Analisi – Yemen: nuovi scontri al confine con l’Arabia Saudita

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Non è certo un mistero che la corrente sciita Yemenita voglia destabilizzare l’unità del regno Saudita.

 Decine di combattenti Houthi sono stati uccisi durante un assalto al confine con l’Arabia Saudita, secondo quanto dichiarato dai residenti e dalla televisione di stato saudita, in quello che hanno descritto come un tentativo importante delle forze yemenite sciite di entrare all’interno del regno.

“C’è stato un tentativo, di violare il confine ma le forze armate lo hanno sventato”, ha dichiarato il portavoce dell’esercito il Generale Ahmed al-Assiri. “Coloro che hanno cercato di infiltrarsi sono stati uccisi e la situazione è stabile”, ha aggiunto.

Le Nazioni Unite dicono che almeno 5.700 persone, quasi la metà dei quali civili, sono stati uccisi da quando l’alleanza guidata dall’Arabia Saudita ha iniziato a lanciare attacchi aerei contro gli Houthi ei loro alleati.

All’interno dello Yemen convivono più anime e correnti politiche , infatti troviamo : sciiti contro i sunniti ed un ex presidente che vuole riprendere il potere.
Mentre queste fazioni e forze politiche si rincorrono  al Qaeda e dell’Isis hanno iniziato la loro lunga azione di insinuazione nel territorio, rivendicando gli attentati del 20 marzo.

  • Uomini armati per le strade di San’a’, capitale yemenita. © Getty

Lo Yemen è un Paese arabo musulmano, ma con una netta divisione tra una maggioranza sunnita e una minoranza sciita concentrata nelle regioni del Nord-Ovest.
La capitale San’a’ è una delle città più antiche del mondo e secondo la leggenda fu fondata da Sem, il figlio di Noé.
La popolazione dello Yemen è di circa 25 milioni di abitanti su un territorio esteso circa quanto la Spagna.
Lo Yemen è sempre stato diviso tra nord e sud fino al 1990,   con capitale Aden.
La riunificazione portò alla presidenza Saleh, che rimase in carica fino al 2012.

Nel giugno del 2011 subì un attentato in cui riportò gravissime ferite e da cui non si è mai del tutto ripreso.

Il petrolio costituisce la principale fonte di reddito per il paese, occupando quasi il 65% dell’intero prodotto nazionale.

  • Lo Yemen è il Paese più povero di risorse della penisola arabica. © Getty

Lo Yemen è lo Stato più povero della penisola arabica e  la produzione di petrolio ha iniziato un lento declino fino al 2009 quando  il Paese ha iniziato a produrlo per uso interno ed esportare il gas naturale liquefatto.

L’economia è totalmente dipendente dall’energia, secondo il Fondo Monetario Internazionale il 63% delle entrate statali è legato all’industria degli idrocarburi che costituisce anche l’89% del valore delle esportazioni.
Il prezzo del petrolio ha contribuito ad aggravare la situazione economica nazionale.

Lo stretto di Bab el-Mandab, la “porta” meridionale del Mar Rosso è uno snodo fondamentale nel trasporto di petrolio ed è controllato dallo Yemen.

Nel 2013 vi sono transitati 3,4 milioni di barili di petrolio al giorno.
L’economia risente anche della tensione politica ormai cronica e l’industria petrolifera è pesantemente danneggiata dagli attacchi ed attentati.

Nel 2013 ci furono numerosi attacchi a infrastrutture energetiche, episodi che si sono ripetuti causando un notevole disagio al settore.

Le problematiche del governo ed il fenomeno della Primavera Araba ha condotto direttamente al governo di HADI

  • Manifesti di Abd Rabbuh Mansur Hadi. © Getty

La Primavera araba del 2011 in Yemen si è trasformata subito in una guerra civile.

Le proteste contro il regime autocratico di Saleh sono diventate sempre più violente con diversi episodi sanguinosi, come l’uccisione il 18 marzo del 2011 di 52 dimostranti nel corso di una manifestazione pubblica a San’a’.
Le proteste anti-governative hanno spaccato il paese e l’attentato a Saleh del giugno di quell’anno ha poi portato a una feroce rappresaglia con arresti di oppositori e l’intervento dell’aviazione militare con numerosi bombardamenti.

