Iraq: serve aiuto curdo per riprendere Mosul

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L’esercito iracheno avrà bisogno dell’aiuto dei curdi per riprendere Mosul, la città più grande sotto il controllo di Daesh.

Secondo il curdo Hoshyar Zebari, ex ministro degli Esteri iracheno e attuale vice, oltre che ministro delle Finanze, l’offensiva si prevede molto impegnativa, data la permanenza nella regione di gruppi etnici e religiosi rivali che si trovano tra la Turchia, la Siria e Kurdistan iracheno.

Mosul, a 400 chilometri a nord di Baghdad, è stata designata dal governo come il prossimo obiettivo per le forze armate irachene dopo la riconquista di Ramadi, primo successo delle forze armate irachene addestrate dagli Stati Uniti.

La riconquista è un modo per segnare effettivamente la fine del califfato proclamato da Daesh nelle adiacenti zone sunnite dell’Iraq e della Siria, ha affermato Zebari.

“Mosul ha bisogno di una buona pianificazione, di preparazione e dell’impegno di tutti i protagonisti”, ha continuato.

“I Peshmerga sono una forza importante e non si può riprendere Mosul senza il loro aiuto”, ha aggiunto, riferendosi alle forze armate del Kurdistan iracheno, una regione autonoma nord dell’Iraq vicino a Mosul.

I peshmerga sono combattenti curdi del Kurdistan nell’Iraq settentrionale.

Sono stati attivi nei diversi sconvolgimenti della storia dell’Iraq dalla sua indipendenza, nella guerra Iran-Iraq, nella prima e nella seconda guerra del golfo.

In seguito alla prima guerra del Golfo, tra il 1994 e il 1998 scoppiò una guerra civile tra i due maggiori partiti del Kurdistan iracheno, il PDK e l’UPK, e i Peshmerga si combatterono tra di loro.

Nonostante i tentativi di unificare i Peshmerga dopo la fine della guerra civile, essi rimangono divisi tra unità sotto il comando del PDK e unità sotto il comando dell’UPK.

Durante la seconda guerra del Golfo hanno cooperato con le forze speciali dell’Alleanza americana contro Saddam Hussein, salvando vari piloti e incursori sul loro territorio, e tenendo occupato l’intero V corpo iracheno nel 2003 a nord, impedendogli di schierarsi contro le forze alleate a sud.

I Peshmerga si sono anche scontrati con il PKK turco, presente nella parte nord dell’Iraq, e con i guerriglieri islamisti di Ansar al-Islam.

Nell’agosto 2014, alcuni battaglioni della milizia peshmerga sono stati integrati nella Guardia Nazionale Irachena (al-Ḥkharas al-Watanī), e sono parte della nuova 2ª divisione irachena, di base a Mossul. Attualmente hanno all’attivo circa 200.000 soldati.

Oltre a disporre di un proprio arsenale, nella loro campagna contro lo Stato Islamico, dal 2014, i peshmerga hanno ottenuto massiccio supporto da nazioni estere.

I combattenti curdi hanno ricevuto fino a marzo 2015 ingenti carichi di armi dell’ultimo tipo tra cui: Heckler & Koch MP5, Heckler & Koch G36, M40, AK-47 e Beretta MG 42/59; oltre a queste dispongono anche di armi pesanti come RPG-7, AT4 e MILAN.

Dal 2014, anche l’Italia ha preso parte alla fornitura di armi ai peshmerga, inviando 200 mitragliatrici, 650 mila munizioni e oltre 2000 razzi HEAT; tuttavia i rifornimenti impiegano più tempo ad arrivare poiché le leggi italiane non consentono di armare milizie ma soltanto di vendere armamenti a stati riconosciuti e, a causa di questo, i rifornimenti devono poter prima passare attraverso l’Iraq per poi arrivare nelle mani dei peshmerga in Kurdistan.

Oltre a questo, assieme alla Germania, l’Italia sta offrendo anche supporto logistico per le truppe peshmerga grazie ad addestramenti militari in Iraq per oltre 2000 combattenti.
Le forze curde hanno postazioni a est, nord e ovest di Mosul, mentre le forze di sicurezza irachene appoggiate dalle milizie sciite si trovano a Baiji, a sud della città.

Data l’estensione della zona che deve essere messa in sicurezza attorno a Mosul durante l’attacco, l’esercito può aver bisogno di attingere alle forze sunnite locali e probabilmente anche del supporto delle PMF, le Forze di Mobilitazione Popolare sciite.

Le PMF, conosciute in arabo come Hashid Shaabi, sono una coalizione delle milizie sciite iraniane, istituita per combattere Daesh, messa da parte nella battaglia di Ramadi per garantire un sostegno aereo dagli Stati Uniti, riluttanti nel combattere sullo stesso lato delle milizie iraniane.

Mosul è una città molto grande, una sfida e un impegno maggiori rispetto a Ramadi. Secondo il primo ministro iracheno Haider al-Abadi, Mosul sarà ripresa entro il 2016. “Stiamo per liberare Mosul e sarà il colpo fatale e finale” (per Daesh), ha dichiarato nel discorso lunedì elogiando la “vittoria” dell’esercito a Ramadi.

“(Mosul) è il luogo dove Abu Bakr al-Baghdadi ha dichiarato il suo califfato”, ha detto Zebari, riferendosi al leader del gruppo.

“È letteralmente la loro capitale”.

Gli arabi sunniti e sciiti temono che i curdi potrebbero utilizzare la battaglia come mezzo per estendere il territorio sotto il loro controllo, ha detto al-Hashimi Wathiq, presidente del gruppo iracheno per gli Studi Strategici, un think-tank con sede a Baghdad.
I curdi sono preoccupati che gli sciiti useranno la loro presenza per rafforzare l’influenza del governo centrale di Baghdad, ha detto.

“Il coinvolgimento dei peshmerga sarà inevitabile, ma potrebbe complicare ulteriormente la battaglia a Mosul se non saranno prese sufficienti garanzie dalla leadership regionale che il conflitto non sarà utilizzato per espandere il loro territorio”, ha dichiarato Hashimi.

 

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