Palestinesi : il terrorismo non crea uno stato palestinese, crea disoccupazione e guerra civile!

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Ma cosa pensano di ottenere in questo modo, i palestinesi?

Ormai dovrebbero aver capito che non è certo col terrorismo che avranno mai lo stato palestinese

Di Reuven Berko

Reuven Berko, autore di questo articolo

Ogni tornata di violenza contro Israele ha visto gli arabi, per non dire i palestinesi, uscire clamorosamente sconfitti. 

L’operazione Margine Protettivo della scorsa estate nella struscia di Gaza ha lasciato Hamas in ginocchio (tanto che oggi manda avanti donne e ragazzini di Cisgiordania, ma tiene a freno i suoi razzi). Eppure, a quanto pare, i palestinesi non hanno fatto tesoro di nessuna esperienza passata.

Ogni palestinese conosce a memoria il mito della nakba, la presunta catastrofe della nascita di Israele e dell’esodo dei palestinesi durante la guerra del ‘48, ma solo pochi di loro sono arrivati a capire che quella calamità fu il diretto risultato del loro rifiuto di accettare il piano di spartizione dell’Onu del ’47, dell’attacco degli stati arabi contro Israele e della loro conseguente sconfitta.

Terrorismo anni '40. Masscro del convoglio sanitario al Monte Scopus: 79 morti

La nakba fu seguita dalla naska, la sconfitta araba nella guerra dei sei giorni del ’67, che portò alla liberazione di Gerusalemme e dei territori di Giudea e Samaria dall’occupazione giordana. Anche qui, i palestinesi non si sono mai soffermati a chiedersi come mai non gli venne in mente di fondare il loro stato indipendente prima della guerra del ’67, continuando invece a perseguire la “liberazione di tutta la Palestina”, cioè la distruzione di Israele.

Le disastrose, fallimentari ondate di terrorismo dei decenni successivi alla guerra dei sei giorni (con i dirottamenti aerei, le catture di ostaggi, le stragi alle olimpiadi e nelle scuole) sfociarono nelle intifade scoppiate nel dicembre ’87 e nel settembre 2000. In tutte e due le intifade le strutture del terrorismo palestinese subirono colpi micidiali. Di più. Gli attentati suicidi dei primi anni duemila generarono una disoccupazione senza precedenti sia fra i palestinesi che fra gli arabi israeliani, causando una grave crisi economica che potrebbe ripetersi oggi, visti i recenti avvenimenti.

Terrorismo anni '70. Strage nella scuola di Maalot: 31 morti

Nella campagna della scorsa estate Israele ha bastonato Hamas, frustrando il suo sforzo di porsi come una minaccia strategica contro Israele, mentre i tentativi di “boicottare le opportunità di impiego in Israele e i prodotti israeliani” hanno finito col generare disoccupazione di massa e la nascita di un mercato nero dei prodotti da Israele.

Nel suo libro Le lezioni degli arabi dalle loro sconfitte, lo stratega Yehoshafat Harkabi esplorava le dimensioni dell’auto-inganno arabo. Un esempio recente si è visto nell’intervista concessa da Taleb el-Sana a i24 News, nella quale l’ex parlamentare arabo-israeliano afferma che “gli ebrei capiscono solo il linguaggio della forza: Hezbollah li ha cacciati dal Libano, Hamas li ha cacciati da Gaza e solo la forza della resistenza dei palestinesi li caccerà dalla Cisgiordania”. A quanto pare, el-Sana, a parte dare ragione a chi in Israele sostiene che ogni concessione verrà ricompensata solo da altro terrorismo, mostra di credere che il terrorismo esercitato dalla “resistenza” sia di per sé giustificato. Purtroppo sono molti i palestinesi in tutta la Cisgiordania che sostengono la “lotta armata” contro Israele, così come la sostengono molti membri della Lista Araba Comune e quel mostruoso fratello di Hamas che è il Ramo Nord del Movimento Islamico israeliano.

Per giustificare le loro varie forme di assassinio, i palestinesi spacciano la falsa credenza che il diritto internazionale permetta a un “popolo occupato” di ricorrere a “qualunque mezzo” nella sua “resistenza” contro coloro che “contaminano” la moschea di al-Aqsa. Se fossero invece disposti a imparare dalle lezioni della storia, avrebbero capito da tempo che non è accoltellando i cittadini israeliani che potranno mai liberare la Palestina.

(Da: Israel HaYom, 13.10.15)

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