La Figura di un presidente FANTOCCIO   , le pressioni degli Usa e della comunità internazionale ha portato ad una transizione di governo che ha portato al potere Hadi, vice di Saleh dal 1994.

Hadi è sunnita e ha l’appoggio della maggioranza del Paese e della comunità internazionale, ma è osteggiato dagli sciiti – che prima della sua fuga ad Aden lo tenevano agli arresti domiciliari – ed è ritenuto comunque debole e inefficiente.

Purtroppo le fazioni ribelli , quali : Houthi e  le milizie sciite filo iraniane, hano totalmente destabilizzato il paese  ed i loro confinanti.

  • Un discorso del leader sciita Abdulmalik al-Houthi in tivù. © Getty

I protagonisti attuali sono i ribelli Houthi, ritenuti oggi uno dei gruppi militari più potenti e meglio organizzati del Paese.
Sono una milizia sciita ed appartengono al gruppo tribale degli Zaidi, hanno il controllo del territorio a Nord-Ovest di San’a’.

Sono ritenuti filo-iraniani anche se il gruppo nega.

Il loro leader è Abdulmalik al-Houthi, 33 anni e la situazione attuale è la conseguenza di una crescente tensione scoppiata lo scorso luglio quando il governo decise di tagliare i sussidi per i carburanti e la benzina raddoppiò il prezzo in poche ore.

Le rivolte esplosero ad agosto quando i ribelli presero la città di Amran sconfiggendo una brigata dell’esercito regolare e uccidendone il comandante.

Tutti gli accordi non hanno salvato il paese , infatti a settembre le milizie entrarono a San’a’occupando parte della capitale.

Dopo una serie di tentativi per raggiungere una soluzione di pace, si arrivò ad una transizione di governo con un cambio della guardia del primo ministro: l’accordo è stato firmato a novembre, ma la tensione non si è mai sopita.
Sul tavolo è rimasta una riforma della costituzione molto contestata che prevederebbe un nuovo assetto federale dello Stato.

Il 17 gennaio è stato rapito Ahmed Awad bin Mubarak, capo di gabinetto del presidente, che doveva presentare una bozza della nuova Costituzione.

In questo caos l’ex presidente Saleh dichiara una guerra aperta ad Hadi accusandolo di averlo esposto alle sanzioni decise dall’Onu contro i responsabili dei disordini dell’estate.

  • Un manifestante yemenita bacia il poster dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh. © Getty

Saleh è diventato uno dei principali sostenitori dei ribelli Houthi conservando un grande prestigio tra le tribù Zaidi ed influenzando parte dell’esercito e della Guardia Repubblicana.
Saleh non ha mai rinunciato a definirsi il leader legittimo del Paese.

Gli Houthi sono sempre stati contro Al qaeda, perchè lo Yemen è da sempre una delle basi più solide del gruppo terroristico.

  • Carri armati dell’esercito alle porte di San’a’. © Getty

La strage di Parigi è stata rivendicata proprio dal gruppo terrorista del Paese, Aqap.

I fratelli Kouachi, responsabili del massacro nella redazione di Charlie Hebdo, passarono dallo Yemen e secondo alcune fonti ricevettero qui l’addestramento all’uso delle armi.
Solo cinque mesi fa Barack Obama elogiò lo Yemen per gli sforzi che stava facendo contro l’organizzazione del terrore.

Gli Usa in Yemen hanno di fatto mano libera quando si tratta di terrorismo: negli ultimi anni sono stati più di 100 i raid dei droni statunitensi contro esponenti di al Qaeda, 23 missioni solo l’anno scorso.
L’ascesa al potere di un gruppo filo-iraniano rischia di limitare enormemente la possibilità di controllo della situazione da parte dell’America.

Cerchiamo ora di capire chi sta con chi.

I sauditi sono dalla parte di HAdi ed apertamente acerrimi nemici degli sciiti e di Teheran.

  • Il re saudita Salman bin Abdulaziz Al-Saud. © Getty

L’Arabia Saudita è uno dei Paesi più preoccupati per la situazione.

L’instabilità politica e sociale in Yemen è da sempre un potenziale fattore di contagio per il potente vicino che sostiene apertamente Hadi e vede gli sciiti Houthi come dei nemici, tanto da averli classificati come un’organizzazione terroristica.

Lo scontro è religioso ed anche geopolitico richiamando il confronto tra la potenza saudita sunnita e l’influenza dell’Iran sciita.