Manifestazioni gastrointestinali nel COVID-19 e potenziale ruolo dei semi di anice (Pimpinella anisum L.) nella gestione

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La malattia da coronavirus 2019 (COVID-19), causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), ha inizialmente rivolto l’attenzione ai sintomi respiratori come febbre e tosse. Tuttavia, con l’evolversi della pandemia, sono diventate evidenti una varietà di manifestazioni extrapolmonari. In particolare, sono state identificate oltre 70 manifestazioni cliniche, di cui almeno 10 di natura gastrointestinale (GI) (Luo et al., 2022).

L’insorgenza di sintomi gastrointestinali può spesso precedere il coinvolgimento respiratorio nel COVID-19. Sintomi come anoressia (12,9%), diarrea (8,1%), nausea (6,7%), stitichezza (5,5%), melena (5,3%), dolore addominale (3,7%) e bruciore di stomaco (3,6%) sono i più comuni. riportato (Luo et al., 2022). Sebbene la prevalenza di questi sintomi nei pazienti COVID-19 sia inferiore al 20%, la loro presenza, in particolare il dolore addominale, è sempre più associata a una maggiore gravità della malattia (Menon et al., 2021; Zeng et al., 2022).

Sono state notate anche complicazioni come sanguinamento gastrointestinale e necrosi dell’intestino tenue (Pan et al., 2020; Menon et al., 2021). Tuttavia, il legame tra queste manifestazioni gastrointestinali e l’aumento del rischio di mortalità rimane incerto, con risultati contrastanti riportati nelle revisioni sistematiche (Menon et al., 2021; Wang et al., 2022).

Le attuali linee guida cliniche per la gestione del COVID-19 offrono raccomandazioni generali per il trattamento dei sintomi gastrointestinali. Questi includono l’uso di antipiretici per il dolore e terapie di reidratazione per vomito o diarrea (OMS, 2021). In questo contesto, la medicina persiana (PM) presenta un’interessante alternativa con il suo ricco repertorio di fitomedicine per vari disturbi gastrointestinali (Avicenna, 2005; Aghili Shirazi, 2008). Un esempio notevole è il frutto della Pimpinella anisum L. (anice), comunemente noto come anice. Preparato come polvere essiccata e macinata (Sáfūf), l’anice è descritto in PM come dotato di proprietà analgesiche, antigonfiore, anticoliche, carminative e astringenti, attribuite al suo temperamento caldo e secco (Ibn-al-Nafis, 2008; Aghili Shirazi, 2009).

Il genere Pimpinella, che vanta oltre 150 specie a livello globale, è noto per i suoi diversi metaboliti che variano in base alla posizione geografica. Nell’olio essenziale di anice, il trans-anetolo è spesso il metabolita principale, rappresentando tra il 76,9% e il 93,7% della sua composizione (Akbar, 2020). Questa diversità nella composizione chimica contribuisce alla sua vasta gamma di effetti terapeutici.

Il supporto empirico alle affermazioni tradizionali sulla PM proviene da vari studi clinici. Ad esempio, uno studio randomizzato in doppio cieco ha dimostrato che le capsule di olio di anice erano più efficaci nel trattamento dei sintomi della sindrome dell’intestino irritabile rispetto sia al placebo che a Colpermin® (olio di menta piperita) (Mosaffa-Jahromi et al., 2016). Un altro studio ha dimostrato che la polvere di semi di anice ha ridotto significativamente la gravità dei sintomi della sindrome da distress postprandiale rispetto a una polvere placebo (amido di mais) (Ghoshegir et al., 2015). Questi risultati non solo convalidano l’efficacia dei semi di anice nella gestione dei disturbi gastrointestinali, ma ne sottolineano anche la sicurezza, poiché in questi studi non sono stati segnalati effetti avversi gravi.

Nel contesto del COVID-19, nonostante la riduzione dei tassi di mortalità, il persistente aumento dei tassi di infezione in diverse regioni evidenzia la continua minaccia del virus (Ma et al., 2021). Le manifestazioni gastrointestinali prevalenti e potenzialmente rischiose nei pazienti COVID-19 richiedono una strategia di gestione efficace. Considerando le limitate raccomandazioni basate sull’evidenza per la gestione di questi sintomi gastrointestinali, insieme all’efficacia e alla sicurezza accertate dell’anice per altre condizioni gastrointestinali, è stato concepito questo studio.

