta di dirlo alla sua gente – accusa Netanyahu – Si rifiutano di riconoscere che, dopo l’accordo di pace, non potranno più avanzare rivendicazioni sul territorio dello stato ebraico”.

Dunque, affermare che gli insediamenti sono al cuore del conflitto è “puerile e irrilevante”. Secondo Netanyahu, la questione degli insediamenti deve essere certamente discussa e risolta, ma non costituisce affatto il problema principale. “L’unica soluzione ragionevole – ha detto – è uno stato palestinese smilitarizzato che riconosca lo stato ebraico. Restano molte altre questioni da risolvere, ma tutto inizia con il riconoscimento del diritto del popolo ebraico ad avere uno stato”.

Netanyahu ha terminato dicendo che di non aver abbandonato la speranza nella pace. “Non si può essere leader del popolo ebraico e perdere la speranza” ha concluso.

(Da: Times of Israel, 6.12.15)

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