La Croce Rossa: “In Israele non c’è apartheid”

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Secondo il capo delegazione del Comitato Internazionale della Croce Rossa, gli apparati di sicurezza israeliani collaborano con l’ente umanitario più di quelli di molti altri paesi, occidentali compresi

Con un bilancio annuale di circa 2 miliardi di dollari e 16.000 dipendenti, il Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC) è la più grande organizzazione umanitaria del mondo. Circa l’85% del suo bilancio proviene da diversi paesi, mentre il resto viene da organizzazioni internazionali e donazioni private.

Attualmente oltre 12.000 dipendenti della Croce Rossa sono all’opera in 80 paesi (dalla Siria alla Somalia, dall’Ucraina ad Haiti), fornendo un aiuto vitale a milioni di persone vittime di conflitti armati o calamità di varia natura. Le squadre della Croce Rossa forniscono cibo, vestiti e assistenza medica, a volte rischiando la propria vita.

La Croce Rossa è presente in Israele sin dal 1948, e dal 1967 ha ampliato la propria presenza ai territori di Cisgiordania e striscia di Gaza. Nonostante ciò – dice Jacques De Maio, capo della delegazione della Croce Rossa in Israele e Autorità Palestinese – ancora oggi dobbiamo spiegare al pubblico israeliano chi siamo, cosa cerchiamo di fare e quali sono i nostri principi”.

Cittadino svizzero 53enne dalla conversazione incisiva e stimolante in parecchie lingue diverse, De Maio si è fatto la sua esperienza sul campo nelle missioni d’aiuto della Croce Rossa in alcuni dei luoghi più illiberali e pericolosi della Terra come l’Afghanistan, il Ruanda, l’Ucraina, la Somalia, il Kuwait, l’America latina e altri ancora.

Jacques De Maio, capo della delegazione della Croce Rossa in Israele e Autorità Palestinese

“La cosa più complessa – dice in una rara intervista – è preservare il principio fondamentale della Croce Rossa della neutralità: non prendere posizione in situazioni in cui ogni parte è convinta che il proprio punto di vista sia quello più morale e giusto e ci chiede, come Croce Rossa, di aderirvi e condannare le altre parti.

Io rispondo sempre che noi offriamo assistenza alla gente in quanto esseri umani che hanno bisogno di aiuto. Quasi tutto il nostro lavoro viene fatto in silenzio, senza pubblicità, spesso in segreto.

Il nostro obiettivo è tutelare i diritti naturali delle persone, non quello di trattare questioni politiche. E combattere la manipolazione politica ci sottrae un sacco di tempo e risorse”.

Come esempi di tentativi di manipolazione politica, De Maio indica la risposta della Croce Rossa a due delle affermazioni che si sentono più spesso ripetere contro Israele:

che effettua “omicidi extragiudiziali” e che è uno regime da apartheid.

“A differenza dell’establishment della sicurezza di molti altri paesi, inclusi quelli occidentali, Israele ci garantisce rapido accesso ai più alti ufficiali delle Forze di Difesa, del servizio carcerario e di altri apparati di sicurezza. Con loro abbiamo un dialogo utile, produttivo e professionale.

Abbiamo chiarito con loro la questione dell’uso di armi da fuoco contro aggressori che cercano di perpetrare attacchi terroristici e abbiamo raggiunto la conclusione inequivocabile che non esiste nessun ordine delle Forze di Difesa israeliane che autorizzi a sparare sui sospetti allo scopo di uccidere, come certi politici hanno cercato di farci credere.

Le regole di ingaggio israeliane non sono state allentate, anzi in realtà sono state rese più rigorose.

È vero che singoli soldati hanno preso talvolta una decisione sbagliata e che vi sono non pochi casi di comportamento insolente ai controlli di frontiera, per lo più in totale violazione degli ordini.

Noi non esitiamo a segnalare questi casi alle forze israeliane e di solito riceviamo una risposta professionale e competente.

Ecco perché abbiamo rifiutato l’accusa di omicidi extragiudiziali, e immediatamente ci sono stati quelli che ci hanno accusato di ‘coprire i crimini di guerra’ dell’esercito israeliano e di essere ‘al servizio dei sionisti’.”

Per quanto riguarda l’accusa che Israele sia uno stato da apartheid, De Maio dice:

“La Croce Rossa conosceva molto bene il regime in Sudafrica durante il periodo dell’apartheid e a chiunque affermi che Israele è uno stato da apartheid noi rispondiamo:

no, qui non c’è nessun apartheid.

Qui non c’è un regime basato sulla superiorità di una razza sull’altra, qui non c’è privazione dei diritti umani fondata sulla cosiddetta inferiorità razziale.

Quello che c’è, qui, è un sanguinoso conflitto nazionale, la cui caratteristica più notevole e tragica è che dura da decenni. C’è un’occupazione, ma non c’è apartheid”.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa è distinto dal Movimento Internazionale della Croce Rossa e dalla Mezzaluna Rossa, che è una federazione di organizzazioni nazionali della Croce Rossa, della Mezzaluna Rossa e della Stella Rossa di David.

A sua volta il Comitato Internazionale della Croce Rossa è membro della federazione.

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