ISRAELE : Nativi a Gerusalemme

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“Hai visto? Gli ebrei hanno trovato un sigillo di un re d’Israele di 2.700 anni fa!” – “Orribile! Non avevo capito che l’occupazione era così antica!”

Nativi a Gerusalemme
A poco a poco la Terra d’Israele sta rivelando al popolo d’Israele i segreti rimasti sepolti nelle sue profondità per migliaia di anni

imageDi David M. Weinber
Lo stampo del sigillo di re Ezechia, rinvenuto a Gerusalemme

La scoperta di un’impronta del sigillo reale di Ezechia negli scavi all’Ophel “riporta in vita davanti ai nostri occhi i racconti biblici su re Ezechia e sulle attività svolte durante la sua vita nel quartiere reale di Gerusalemme”, afferma l’Università di Gerusalemme. In effetti, è molto più di questo.

Il rinvenimento e la decifrazione della bulla di 2.700 anni fa trovata negli scavi accanto al Monte del Tempio è la prova concreta delle profonde radici del popolo ebraico a Gerusalemme: una conferma degli atavici diritti degli ebrei a Gerusalemme. Il che è doppiamente importante in un periodo come questo in cui vi sono studiosi e archeologi che negano la veridicità di ogni racconto biblico dell’antico Israele, e molti palestinesi che sostengono che il popolo ebraico non ha nessuna storia e nessun diritto nazionale a Gerusalemme. Si consideri quanti – dall’Unesco, ai palestinesi, ai ”pacifisti” intransigenti fino a scettici archeologi dell’Università di Tel Aviv – hanno contestato i due decenni di scavi all’Ophel e nella Città di Davide a Gerusalemme, alle falde del Monte del Tempio.

Superando con perseveranza grandi avversità, la professoressa Eilat Mazar e i suoi colleghi della Israel Antiquities Authority e dell’Università di Gerusalemme hanno portato alla luce alcuni dei più antichi manufatti conosciuti della città, risalenti ai secoli XI e XII a.e.v. Tra questi, prove a sostegno della storicità dei re biblici Davide e Salomone, fondatori della dinastia di Giuda.

Due anni fa, l’infaticabile Mazar ha annunciato la scoperta di un tesoro di monete d’oro trovate ai piedi del Monte del Tempio, risalenti al VI secolo e agli inizi del VII secolo a.e.v, cioè al periodo del Primo Tempio. Il tesoro comprendeva un grande medaglione d’oro sbalzato con motivi ebraici tra i quali una menorà e uno shofar. E ora la bulla che porta il nome di re Ezechia (727-698 a.e.v.), un reperto scoperto sei anni fa ma che solo di recente è stato decifrato. E’ la prima volta che l’impronta di sigillo di un re d’Israele o di Giuda viene alla luce in uno scavo scavi archeologico scientifico in Israele. Si tratta “della cosa più vicina a cui possiamo arrivare che molto probabilmente sia stata tenuta in mano da re Ezechia in persona”, dice Mazar. La bulla è stata scoperta in una discarica adiacente a un edificio reale o governativo verosimilmente costruito nel X secolo a.e.v., l’epoca di re Salomone.
Il medaglione con incisi Shofar, Menorah e rotolo della TorahIl medaglione con incisi Shofar, Menorah e rotolo della Torah

Quest’ultima scoperta di Mazar ci ricorda altri importanti ritrovamenti archeologici che mettono in risalto il radicamento ebraico in Terra d’Israele. Tra questi, le quattro antiche iscrizioni finora conosciute che menzionano “Israele”: la Stele di Merneptah (un’iscrizione dell’epoca del re egizio Merneptah del 1200 a.e.v., figlio del faraone Ramses II, quello della storia dell’Esodo); la Stele di Tel Dan (nella quale il re Hazael di Aram-Damasco, del IX secolo a.e.v., si vanta delle vittorie sul re d’Israele e sul suo alleato, il re della “Casa di Davide”); la Stele di Mesha (trovata sulle rive del Mar Morto, nella quale il re di Moav celebra le sue vittorie sui re ebrei della casa di Omri, strettamente parallelo al testo biblico di 2Re 3); e i Monoliti assiri di Kurkh (che sembrano fare riferimento a re Acab d’Israele).

Negli anni ‘50, Yigal Yadin scoprì le porte delle mura di Hatzor, Megiddo e Ghezer, che corrispondono perfettamente ai progetti di costruzione su larga scala di re Salomone del X secondo a.e.v. come sono descritti in 1 Re.

Un menzione speciale, in questo contesto, va all’archeologo israeliano tanto vituperato Adam Zartal, dell’Università di Haifa, scomparso lo scorso di ottobre. Zartal trascorse trent’anni a studiare uno straordinario pezzo di territorio in Giudea e Samaria, e nove anni a scavare un importante altare cerimoniale identificabile con quello costruito dal profeta e condottiero biblico Giosuè sul monte Ebal, vicino a Nablus (Giosuè 8, 30-31). Da molti colleghi è stato attaccato, deriso e infine ignorato. Ma Zartal era convinto che il lavoro degli archeologi contemporanei possa e debba ispirarsi alla Bibbia ebraica. Per Zertal, l’altare sul monte Ebal dimostra che gli israeliti attraversarono effettivamente il Giordano entrando in Canaan, come narra la Bibbia.

Una controversia simile è scoppiata nel corso degli scavi di Yosef Garfinkel, dell’Università di Gerusalemme, a Khirbet Qeiyafa, nella valle di Elah. Garfinkel vede nella cittadella fortificata una prova del potente regno di Davide nel X secolo a.e.v., e la identifica con la città biblica di Sha’arayim, menzionata in 1 Samuele. Altri, come Aharon Kempinski e Israel Finkelstein dell’Università di Tel Aviv, che considerano l’intero racconto biblico puramente mitologico, sostengono che il “cosiddetto regno di Davide” non era altro che una piccola entità tribale, povera e scarsa di popolazione, che non si estendeva al di là dei confini di Gerusalemme e dei suoi immediati dintorni.

Ovviamente questi dibattiti riflettono non solo differenti opinioni scientifiche, ma anche prospettive profondamente diverse sul piano nazionale, politico e teologico (rafforzate da tensioni interpersonali, gelosie accademiche, competizioni per il budget). Possono anche riflettere il fatto che l’archeologia con un vera angolatura biblica è ancora agli inizi, soprattutto a Gerusalemme. L’equilibrio delle opinioni potrebbe spostarsi con l’aumento degli scavi e delle nuove scoperte.

La mia sensazione è che a poco a poco la Terra d’Israele sta rivelando al popolo d’Israele i segreti che sono rimasti sepolti nelle sue profondità per migliaia di anni. Anno dopo anno, scavo dopo scavo, gli strati dell’esilio vengono staccati dalla terra. La terra si rivela, e la storia del popolo ebraico in Israele si manifesta agli occhi di tutti.

Tutto questo è un altro modo per dire, ai palestinesi e ai tanti soggetti nel mondo ostili a Sion, che possono scordarsi di cacciare via Israele. Il retaggio del popolo ebraico a Gerusalemme e in Terra di Israele è solido come la roccia, e in essa incorporato. La storia e l’identità nazionale d’Israele sono autenticamente e profondamente ancorate a Gerusalemme. Nessuna quantità di palestinesi armati di coltelli, o di qualsiasi altra arma, potrà strappare gli ebrei da Gerusalemme e da questo paese.

(Da: Jerusalem Post, 3.12.15)

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