Forze israeliane e considerazioni morali

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Il fatto stesso che si ponga un dilemma morale riflette il carattere più autentico delle Forze di Difesa israeliane

Di Uri Heitner

Questa è una storia di cui non avrete sentito sui mass-media, né in Israele né all’estero. A quanto pare, non è abbastanza interessante, e non pare che possa suscitare una bella gazzarra né spingere un qualsiasi gruppo per i diritti umani a lavorarci sopra.

Ma le Forze di Difesa israeliane, per come si rispecchiano in questa storia, emergono come molto diverse da qualsiasi altro esercito del mondo. In questa storia, le Forze di Difesa israeliane risultano essere esattamente l’opposto dell’immagine mostruosa con cui vengono etichettate da troppi gruppi, organismi e mezzi di comunicazione, uniti nel diffondere calunnie su Israele per delegittimarlo.

Recentemente un battaglione di riservisti ha portato a termine una missione nella zona Gush Etzion (a sud di Gerusalemme). Il battaglione era stato incaricato di arrestare una sospetta terrorista ricercata, in uno dei villaggi palestinesi vicini al villaggio ebraico di Tekoa. In base alle notizie di intelligence raccolte dai servizi di sicurezza, si sapeva che la terrorista – una madre il cui marito si trova attualmente in carcere – agiva come corriere trasferendo armi e denaro a una cellula terroristica che stava pianificando un attentato.

A differenza di quanto avviene di solito, al battaglione venne ordinato di effettuare l’arresto durante le ore diurne. La ragione stava nella volontà di risparmiare ai bambini della donna il trauma di un’irruzione nel mezzo della notte. Come ampiamente previsto, i soldati entrati nel villaggio in pieno giorno furono accolti dallo scoppio di tumulti, con lanci di pietre e ordigni molotov da parte dei residenti locali. Alla fine, quella volta, l’operazione venne completata come ordinato senza vittime né feriti.

A missione compiuta, soldati e comandanti hanno messo in discussione gli ordini ricevuti: era giusto correre dei rischi aggiuntivi anziché operare l’arresto con il favore della notte? I gradi superiori avevano preso la decisione consapevole di correre dei rischi aggiuntivi in nome di principi e valori morali, ossia per ragioni umanitarie. Era stata una decisione moralmente corretta?

L’obbligo morale più importante, per i soldati, è impedire un attentato terroristico e salvare vite umane. Ma esiste anche l’obbligo morale di evitare danni inutili, anche al nemico, come il trauma che sarebbe stato arrecato ai figli della terrorista. Vi è anche, però, l’obbligo morale di garantire il più possibile la sicurezza dei soldati, evitando di esporli a rischi inutili. E’ chiaro che la vita dei nostri soldati è un bene della massima importanza.

Si può discutere se la decisione presa in quell’occasione sia stata la più corretta che si poteva prendere sul piano morale, ma c’è una cosa su cui non vi può essere alcun dubbio: il dilemma era di natura morale, e la decisione presa si fondava su considerazioni di tipo morale. A mio parere, il fatto stesso che si sia posto il dilemma è più importante della decisione che è stata presa per risolverlo.

A., l’ufficiale secondo in comando del battaglione, un rabbino ed educatore proveniente da una comunità religiosa sulle alture del Golan, condivide la decisione presa. “Le Forze di Difesa israeliane – mi ha detto – si battono non solo per sconfiggere il nemico, ma anche per il carattere morale di Israele. C’è sempre un insieme complicato di considerazioni da tenere presente. A mio modo di vedere – ha concluso A. – tutto considerato, dal momento che non si trattava di sventare un attacco terroristico già innescato e incombente, le valutazioni fatte erano quelle giuste”.

A., come me, pensa che la cosa importante, più importante della decisione in sé, è il dibattito che c’è stato: “Una cosa notevolissima, a suo modo affascinante”. La decisione finale, invece, secondo il mio parere personale, non è stata quella giusta dal punto di vista morale. La missione – bloccare sul nascere un attentato terroristico – non giustifica il ricorso a qualsiasi mezzo, ed anche proteggere l’incolumità dei nostri soldati non giustifica il ricorso a qualsiasi mezzo. E tutelare i bambini della terrorista, proteggendoli dalle conseguenze delle scelte della madre, è certamente un proposito meritorio. Ma nel quadro morale complessivo, evitare traumi psicologici non giustifica mettere a repentaglio la vita dei soldati.

E tuttavia, come si è detto, la parte più importante di questa storia non è la decisione presa, ma il fatto stesso che si sia posto il dilemma. E questo dilemma è ciò che riflette il carattere autentico delle Forze di Difesa israeliane.

(Da: Israel haYom, 26.1.16)

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