I bambini terroristi nell’iconografia della retorica palestinese

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La Crociata dei Fanciulli

I bambini terroristi nell’iconografia della retorica palestinese

Joshua Berman, autore di questo articolo

Nella primavera del 1212 un giovane pastorello di dodici anni si mise a predicare d’aver ricevuto l’ispirazione di guidare i bambini in una crociata per liberare la Terra Santa dagli infedeli musulmani. Torme di giovani si unirono a lui nel viaggio a sud verso la costa mediterranea in quella che sarebbe diventata famosa come la Crociata dei Fanciulli. A migliaia morirono di fame lungo la strada e quelli che salparono per la Terra Santa vennero dirottati in Egitto e venduti come schiavi. Ma nella successiva tradizione dell’Europa occidentale, la Crociata dei Fanciulli assunse l’alone romantico del primo movimento giovanile della storia. Anche se del tutto fuorviati, si trattava comunque di adolescenti animati dalla fede, spinti all’azione dalla purezza delle loro anime innocenti.

Una dinamica simile è all’opera oggi nella società palestinese. L’iconografia retorica della resistenza palestinese ricorre costantemente a due immagini contrastanti. La prima è quella del risoluto e muscolare combattente con tanto di passamontagna e mitra da guerra, che rappresenta l’aspirazione del popolo palestinese al dominio e al potere.

La crociata dei fanciulli in un'illustrazione di Gustave Doré

La crociata dei fanciulli in un’illustrazione di Gustave Doré

Ma questa immagine necessita di un’immagine altrettanto retorica, ma contraria. Dal momento che, in pratica, i prodi combattenti palestinesi hanno concluso ben poco, bisogna ricorrere all’immagine opposta, ma complementare, dei giovanissimi Davide palestinesi che affrontano il loro Golia provvisti solo di fionda e pietre: non più l’esaltazione della forza muscolare quanto piuttosto l’incarnazione dell’indomito spirito palestinese nel fragile corpo di un ragazzino che si oppone a schiaccianti forze nemiche.

Durante l’operazione anti-terrorismo a Gaza dell’estate 2014 teneva banco l’immagine dell’erculeo combattente a volto coperto, appostato nei tunnel o dietro le batterie di lanciamissili. Ma quella battaglia (voluta da Hamas) è stata una catastrofe per i palestinesi. Così ora il pendolo dell’iconografia retorica palestinese oscilla nuovamente all’estremo opposto per celebrare il coraggio dei deboli. Ed ecco il nuovo testimonial: il ragazzino armato di coltello.

Quando un palestinese di 14 anni affonda il coltello nel collo di un ebreo siamo di fronte al delitto perfetto: nessun adulto ha agito, e dunque nessuno è veramente colpevole. Attorno al delitto viene costruita un’aura romantica tesa a sostenere che i bambini agiscono in modo innocente, spinti dal loro innato senso di giustizia. Seppure riprovevole, l’azione del bambino viene comunque considerata “naturale” (“naturale reazione umana all’occupazione” l’ha definita il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon). E quando le immagini mostrano la reazione delle forze di sicurezza che arrestano il ragazzino o lo “neutralizzano”, l’inversione fra vittima e aggressore risulta totale.

“Naturale reazione umana all’occupazione”, l’ha definita il Segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon

Secondo l’attuale etica palestinese per cui “i deboli devono terrorizzare il mondo”, non sorprende che fra gli aggressori si registri uno spaccato degli elementi più deboli della società palestinese, e in particolare una rappresentanza insolitamente nutrita (si potrebbe dire “sproporzionata”) di donne e ragazze palestinesi. Lo scorso novembre una donna palestinese di 72 anni è stata colpita mentre cercava di investire con la macchina dei soldati, che ovviamente hanno reagito. Ma è solo nei videogiochi più malsani che si ottengono punti per aver ucciso una nonnina. Ecco dunque il cortocircuito retorico: se una persona così debole e marginale arriva a tanto eroismo (naturalmente “spontaneo”), sicuramente la sua causa deve essere giusta. Il debole ha ragione in quanto tale.

Nella Crociata dei Fanciulli del 1212 i giovanissimi fedeli si misero in marcia completamente disarmati, convinti che la loro fede da sola li avrebbe portati alla vittoria. I moderni movimenti giovanili idolatrano allo stesso modo lo spirito dei giovani, la loro innocente volontà di cambiare il mondo mediante crociate di pace. Ma in questa stagione particolare e in questa parte del mondo, i figli dei fiori hanno lasciato il posto ai figli dei coltelli e delle mannaie: perfetta incarnazione palestinese della gioventù, del vittimismo, dell’ideologia e della morte.

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