ISIS : Armi Chimiche – indizi di un escalation

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Il connubio ISIS – ARMI CHIMICHE fa venire la pelle d’oca, ma nulla è stato mai tanto possibile quanto una  futura escalation nell’utilizzo di armamenti chimici da parte dei miliziani.

Purtroppo sono stati registrati molti esempi di uso di armamenti chimici sia in Siria che in Iraq da parte dei miliziani dell’ISIS.

Le analisi preliminari hanno riscontrato che le sostanze utilizzate non sono il CLORO, ma iprite e forse lewisite.

Malgrado le numerose segnalazioni all’ONU nulla si è fatto per bloccare concretamente i miliziani dell’ISIS e chi rifornisce il materiale bellico chimico.

Il governo siriano ha quasi finito la distruzione di tutte le scorte di armamenti chimici.

 

IPIRITE – Il tioetere del cloroetano, più noto come iprite, è uno dei gas impiegati per la guerra chimica – conosciuta anche come GAS MOSTARDA.

L’iprite fu utilizzata per la prima volta in Belgio, nel settore di Ypres (da cui il nome), il 12 luglio 1917, durante la prima guerra mondiale, per iniziativa dell’esercito tedesco; già l’anno precedente i francesi ne avevano preso in considerazione l’impiego, scartandolo per difficoltà tecniche: la produzione su scala industriale iniziò in Francia solo nel giugno 1918, e in Gran Bretagnanel settembre dello stesso anno.

Le sue caratteristiche principali (azione per contatto, lunga persistenza ambientale) e le lesioni che procura (ad insorgenza lenta ed inabilitanti per lungo periodo) lo resero subito un’arma innovativa in una guerra che cercava nella tecnologia un aiuto per sfuggire al più presto dall’immobilità della guerra di trincea.

La diffusione avveniva essenzialmente tramite proiettili d’artiglieria, di rado tramite bombe d’aereo; a causa della sua scarsa attività e della lentezza dell’idrolisi alla quale è soggetto (e che lo inattiva), il gas può persistere nel terreno parecchi giorni o settimane; per questo motivo l’iprite trovò specialmente impiego in attacco, per annullare l’azione dell’artiglieria avversaria e bloccare l’arrivo dei rinforzi sulle prime linee.

Nel 1919 venne impiegata dall’Inghilterra contro i ribelli dell’Hadramaut e nel 1922, in grandi quantità, dalla Spagna per contrastare la ribellione del Riff spagnolo. Dopo il massacro del cantiere Gondrand, dal dicembre 1935 al maggio 1936 gli italiani usarono in Etiopia circa 85 tonnellate di iprite con bombe da aereo.

Nella seconda guerra mondiale l’iprite non fu utilizzata nei campi di battaglia ma gli eserciti di entrambi gli schieramenti disponevano di abbondanti scorte di ordigni come elemento di dissuasione nel caso l’avversario avesse impiegato tale tipo di arma. Tuttavia nel dicembre del 1943, nel corso dell’attacco aereo dell’aviazione tedesca alle navi alleate nel porto di Bari, fu colpito e distrutto un cargo statunitense che trasportava munizioni all’iprite la cui esplosione provocò il Disastro di Bari.

 

Effetti sulla pelle di un agente vescicante

Assieme alla tossina botulinica e al tallio, l’iprite (per la sua capacità di danneggiare il sistema immunitario) fu probababilmente usato nel Cile di Pinochet per assassinare l’ex Presidente Eduardo Frei Montalva nel 1982.

LEWISITE

La lewisite è il nome comune con cui si identifica il composto chimico 2-clorovinil-dicloarsina, composto chimico impiegato nella guerra chimica, il quale alla pari dei gas nervini, attacca i polmoni e provoca avvelenamento attraverso l’assorbimento della cute. Ha formula chimica C2H2AsCl3.

La lewisite ha effetti vescicanti a causa dell’inibizione dell’ossidazione dell’acido piruvico. Si diffonde attraverso la pelle più rapidamente dell’iprite, e i sintomi appaiono subito. La guarigione però avviene più rapidamente e ci sono meno rischi di infezioni secondarie. Il trattamento sia topico che per via sistemica può avvenire utilizzando un agente chelante, il dimercaprolo, meglio conosciuto con la sigla BAL (British Anti Lewisite). Si tratta di un liquido oleoso, dall’odore sgradevole, contenente tioli che si legano chimicamente all’arsenico, che può essere somministrato in veicolo oleoso (olio di arachidi).

Nel 1940 presso l’Università di Oxford venne messa a punto l’antidoto contro la Lewisite, chiamato BAL (British anti-Lewisite), composto da 2,3-dimercaptopropanolo.

L’efficacia del BAL come agente chelante lo fece adottare sin da subito come rimedio per gli avvelenamenti non solo da arsenico ma anche da mercurio, piombo, contro la malattia di Wilson e disturbi neurologici.

La Lewisite deve il suo nome al chimico statunitense Winford Lee Lewis, che pur non essendo stato l’inventore, fu colui che ne intuì l’efficacia come agente bellico.

 

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