Il collegamento bidirezionale tra tessuto adiposo e funzione cognitiva

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L’intricata relazione tra il cervello e i vari sistemi corporei continua ad affascinare i ricercatori di tutte le discipline.

Recenti scoperte hanno scoperto una sorprendente connessione tra il tessuto adiposo, il serbatoio di grasso del corpo e la funzione cognitiva.

Sebbene sia stato da tempo stabilito che il cervello svolge un ruolo fondamentale nella regolazione delle prestazioni del tessuto adiposo, uno studio innovativo ha ora illuminato il percorso inverso: come il tessuto adiposo potrebbe esercitare un’influenza sulle capacità cognitive.

In uno studio che potrebbe rimodellare la nostra comprensione dell’asse cervello-adiposo, i ricercatori hanno portato alla luce un’interessante interazione tra l’espressione genica del tessuto adiposo e i tratti cognitivi in ​​più coorti. Lo studio ha sfruttato il potere della genomica moderna per approfondire le basi molecolari di questa connessione, facendo luce su potenziali strade per interventi terapeutici e scoperta di biomarcatori.

Al centro dell’indagine si trovano i geni associati alla guida degli assoni, allo sviluppo del sistema nervoso, ai sistemi neuronali, al metabolismo del triptofano e all’attività infiammatoria all’interno del tessuto adiposo umano. Sorprendentemente, si è scoperto che questi geni erano strettamente collegati alle funzioni cognitive in tre distinti gruppi di soggetti. Ciò implica un dialogo finora inesplorato tra tessuto adiposo e capacità cognitive che potrebbe avere implicazioni cruciali per la nostra comprensione del declino cognitivo associato all’obesità.

Tra i geni chiave emersi dallo studio, SLC18A2 e RIMS hanno attirato particolare attenzione. L’espressione di SLC18A2 nel cervello è stata precedentemente implicata in vari disturbi neuropsichiatrici e neurologici, dipingendola come un potenziale attore nella salute cognitiva.

Allo stesso modo, la ridotta espressione di Rim1α nel cervello dei topi è correlata a disturbi dell’apprendimento e della memoria, a testimonianza del suo significato nei processi neurali. Basandosi su queste intriganti associazioni, i ricercatori hanno condotto esperimenti mirati per accertare la rilevanza funzionale di questi geni.

I risultati hanno preso una svolta inaspettata quando i ricercatori hanno scoperto che la manipolazione dell’espressione di SLC18A2 e RIMS nel tessuto adiposo potrebbe avere un impatto sulla funzione cognitiva. L’abbattimento di slc18A2 esclusivamente nel tessuto adiposo è riuscito a invertire i disturbi della memoria indotti da una dieta ricca di grassi nei topi.

Allo stesso modo, nella Drosophila, l’alterazione dell’espressione dei geni legati alla cognizione nel tessuto adiposo ha portato a corrispondenti modifiche nelle capacità cognitive degli insetti. Questi risultati, sebbene preliminari, aprono la possibilità di prendere di mira il tessuto adiposo come un nuovo approccio per migliorare la salute cognitiva.

Avventurandosi ancora di più, lo studio ha esteso il suo campo di applicazione alle cellule mononucleate del sangue periferico (PBMC ), una fonte di tessuto più accessibile. Curiosamente, i profili di espressione genica nelle PBMC rispecchiavano quelli trovati nel tessuto adiposo in relazione ai tratti cognitivi. Questa convergenza aggiunge un ulteriore livello di credibilità alla relazione bidirezionale tra tessuto adiposo e cognizione.

Inoltre, questa strada ha il potenziale per l’identificazione di biomarcatori accessibili che potrebbero aiutare a prevedere il declino cognitivo e a monitorare le risposte terapeutiche.

Tuttavia, come ogni impresa scientifica, questo studio non è privo di limiti. L’attenzione ai soggetti patologicamente obesi con un indice di massa corporea (BMI) superiore a 35 mg/kg² potrebbe restringere la generalizzabilità dei risultati. Per stabilire implicazioni più ampie, i risultati dovrebbero idealmente essere convalidati in studi longitudinali più ampi che comprendano popolazioni diverse.

In conclusione, questa ricerca innovativa porta in primo piano una relazione sorprendentemente intricata tra tessuto adiposo e funzione cognitiva.

I risultati non solo mettono in discussione le nozioni consolidate sull’asse cervello-adiposo, ma suggeriscono anche promettenti bersagli terapeutici al di fuori dell’ambito degli interventi neurologici tradizionali.

Il concetto di influenzare la funzione cognitiva attraverso la manipolazione dell’espressione genica del tessuto adiposo introduce un cambiamento di paradigma che potrebbe contenere un immenso potenziale per future strategie terapeutiche. Inoltre, l’identificazione di potenziali biomarcatori da campioni di sangue periferico sottolinea la praticità di questi risultati nelle applicazioni cliniche del mondo reale.

Man mano che la ricerca continua a scoprire le sfumature di questa influenza bidirezionale, i confini della nostra comprensione delle interazioni cervello-corpo inevitabilmente si espanderanno, aprendo la strada a una nuova era negli interventi sanitari.