Lo studio clinico mirava a valutare l’efficacia e la sicurezza della polvere di semi di anice (P. anisum L.) nel trattamento dei sintomi gastrointestinali negli adulti con infezione acuta da SARS-CoV-2. La logica alla base di questo studio è duplice: in primo luogo, affrontare la mancanza di trattamenti specifici per i sintomi gastrointestinali correlati al COVID-19; e in secondo luogo, esplorare il potenziale dei rimedi tradizionali come l’anice in contesti clinici moderni. Il risultato di questo studio potrebbe non solo fornire preziose informazioni sulla gestione del COVID-19, ma anche aprire la strada all’integrazione della saggezza medica tradizionale con le pratiche sanitarie contemporanee.

Discussione

Questo studio apre nuove strade in due aree chiave. In primo luogo, fornisce un esame critico degli effetti di un farmaco vegetale, in particolare l’anice (P. anisum L.), sui sintomi gastrointestinali riscontrati dai pazienti affetti da COVID-19. Ciò è stato ottenuto utilizzando un robusto disegno di studio di terapia aggiuntiva in doppio cieco, controllato con placebo. In secondo luogo, approfondisce l’efficacia dei semi di anice, un farmaco botanico popolare nella medicina persiana (PM), nel contesto delle infezioni virali, un ambito in cui in precedenza ha ricevuto un’attenzione minima.

La nostra ricerca ha rivelato che l’assunzione giornaliera di una formulazione a base di anice ha alleviato significativamente tre dei cinque sintomi gastrointestinali primari nei pazienti affetti da COVID-19: dolore addominale, anoressia e diarrea. In particolare, la formulazione è stata ben tollerata, senza segnalazioni di eventi avversi pericolosi o potenzialmente letali, il che ne sottolinea la sicurezza.

Nonostante l’importanza dello studio nell’introdurre un nuovo metabolita di un farmaco botanico per il sollievo dei sintomi gastrointestinali comuni nei pazienti con COVID-19, esso non è privo di limiti. Questi includono la mancanza di dati sulle abitudini alimentari dei pazienti, le potenziali differenze nel gusto dell’anice e del placebo che potrebbero influenzare l’accecamento, l’assenza di risultati sul docking molecolare e una carenza nel follow-up a lungo termine dei pazienti. Inoltre, non sono stati effettuati aggiustamenti statistici per confronti multipli. Tuttavia, i bassi valori p registrati per tutte e tre le differenze significative negli endpoint primari suggeriscono che un errore di tipo 1 è improbabile.

Riconoscendo queste limitazioni, abbiamo proceduto a esplorare i potenziali meccanismi attraverso i quali P. anisum e i suoi metaboliti, in particolare il trans-anetolo, potrebbero aver mediato il miglioramento dei sintomi. Questa esplorazione ha comportato la soppressione della SARS-CoV-2 o l’interferenza nei processi fisiopatologici di COVID-19.

Inibizione delle proteine ​​SARS-CoV-2 da parte dei semi di anice – Studi in silico

Studi in silico hanno mostrato risultati promettenti in cui P. anisum mostra il potenziale nell’inibire le proteine ​​chiave della SARS-CoV-2, in particolare la proteina Spike (S) e la proteasi simile alla chimotripsina o proteasi principale (3CLPRO o MPRO). Queste proteine ​​sono cruciali nel ciclo di vita del virus, facilitandone l’ingresso e la replicazione all’interno delle cellule ospiti. L’abbondanza di recettori ACE-2 nel tratto gastrointestinale, notevolmente maggiore che nei polmoni (Hikmet et al., 2020), posiziona il tratto gastrointestinale come un portale significativo per l’ingresso di SARS-CoV-2, sottolineando la rilevanza di questi risultati.

Proprietà antivirali dell’anice – Studi in vitro

Studi in vitro, sebbene limitati, hanno dimostrato le capacità antivirali di P. anisum e del suo costituente trans-anetolo. In particolare, l’estratto acquoso di P. anisum ha mostrato efficacia contro il virus dell’herpes simplex e il citomegalovirus, tra gli altri (Lee et al., 2011). Allo stesso modo, il trans-anetolo ha dimostrato di essere un potente inibitore dell’HSV-1, suggerendo un’inattivazione diretta delle particelle virali (Astani et al., 2011).

