La primavera somala

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l presidente “Formaggio” sarà all’altezza di rispondere alle aspirazioni di tanta gente uscita per strada fiduciosa che sia l’uomo giusto per ripristinare la sicurezza in Somalia?

Mohamed Abdullahi Mohamed, detto Farmajo, è nato a Mogadiscio nel 1962, si è laureato alla State University of New York di Buffalo (USA) con una tesi sulla storia occidentale. Nella medesima università ha anche conseguito un Master e attualmente vi insegna.

È sposato con la Sig.ra Zeyneb Moalim ed ha quattro figli, due maschi e due femmine. Attivista dei diritti umani, ha tra gli altri incarichi quello di capo delle minoranze della città di Buffalo (USA).

L’intera Somalia ha festeggiato l’elezione di Mohamed A. Mohamed, da Gibuti all’NFD. Persino nelle zone occupate dagli Al Shabab è stato consentito di festeggiare e a Mogadiscio, durante l’intera notte in bianco, non si è sparato un solo colpo d’arma da fuoco. Con l’elezione di Farmajo è scoppiata la pace in Somalia.

Tra i primissimi a congratularsi è stata l’amministrazione americana, essendo Mohamed A. Mohamed anche cittadino degli USA. Obama stesso aveva voluto incontrarlo nel 2016, in una cena presso l’Ambasciata USA di Londra, per incoraggiarlo avendo saputo che raccoglieva il consenso popolare, ma che le istituzioni somale non prevedevano le elezioni a suffragio universale.

La Repubblica Somala, nella strategica zona orientale dell’Africa, è uno stato membro della Lega araba e di varie organizzazioni islamiche. La Somalia moderna è stata colonizzata dall’Italia e dalla Francia. Il paese è crollato dopo la scomparsa del governo militare e autoritario degli anni novanta del secolo scorso, ed è entrato in guerra e nel caos per quasi 27 anni. L’immagine stereotipata è quella di un paese che soffre bombardamenti, fame.  Anche immagini di soldati statunitensi che trasportano i loro morti nelle strade della capitale, Mogadiscio, quando l’America ha cercato di intervenire.

Naturalmente, questa situazione rende la Somalia un terreno fertile per le organizzazioni terroristiche, in particolare per il «movimento Shabab» ramo di al Qaeda, che è ancora attivo, potente, e ha rappresentato e continua a rappresentare una sfida importante per i successivi governi somali, che controllano poco territorio al di fuori della capitale Mogadiscio .

Il disordine ha spinto alcune nazioni africane ad inviare forze militari che operano sotto l’ombrello dell’Unione Africana.

Il compito di queste forze è di impedire la caduta della Somalia nelle mani dell’organizzazione terroristica.

Il problema è che le truppe africane hanno iniziato ad avere anche un ruolo politico. In particolare quelle provenienti dalla vicina Etiopia.

Le tribù della zona sono parte del problema e sono anche la soluzione.

Tante guerre tra le tribù, a causa di piccoli interessi che hanno lacerato il paese e lo hanno portato alla secessione di alcune parti dello Stato, come nel caso della «Somalia Land».

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Mohammed Abdullah “Formaggio” 

Il parlamento somalo ha eletto la settimana scorsa un nuovo presidente dello Stato. Mohammed Abdullah, soprannominato «formaggio», per il suo amore per il formaggio italiano durante il periodo coloniale.

Il nuovo presidente è stato un diplomatico. Ha vissuto e lavorato negli Stati Uniti dove ha conseguito persino la nazionalità.

È stato primo ministro del paese nel 2010 per pochi mesi, e ha conseguito buoni risultati, in particolare per quanto riguarda il pagamento degli stipendi dei soldati e degli uomini di sicurezza.

Ho seguito i festeggiamenti  del popolo somalo dopo l’elezione del presidente «Formaggio». Sarà all’altezza di rispondere alle aspirazioni di tanta gente uscita per strada fiduciosa che sia l’uomo giusto per ripristinare la sicurezza in questo paese fratturato?

Il Somali Centre for Policy Studies descrive il nuovo presidente come un candidato «populista» ambizioso, molto popolare nelle classi medie e basse, che crede nella costruzione di istituzioni di sicurezza e nella lotta contro la corruzione.

Alcuni credono che quello che è successo sia una specie di “primavera somala”, a causa delle relazioni particolari dell’ex presidente Hassan Sheikh Sharif con alcuni paesi arabi e con membri importanti dei Fratelli Musulmani, a differenza del presidente eletto conosciuto per il suo orientamento liberale.

In un rapporto del «Financial Times» si afferma che il nuovo presidente ha davanti a sé “compiti enormi” da affrontare, soprattutto quelli di garantire la sicurezza, combattere la corruzione e rafforzare il governo centrale.

L’articolo ha sottolineato che non esiste un sistema giuridico nel paese e nemmeno un apparato delle tasse, una delle ragioni della debolezza del governo, perché non ha alcun reddito.

La posizione araba è inefficace e debole verso la Somalia. Non è sufficiente la presenza di questo paese africano nei summit della lega araba.

I paesi arabi, in particolare quelli stabili, come i paesi del Golfo e l’Egitto, devono somministrare aiuti finanziari e logistici in particolare nella lotta contro il terrorismo, che è senza dubbio il motivo principale della crisi cronica che vive questo paese arabo.

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