domenica, Luglio 25, 2021
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Il no di Netanyahu al ministro tedesco

Se Sigmar Gabriel lascia intendere che Israele deve essere trattato come un regime totalitario tipo Arabia Saudita, allora Netanyahu ha ragione di rifiutarsi di incontrarlo

L’annuncio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu che avrebbe annullato il suo previsto incontro con il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel, in visita in Israele, se questi avesse dato seguito al proposito di incontrare i rappresentanti delle ong israeliane B’Tselem e Breaking the Silence, può sembrare un gesto inopportuno da parte del leader di un paese democratico.

Ma proprio alcune delle critiche più aspre alla scelta di Netnayahu dimostrano che il primo ministro israeliano potrebbe in realtà avere ottime ragioni a sostegno della sua dura presa di posizione verso il ministro degli esteri e vice cancelliere tedesco.

Sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, uno dei giornali più influenti e diffusi in Germania, il giornalista Majid Sattar ha scritto martedì:

“I rappresentanti del governo tedesco, ad esempio durante le loro visite in Russia, in Cina, ma anche in Arabia Saudita, attribuiscono sempre molta importanza agli incontri con i rappresentanti della società civile.

Allo stesso modo, non sembra possibile fare un’eccezione per il paese che, nonostante tutti i suoi problemi, viene elogiato in Germania come l’unica democrazia del Medio Oriente”.

Il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu

Sattar mette dunque Israele sullo stesso piano di regimi autocratici e totalitari in cui l’opposizione non è libera di far sentire in alcun modo la propria voce, e i cui governi reprimono e soffocano la loro stessa popolazione. In effetti, non risulta che i ministri degli esteri tedeschi incontrino ong estremiste durante le loro visite di stato in paesi democratici come la Svezia o i Paesi Bassi.

Dunque, se il ministro Gabriel – che non molto tempo fa ha calunniato Israele definendolo un regime da apartheid, e che si è precipitato a Teheran a promuovere i rapporti commerciali tedesco-iraniani senza nemmeno aspettare che asciugasse l’inchiostro dell’accordo sul nucleare iraniano del 2015 – vuole far intendere che Israele debba essere trattato come un regime totalitario sul tipo dell’Arabia Saudita, allora Netanyahu ha ragione di rifiutarsi di incontrarlo.

(Da: Times of Israel, 25.4.17)

 

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha posto lunedì un aut-aut al ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel, in visita in Israele, dicendo che avrebbe cancellato il loro incontro previsto per martedì se Gabriel avesse dato seguito al proposito – dopo aver parlato con scrittori, artisti, studenti ed esponenti dell’opposizione – di incontrare anche le ong israeliane Breaking the Silence e B’Tselem, entrambe largamente accusate in Israele d’essere dedite più alla diffamazione del paese all’estero che non alla legittima battaglia politica interna. Il ministro tedesco non ha cambiato programmi e di conseguenza martedì pomeriggio il portavoce di Netanyahu, David Keyes, ha confermato che l’incontro era annullato. “La politica del primo ministro – si legge nel comunicato – è di non incontrare visitatori stranieri che, in visita ufficiale in Israele, incontrano gruppi che calunniano i soldati israeliani come criminali di guerra. Siamo lieti che i diplomatici incontrino i rappresentanti della società civile, ma il primo ministro Netanyahu non incontrerà coloro che prestano legittimità a organizzazioni che invocano l’incriminazione dei soldati israeliani davanti a corti internazionali”.

Sigmar Gabriel su Facebook nel 2012: “Questo è un regime da apartheid per il quale non c’è alcuna giustificazione”

Diverso l’approccio del leader dell’opposizione laburista Isaac Herzog che, nel suo incontro con Gabriel a Gerusalemme, ha espresso la propria opposizione al comportamento delle due ong e ha illustrato a Gabriel il suo punto di vista sull’esercito d’Israele. “Le Forze di Difesa israeliane – ha detto Herzog – devono fronteggiare molte minacce terroristiche nella regione più complessa del mondo e, in tutte le guerre d’Israele, hanno dimostrato di agire secondo le norme del diritto internazionale e di tutelare i diritti umani anche quando ciò significa mettere in pericolo la vita dei propri soldati, fermando operazioni già avviate per timore di colpire i civili spesso usati dai terroristi come scudi umani nelle zone di guerra”. Herzog ha voluto ricordare a Gabriel l’attentato all’arma bianca avvenuto domenica scorsa a Tel Aviv ad opera di un palestinese che era entrato in Israele dalla Cisgiordania grazie a un tour per la pace organizzato in accordo con le autorità israeliane, e la donna palestinese malata di cancro fermata in tempo con addosso esplosivi mentre entrava da Gaza in Israele grazie a un permesso per essere curata in un ospedale israeliano.
Sostegno alla posizione di Netanyahu è stato espresso dal presidente della Knesset Yuli Edelstein, che ha scritto su Twitter che Breaking the Silence e B’Tselem “non fanno che diffondere propaganda anti-israeliana” e ha invitato Gabriel a cancellare l’incontro con loro. Appoggio anche dal ministro dell’istruzione Naftali Bennett che ha detto: “Breaking the Silence non è un’organizzazione anti-Netanyahu, è un’organizzazione contro le Forze di Difesa israeliane”. L’ex capo di stato maggiore e ministro della difesa Moshe Ya’alon ha affermato: “Sostengo la posizione del primo ministro in relazione a Breaking the Silence. Il finanziamento e l’ingerenza dell’Europa in queste materie va al di là dei giusti limiti nei rapporti tra paesi”.
Nel 2012, durante una campagna elettorale, Sigmar Gabriel definì quello israeliano un regime da apartheid. “Questo è un regime da apartheid per il quale non c’è alcuna giustificazione” scrisse Gabriel sulla sua pagina di Facebook. L’ufficio della Cancelliera tedesca Angela Merkel definì il commento di Gabriel “vergognoso”, aggiungendo che rivelava “l’ignoranza del signor Gabriel in materia di politica estera”. (Da: Jerusalem Post, 25.4.17)
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