Ancora una volta, a Istanbul, Abu Mazen ha distorto la verità e respinto la pace

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Lo affermano i leader dell’ebraismo Usa, mentre l’Arabia Saudita considera serio il piano di pace in preparazione a Washington

Malcolm Hoenlein e Stephen M. Greenberg

Abu Mazen ha suonato la campana a morto per la pace. Lo hanno affermato giovedì, in un comunicato, Stephen M. Greenberg e Malcolm Hoenlein, rispettivamente presidente e direttore esecutivo della Conferenza dei Presidenti delle maggiori organizzazioni ebraiche americane, che hanno definito il discorso tenuto dal presidente palestinese a Istanbul come “il rifiuto della pace con Israele”.

“Il presidente Abu Mazen – si legge nel comunicato – ha costantemente e apertamente promosso la negazione di ogni legame ebraico con Gerusalemme sia di fronte alla sua popolazione, sia all’Onu e in tutte le sue agenzie, sia in ogni sede legale internazionale. La sua minaccia di andare alle Nazioni Unite per far annullare la decisione degli stati Uniti su Gerusalemme, cosa che comunque non può fare, e per ottenere il riconoscimento dello stato di Palestina (senza un accordo con Israele) suona di fatto la campana a morto per i negoziati. Il suo discorso al vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica di Istanbul è anche l’ennesimo attacco alle convinzioni fondamentali della fede ebraica e alla verità storica”.

Abu Mazen, proseguono i due leader dell’ebraismo americano, “ha deliberatamente distorto” le parole di Trump. Ignorando totalmente il fatto che la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti “non ha definito né frontiere né confini, e che gli Stati Uniti sono pronti ad appoggiare qualsiasi accordo concordato tra le parti”, Abu Mazen ha invece “rigettato la mossa americana come un attacco all’islam”.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) in conferenza stampa, mercoledì a Istanbul

I due rappresentanti ebrei americani affermano che il rifiuto di Abu Mazen in tutti questi ultimi anni di negoziare “in buona fede” con Israele è il vero motivo per cui il processo di pace è bloccato e un accordo di pace rimane irraggiungibile.

Il suo discorso a Istanbul, hanno aggiunto, fa capire che il suo atteggiamento continua ad essere lo stesso. E concludono: “Spetta ai leader responsabili della regione e di tutto il mondo impedire ad Abu Mazen di andare avanti verso un pericoloso vicolo cieco”.

(Da: Times of Israel, 14.12.17)

Il piano di pace americano è ancora in fase di elaborazione, ma l’amministrazione Usa sta lavorando sodo perché è seriamente intenzionata ad arrivare a un accordo di pace tra israeliani e palestinesi. Lo ha affermato, mercoledì, il Ministro degli esteri dell’Arabia Saudita Adel Jubeir.
“Riteniamo che l’amministrazione Trump sia seria nel voler portare la pace tra israeliani e arabi – ha detto Jubeir, ex ambasciatore negli Stati Uniti, alla tv France 24 – Stanno lavorando su delle idee e si stanno consultando con tutte le parti, inclusa l’Arabia Saudita, cercando di tenere conto di tutte le opinioni che vengono loro sottoposte. Dicono che hanno bisogno di un po’ di tempo per mettere insieme il piano prima di presentarlo”.
L’amministrazione Trump ritiene che qualsiasi piano di pace credibile debba prevedere la capitale israeliana a Gerusalemme e che superare questa questione possa aiutare a sbloccare un processo di pace congelato dal 2014.
A Washington si sottolinea che la dichiarazione di Trump non influisce sui confini di Gerusalemme né sul suo futuro statusche può essere deciso nelle trattative.
Il ministro Jubeir ha detto che Riad continua a sostenere una soluzione a due stati e che Washington ha confermato ai sauditi che questa è l’ipotesi su cui lavorano. “Resta da vedere se le proposte dell’amministrazione saranno accettabili per le parti, giacché non credo che il piano su cui sta lavorando l’amministrazione Usa sia ancora finalizzato”, ha detto Jubeir.
Jubeir ha smentito che il Regno sunnita abbia rapporti con Israele, nonostante ne condivida la forte preoccupazione per l’ingerenza nella regione dell’Iran sciita. Jubeir ha però confermato che Riad ha una roadmap (“tabella di marcia”) per stabilire relazioni diplomatiche complete con Israele nel caso in cui vi fosse un accordo di pace con i palestinesi. (Da: Jerusalem Post, 14.12.17)

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