Approfondendo….

Tessuto adiposo: oltre l’accumulo di energia

Tradizionalmente visto come un serbatoio di energia e un meccanismo di isolamento, il tessuto adiposo si è guadagnato una reputazione che smentisce la sua vera complessità. Composto da adipociti o cellule adipose, il tessuto adiposo è ora riconosciuto come un organo endocrino in grado di rilasciare ormoni e molecole di segnalazione. Le adipochine, gli ormoni secreti dal tessuto adiposo, svolgono un ruolo fondamentale nella regolazione dei processi metabolici e dell’infiammazione, colpendo vari organi, compreso il cervello.

La connessione cervello-grasso

L’idea che il tessuto adiposo potesse comunicare con il cervello fu inizialmente accolta con scetticismo. Tuttavia, gli studi hanno dimostrato sempre più che le adipochine, come l’adiponectina, la leptina e la resistina, possono attraversare la barriera ematoencefalica e influenzare i percorsi neurali. La leptina, spesso definita “l’ormone della sazietà”, segnala al cervello le riserve di energia e svolge un ruolo vitale nella regolazione dell’appetito. Inoltre, l’adiponectina è stata collegata a una migliore sensibilità all’insulina e ad effetti antinfiammatori, che possono avere un impatto indiretto sulla salute del cervello.

Impatto sulla funzione cognitiva

La ricerca emergente ha illuminato la relazione bidirezionale tra tessuto adiposo e funzione cognitiva. Da un lato, i processi cognitivi influenzano in modo significativo i comportamenti alimentari e, di conseguenza, il peso corporeo. D’altra parte, i segnali metabolici provenienti dal tessuto adiposo possono influenzare i circuiti neurali coinvolti nella memoria, nell’apprendimento e nel processo decisionale.

Obesità e declino cognitivo

Forse uno degli esiti più preoccupanti della connessione cervello-grasso è la sua implicazione nel declino cognitivo. L’obesità, caratterizzata da un eccessivo accumulo di tessuto adiposo, è stata associata ad un aumento del rischio di disturbi neurodegenerativi come il morbo di Alzheimer e la demenza. L’infiammazione cronica di basso grado derivante dalla disfunzione del tessuto adiposo può contribuire allo sviluppo e alla progressione di questi disturbi cognitivi.

Influenza sulla struttura del cervello

Recenti studi di neuroimaging hanno approfondito le alterazioni strutturali nel cervello degli individui con obesità. Questi studi hanno rivelato che l’adiposità eccessiva è legata a cambiamenti strutturali nelle regioni associate al controllo cognitivo e alla regolazione emotiva. Inoltre, l’ippocampo, una regione vitale per l’apprendimento e la memoria, sembra essere particolarmente vulnerabile agli effetti dannosi dell’infiammazione correlata all’obesità.

Una prospettiva sulla durata della vita

L’impatto del tessuto adiposo sulla funzione cognitiva si estende per tutto l’arco della vita. Durante le prime fasi dello sviluppo, è stato dimostrato che l’obesità materna e le diete ricche di grassi influenzano lo sviluppo del cervello del feto, predisponendo potenzialmente la prole a disturbi cognitivi più avanti nella vita. Nell’età adulta, l’accumulo di grasso viscerale, strettamente legato alla disfunzione metabolica, è stato collegato a deficit cognitivi.

Potenziali interventi e direzioni future

Comprendere l’intricato legame tra tessuto adiposo e funzione cognitiva apre nuove strade di intervento. Le modifiche dello stile di vita, come l’adozione di una dieta più sana e l’impegno in un’attività fisica regolare, non solo promuovono la gestione del peso ma supportano anche la salute cognitiva. È stato scoperto che la chirurgia bariatrica, inizialmente progettata per la perdita di peso, migliora anche la funzione cognitiva in alcuni individui, sottolineando ulteriormente la reattività del cervello ai cambiamenti nell’adiposità.

La ricerca futura in questo campo è estremamente promettente. Chiarire i meccanismi specifici attraverso i quali le adipochine influiscono sui percorsi neurali potrebbe aprire la strada a strategie terapeutiche mirate. Inoltre, lo studio del potenziale ruolo del tessuto adiposo nella neurogenesi, la capacità del cervello di generare nuovi neuroni, potrebbe svelare nuovi modi per migliorare la resilienza e il recupero cognitivo.

Conclusione

Il legame tra tessuto adiposo e funzione cognitiva trascende i confini del mero accumulo di energia e inaugura una nuova era di esplorazione scientifica. Il ruolo del tessuto adiposo come organo endocrino in grado di influenzare la salute del cervello aggiunge complessità alla nostra comprensione dei processi metabolici e cognitivi. Mentre la ricerca continua a svelare le complessità di questa relazione, ci avviciniamo sempre di più a interventi innovativi che potrebbero potenzialmente mitigare il declino cognitivo e migliorare la salute del cervello in diverse popolazioni.


link di riferimento: https://www.science.org/doi/10.1126/sciadv.adg4017#sec-3

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