Obama ha scelto il disonore e Israele avrà guerra

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L’accordo sul nucleare, presentato come il male minore, ha permesso all’Iran di diventare più ricco e potente e di allargare le sue minacce e le sue ambizioni imperiali

L’Iran sta prendendo il controllo in Siria e così il grande nemico remoto si sta pericolosamente avvicinando a Israele.

Gli Stati Uniti sono fuori gioco. Chi aveva riposto speranze nel nuovo sceriffo del mondo deve ammettere che Donald Trump sembra molto più interessato ai mass-media americani che all’imperialismo iraniano.

Il personaggio è fatto così.

Lo sceriffo mondiale non è chi ha più forza – gli Stati Uniti ne hanno molta di più di chiunque altro – ma chi sa usare la forza che ha.

Netanyahu è dovuto andare da Vladimir Putin la scorsa settimana per un altro giro di colloqui con il leader russo mentre si trovava in vacanza a Sochi.

Non è chiaro se Putin intenda arginare la minaccia iraniana. È chiaro, però, che è l’unico con cui valga la pena parlarne.

L’ISIS è stato sconfitto sul terreno.

Nell’ultimo anno, i suoi combattenti sono stati scacciati da Mosul, in Iraq, e nel prossimo anno saranno probabilmente cacciati anche da Raqqa, la “capitale del Califfato” in Siria. Ottimo.

Il problema è che l’alternativa concreta all’ISIS – Iran e Hezbollah – è altrettanto negativa.

5 agosto: Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, ricevuta nel parlamento iraniano per la cerimonia di insediamento del presidente Hassan Rouhani al suo secondo mandato

Il rafforzamento e l’ampliamento dell’influenza iraniana sono stati resi possibili, fra l’altro, dall’accordo sul nucleare di Teheran.

Le nazioni europee sono state rapidissime a corteggiare il paese, non appena ha ottenuto il timbro d’approvazione di Barack Obama e John Kerry.

La maggior parte delle sanzioni sono state tolte. L’Europa si è precipitata a rinnovare massicci contratti e acquisti di petrolio.

Nei cinque mesi seguiti alla rimozione delle sanzioni, le esportazioni iraniane – petrolio escluso – sono aumentate di 19 miliardi di dollari.

La produzione petrolifera, da una media di 2,5 milioni di barili al giorno durante le sanzioni è schizzata negli ultimi mesi a quasi quattro milioni di barili al giorno.

Di pari passo sono aumentati i miliardi di introiti.

A differenza di Netanyahu, molti nell’establishment della difesa israeliano avevano valutato che l’accordo sul nucleare di Teheran fosse il male minore.

I vantaggi, sostenevano, superano i difetti. Temo che si sbagliavano.

La minaccia iraniana era duplice: lo sviluppo di armi nucleari e la sovversione regionale. È possibile che vi sia una diminuzione temporanea della prima minaccia. La seconda, nel frattempo, continua a crescere. L’Iran pesca nel torbido: ha fedeli militanti impegnati nello Yemen, combatte in Iraq e lo sta trasformandolo in uno stato satellite, anche la Siria sta diventando un suo stato satellite e il Libano è ormai già da molto tempo sotto il controllo di Hezbollah, succursale dell’Iran.

Tra Iran e Israele si va creando un corridoio terrestre sciita sotto controllo iraniano

Tra Iran e Israele si va creando e continua ad ampliarsi un corridoio terrestre sotto il controllo iraniano, e la potenza sciita sta già progettando di costruire in Siria un porto marittimo e forse anche un aeroporto.

Non è che tutto questo sia accaduto a causa dell’accordo sul nucleare.

Ma non vi è dubbio che l’accordo sul nucleare è servito a rafforzare l’Iran e le sue aspirazioni espansionistiche.

Obama e Kerry sono riusciti a indurre in errore la comunità internazionale in generale, e in particolare il pubblico americano, sostenendo che l’unica alternativa all’accordo sarebbe stata la guerra.

Non era vero.

L’alternativa era insistere con le sanzioni e imporne altre e più severe.

Solo in quel modo si sarebbe potuto fronteggiare e contenere entrambe le minacce. Adesso è troppo tardi.

Per la maggior parte del tempo, l’atteggiamento di Netanyahu è stato appropriato.

Era tra coloro che premevano per le sanzioni all’Iran e spronava la comunità internazionale ad agire.

Ma a un certo punto qualcosa è andato storto.

Netanyahu è diventato un inciampo.

Invece di mostrare maggiore flessibilità sulla questione palestinese per ottenere di più sulla questione iraniana, si è inimicato il governo americano su entrambi i dossier.

Il risultato è stato un fallimento completo.

Le potenzialità nucleari dell’Iran non sono state realmente frenate e Teheran si sta trasformando in una potenza regionale.

“Alla Gran Bretagna – disse Winston Churchill, dopo la Conferenza di Monaco del ’38 – è stata data la possibilità di scegliere tra la guerra e il disonore: ha scelto il disonore e avrà la guerra”.

Col passare del tempo diventa sempre più evidente che Obama ha scelto il disonore, l’Iran sta diventando una potenza mondiale e Israele potrebbe pagarne le conseguenze con un’altra guerra.

(Da: YnetNews, 26.8.17)

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