Quanto è sfacciata l’ipocrisia europea

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Dimenticatevi di Kashmir, Tibet, Sahara Occidentale, Cipro, Crimea: l’Unione Europea ha deciso di etichettare in modo discriminatorio soltanto i prodotti fabbricati in una zona contesa (guada caso) dallo stato ebraico

Di Ofir Haivry

Ofir Haivry, autore di questo articolo

Al dibattito pubblico sull’iniziativa dell’Unione Europea volta a etichettare i prodotti israeliani fabbricati al di là della Linea Verde sfugge di solito l’aspetto più preoccupante dell’iniziativa: il fatto che, di tutte le regioni del mondo soggette a un conflitto di sovranità, l’Unione Europea ha scelto di etichettare in modo discriminatorio soltanto i prodotti fabbricati in una zona di conflitto che riguarda lo stato ebraico.

Vi sono migliaia di regioni del mondo soggette a un qualche conflitto di sovranità, e in centinaia di queste la stessa Unione Europea non riconosce il governo sovrano. Per molte di queste regioni esistono persino risoluzioni delle Nazioni Unite che le definiscono regioni “occupate” o “in conflitto”. Di tutte, l’Europa ha scelto di etichettare in modo speciale i prodotti di una e una sola regione.

La regione del Kashmir è oggetto di un conflitto tra India e Pakistan sin dal 1947. I due paesi non riconoscono le rispettive rivendicazioni territoriali nella regione, che pertanto viene definita dalla comunità internazionale come un territorio conteso con un confine non definito. Forse che l’Unione Europea ha chiesto a India e Pakistan di etichettare in modo speciale i prodotti fabbricati nei territori da loro controllati nel Kashmir?

Il Tibet (a differenza dei territori palestinesi) era uno stato indipendente da molti anni quando, nel 1958, venne occupato dall’esercito cinese e annesso unilateralmente da Pechino. Il governo tibetano guidato dal Dalai Lama fu esiliato e da allora il popolo tibetano è soggetto a un crudele regime di occupazione che mira a cancellarne la cultura. Forse che l’Unione Europea ha chiesto che la Cina etichetti in modo speciale i prodotti fabbricati nel Tibet occupato?

Paesi del mondo coinvolti in questioni di contesa sovranità territoriale (clicca per ingrandire)

Nel 1975, quando si concluse il dominio spagnolo nella colonia del Sahara Occidentale, il Marocco (senza essere, a differenza di Israele, né attaccato né minacciato) invase la regione, annettendola unilateralmente. Da allora il Fronte Polisario conduce una continua battaglia per liberare il paese dall’occupazione marocchina, che ha portato all’esilio dal loro paese centinaia di migliaia di saharawi e all’istituzione di insediamenti a popolazione marocchina. L’Onu non riconosce l’occupazione marocchina della regione, e l’Unione Africana ha persino sospeso il Marocco dall’organizzazione a causa dell’invasione di quella regione. Forse che l’Unione Europea ha chiesto al Marocco di etichettare in modo speciale i prodotti fabbricati nella regione occupata del Sahara Occidentale?

Nel 1974, l’esercito turco invase Cipro del Nord espellendo dalla regione centinaia di migliaia di membri della comunità di lingua greca, e istituì la Repubblica Turca di Cipro del Nord, mentre la parte meridionale dell’isola rimaneva governata dal governo cipriota riconosciuto da tutte le istituzioni internazionali. Il caso è particolarmente significativo perché nel 2004 Cipro è diventato membro nell’Unione Europea, per cui l’occupazione turca di Cipro Nord si esercita su territorio europeo sovrano. Forse che l’Unione Europea ha chiesto che la Turchia etichetti in modo speciale i prodotti fabbricati nella sua “repubblica” di Cipro del Nord?

Nel 2014, la Russia ha annesso la penisola di Crimea dopo aver preso possesso della regione manu militari e vi ha indetto un “referendum”. Naturalmente il mondo, Europa compresa, non riconosce né il referendum né l’annessione. Forse che l’Unione Europea ha chiesto alla Russia di etichettare in modo speciale i prodotti fabbricati nella Crimea annessa?

Non c’è abbastanza spazio, in questo articolo, per parlare di tutti i casi di questo genere nel mondo e nella stessa Europa, ma il quadro sembra piuttosto chiaro. Giacché la risposta a tutte queste domande è sempre “no, l’Unione Europea non ha chiesto una etichettatura speciale”, non si sfugge alla conclusione che l’Unione Europea ha scelto di etichettare in modo discriminatorio solo e unicamente i prodotti ebraici.

(Da: YnetNews, 11.11.15)

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