Proprietà antinfiammatorie dell’anice

L’infezione da COVID-19 induce un aumento dei fattori infiammatori, soprattutto nel tratto gastrointestinale. La ricerca mostra un marcato aumento di varie citochine e chemochine nei pazienti con COVID-19, indicando una risposta infiammatoria (Costela-Ruiz et al., 2020). L’anice, con le sue proprietà antinfiammatorie, dovute soprattutto alla presenza del trans-anetolo, può aiutare a modulare questa risposta infiammatoria. Studi precedenti hanno convalidato la capacità antinfiammatoria degli estratti di anice e dell’olio essenziale (Iannarelli et al., 2018; Dargahi et al., 2021).

Effetti epatoprotettivi e antiossidanti dell’anice

Le complicazioni al fegato sono una conseguenza nota di COVID-19. Gli studi suggeriscono che SARS-CoV-2 può indurre danni al fegato attraverso molteplici percorsi, tra cui l’infiammazione sistemica e lo stress ossidativo (Ma et al., 2020; Zhong et al., 2020). L’anice, in particolare il trans-anetolo, ha dimostrato proprietà epatoprotettive e antiossidanti in vari studi, suggerendo il suo potenziale nel mitigare il danno epatico indotto da COVID-19 (da Rocha et al., 2017; Samadi-Noshahr et al., 2021).

Azione dei semi di anice sul microbioma del COVID-19 e sulla barriera epiteliale dell’intestino

L’impatto della SARS-CoV-2 sul microbioma intestinale è un altro aspetto critico di COVID-19. La ricerca indica alterazioni significative nel microbiota intestinale dei pazienti infetti, con un notevole aumento di agenti patogeni opportunisti (Sun et al., 2022; Zuo et al., 2020). L’olio essenziale di P. anisum e i suoi metaboliti possono aiutare a ripristinare l’equilibrio nel microbiota intestinale e a proteggere la barriera epiteliale intestinale, riducendo potenzialmente la diffusione sistemica del virus.

Potenziali effetti dell’anice sull’asse intestino-polmone in COVID-19

L’asse intestino-polmone è un’area di interesse emergente nella ricerca sul COVID-19. I fattori infiammatori nel tratto gastrointestinale possono fungere da ponte tra il sistema respiratorio e quello gastrointestinale, influenzando il decorso della malattia (Astani et al., 2011; de Oliveira et al., 2021). La duplice azione dei semi di anice sia sul sistema respiratorio che su quello gastrointestinale lo colloca come un candidato per la gestione delle infezioni che colpiscono entrambi questi sistemi.

Uso prospettico dell’anice sul COVID-19 a lungo termine

Considerando la prolungata diffusione virale nel tratto gastrointestinale e la sua associazione con i sintomi prolungati del COVID-19, le formulazioni di semi di anice potrebbero avere un ruolo nel prevenire complicazioni a lungo termine e la diffusione virale (Natarajan et al., 2022).

Medicina persiana, nutrizione e medicina tradizionale cinese

Nel regno della medicina persiana e della medicina tradizionale cinese, il temperamento caldo e secco dell’anice è allineato con il suo uso tradizionale nel trattamento dei sintomi gastrointestinali associati a COVID-19, come diarrea e gonfiore (Pasalar et al., 2016; Shahrajabian et al., 2019). Inoltre, lo studio dei farmaci botanici nella MTC ha evidenziato la necessità di considerare le variazioni nei metaboliti dei farmaci e le interazioni nella gestione dei sintomi gastrointestinali (Shi et al., 2021).

In sintesi, questo studio non solo aggiunge una nuova dimensione al

l’uso di farmaci botanici nel trattamento del COVID-19, ma sottolinea anche il potenziale dell’integrazione delle conoscenze mediche tradizionali con le moderne pratiche cliniche. I risultati sostengono una più ampia accettazione e comprensione dei farmaci botanici come l’anice nella gestione di malattie complesse come COVID-19, in particolare per quanto riguarda i sintomi gastrointestinali. La ricerca futura dovrebbe mirare ad affrontare i limiti di questo studio ed espandere la nostra comprensione di come i rimedi tradizionali possano essere efficacemente sfruttati negli interventi medici contemporanei. Questa integrazione potrebbe offrire opzioni di trattamento più olistiche ed efficaci, non solo per COVID-19 ma potenzialmente per altre infezioni virali e condizioni di salute che mettono alla prova l’assistenza sanitaria moderna.


link di riferimento: https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fphar.2024.1331177/full

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