TiSA, il “Trade in Services Agreement” – ULTIMO ATTACCO ALLA LIBERTA’ DEL CITTADINO

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TiSA, il “Trade in Services Agreement” – questo strano acronimo di cui pochi sono a conoscenza del significato, presto sarà regolerà molte attività nelle utility nazionali Europee.

Nessun giornale o media ha interesse a portare a conoscenza del processo di “schiavizzazione” del povero cittadino, sottomesso alla volontà di stati sempre più lobbysti e avidi di potere.

Anche questo “ACCORDO” viene negoziato in segreto, riguarda 23 membri WTO (Australia, Canada, Cile, Taipei, Colombia, Costa Rica, i 28 paesi UE, Hong Kong Cina, Islanda, Israele, Giappone, Corea, Liechtenstein, Mauritius, Messico, Nuova Zelanda, Norvegia, Pakistan, Panama, Perù, Svizzera, Turchia e USA).

In totale stiamo parlando di 50 paesi;

29 dei quali sottomessi a uno solo, gli Stati Uniti .

Non serve troppa immaginazione per capire che, ancora, è Washington che decide.

In realtà i negoziati TiSA, così come quelli TTIP, sono infiltrati da lobbysti e troll delle aziende USA, rendendo Washington il rappresentante dell’impero USA delle corporations e, naturalmente, di Wall Street.

Monete euro e la bandiera italiana
© REUTERS/ STEFANO RELLANDINI
Italia come Grecia: ricetta perfetta per il fallimento sociale

Secondo la WTO, il TiSA aprirebbe il mercato del “commercio in servizi”, cioè: aspettatevi la privatizzazione di tutti i servizi pubblici e sociali, la sanità, educazione, previdenza sociale, pensioni, trasporti, poste, telecomunicazioni, forniture idriche, fognature e altro ancora sarebbero tutte soggette alle acquisizioni da parte di aziende multinazionali.

Guardate alla Grecia che sta cercando disperatamente di ripagare il suo debito vendendo il suo capitale sociale nazionale, o capitale di vita, a tutto svantaggio dei poveri, attualmente la maggioranza dei greci, che dipendono da esso.

Una volta che un paese firma l’accordo non c’è più ritorno, deve aprire i suoi settori sociali e pubblici ad aziende private in cerca di profitto.

Manifestazione anti-TTIP
© FLICKR.COM/ CAMPACT
Capo diplomazia Belgio pessimista su accordo TTIP prima scadenza mandato Obama

Proprio come per il TTIP, se un governo in un secondo momento dovesse realizzare che la privatizzazione, per dire, delle forniture idriche, non ha portato alla gente i benefici promessi, non potrebbe tornare indietro e ri-nazionalizzare o ri-municipalizzare questo servizio.

La ri-municipalizzazione dei servizi idrici sta avvenendo ora in Francia, tra tutti i paesi quello con le fornitura idriche maggiormente in mano ai privati.

Nel 2012 il governo e i comuni di grandi città hanno deciso di riprendere in mano questo servizio pubblico vitale.

Sta accadendo ora. Sotto le regole del TiSA non sarebbe possibile.

Peggio ancora, una volta sottoscritto il TiSA, un paese non potrebbe decidere di esentare un particolare settore incluso nelle liste per le potenziali “liberalizzazioni”, come ad esempio la sanità, l’educazione e altri servizi pubblici vitali.

Tribunali di arbitrato delle aziende, simili a quelli del TTIP, verranno istituiti per il TiSA.

Questi “negoziati” stanno avvenendo a Ginevra, sotto l’egida del WTO, in segreto e sottoposto a regole, bastoni e carote imposti da, indovinate un po’, Washington.

Londra, nebbia sul Tamigi (foto d'archivio)
© REUTERS/ OLIVIA HARRIS
In Gran Bretagna aspettano il crollo della UE entro il 2031

Se la UE crollasse oggi sia i negoziati TTIP che TiSA arriverebbero a un punto morto.

Uno qualunque dei 28 paesi europei, o ancora meglio uno dei 19 dell’eurozona, può far crollare la UE.

Una Grexit, una Brexit, un fiasco dalla prossima ripetizione delle elezioni spagnole, o una ferma decisione da parte di un qualche governo di fare default sul suo debito imposto in gran parte dalla troika, potrebbe far crollare il castello di carte dello schema a piramide del dollaro, e cancellare una volta per tutte l’egemonia schiavizzatrice del dollaro-euro.

Il debito potrebbe venire rinegoziato in nuove monete nazionali.

Ricordate, l’euro ha a malapena 15 anni.

Perciò tornare a valute nazionali non sarebbe drammatico, ma un sospiro di sollievo, sollievo dalla trappola del debito e sollievo dal tallone di ferro dell’oppressione di Washington e Bruxelles.

Immaginate cosa vorrebbe dire per il popolo greco.

Sebbene ci siano voci che più di metà dei greci siano ostinatamente attaccati all’euro distruttore scommetterei che il suo crollo porterebbe centinaia di migliaia di persona a festeggiare per strada.

Syriza potrebbe scordarsi gli ulteriori 3 miliardi di tagli di austerità recentemente negoziati, e ancor più i tagli alle pensioni e gli aumenti di tasse per i poveri.

State certi che un sollievo dal debito greco non verrà dall’attuale costellazione UE/CE-troika.

Al contrario, il Ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, usa toni sempre più duri verso la Grecia, come a minacciare di spingerla fuori dalla UE.

Una minaccia vuota, come ognuno dovrebbe ormai sapere.

Washington, padrone anche della Germania, non permetterà una Grexit, o una Brexit o l’uscita di un qualunque membro UE.

Washington ha bisogno di una UE “intatta” perchè faccia da partner “sottomesso” nel TTIP e nel TiSA.

 

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