AFRICA : PRESTO AVANPOSTO CINESE

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Africa… da alcuni anni la crescita del continente è legata alla volontà si singole e potentissime nzioni … CINA in testa.
Le gare di appalto per la realizzazione delle opere sono spesso vinte dalle società cinesi….
Vediamo il perchè… visto che tutti fanno finta di niente :
1) Spesso i cinesi hanno presentato offerte globali che comprendendo un finanziamento garantito dal Governo di Pechino.
2) Il prestito in oggetto non copre solo la fornitura richiesta ma vi aggiunge anche la realizzazione di infrastrutture necessarie al Paese africano.
3) Le offerte prevedono che questi finanziamenti possano essere restituiti a tassi più che ragionevoli nell’arco di trent’anni.

E’ evidente che tale atteggiamento ed eccezionalmente condizioni sono allettanti per i Presidenti e Primi Ministri desiderosi di mostrare ai loro cittadini realizzazioni che le casse locali, spesso vuote o esauste a causa di corruzione e inefficienze, non potrebbero mai permettersi.
Altro discriminante è l’impossibilità di riceve finanziamenti , infatti se il Paese coinvolto non riceve finanziamenti privati o pubblici dall’occidente a causa di una evidente instabilità politica o di mancato rispetto dei diritti umani, le offerte di Pechino diventano irrinunciabili.

ATTENZIONE…. Solo al momento della firma dei contratti, a gara gia’ chiusa e vincitore stabilito, si scopre che la generosità cinese pretende garanzie sovrane dai Governi locali e, nel caso che i pagamenti dovuti non potranno essere mantenuti, la proprietà a tutti gli effetti delle opere realizzate.

Poiché’ l’instabilità politica in Africa e’ molto diffusa e le gestioni finanziarie dei Governi non sono mai da manuale, la probabilità che, allo scadere del finanziamento, gli impegni assunti non saranno mantenuti è altissima.
Risultato?
Tra poche decine di anni la Cina si troverà direttamente a possedere le maggiori infrastrutture strategiche del Continente e, talvolta, le miniere o i pozzi oggetto dei generosi “prestiti”.

Lo stesso avviene con frequenza anche in Sud America.

ORA FERMIAMOCI A PENSARE…. POSSIBILE CHE NESSUNO VEDE NULLA….

Nessuno si accorge di quel che ciò significa e pensa che l’invadenza cinese sia puramente commerciale, quindi non pericolosa strategicamente.
probabilmente sono gli stessi che sostengono che, nella sua storia, la Cina non sia mai stata particolarmente aggressiva al di fuori dei propri confini e che il suo esercito e la sua marina militare non sono, ne’ saranno, in grado di fronteggiare la potenza militare degli Stati Uniti.

Ricordiamogli quindi che il colonialismo moderno è più economico che militare e che il sobbarcarsi la gestione di popoli geograficamente lontani e’ più costoso e più difficile che condizionarli economicamente.
I tradizionali imperi coloniali sono finiti ed è impossibile che ritornino ma, come dimostrarono gli olandesi nel ‘600, non e’ necessario “occupare” l’India o la Cina per diventare determinanti in alcune aeree del mondo: basta controllarne i commerci e gli snodi vitali.

La storia ci insegna che i cinesi gia’ praticavano questa antichissima arte del controllo economico ancora prima degli olandesi e nel ‘400 i loro traffici commerciali imponevano le regole senza mai occupare territori ma imponendo condizioni, moneta e riscuotendo tributi da ogni città importante tra il mar Cinese Meridionale e la costa est dell’Africa.

I pagamenti internazionali vedono la valuta cinese ancora al quarto posto, dopo il dollaro, l’euro e la sterlina, ma il suo trend crescente è evidente. Perché’ Pechino teneva così tanto a far sì che lo Yuan fosse ammesso ufficialmente tra le valute ufficiali del mondo?
Intanto, lo Zimbawe (ex Rhodesia), soffocato da un’inflazione enorme, ha rinunciato ad avere una valuta locale ed ha adottato, dallo scorso gennaio, lo yuan quale moneta ufficiale del Paese in cambio della cancellazione di un debito verso Pechino di 40 milioni di dollari.

E’ evidente che la Cina nutra particolari attenzioni per Paesi e territori che possono garantire materie prime e alimentari indispensabili per nutrire lo sviluppo economico e la numerosa popolazione.
Così come è altrettanto scontato che, a quello scopo, è necessario mettere in sicurezza tutte le vie di comunicazione relative e i maggiori porti su queste vie.
Lo si vede fisicamente con la politica aggressiva condotta da Pechino nel Mar Cinese Meridionale.
Ma la loro politica non si ferma lì.
Gli investimenti cinesi in settori strategici e ricchi di know-how si espandono in tutto il mondo e, mentre mirano ad assicurarsi le importazioni, si muovono anche nella direzione opposta, quella delle esportazioni.
Ben quindici sono i contratti con vari Paesi per la creazione di zone di “Cooperazione commerciale” e sviluppo industriale e vanno dal Venezuela a Mauritius, dall’Indonesia alla Russia, dalla Nigeria al Pakistan e via dicendo.
Si tratta sempre di investimenti finanziati dal Governo di Pechino con le clausole di cui sopra e molti di loro sono gia’ operativi dal 2006.
A tutt’oggi la Cina è già il primo partner commerciale con ben 124 Stati, mentre la “superpotenza” statunitense si deve fermare a 52.

Stranamente, chi continua a sottovalutare le mosse dell'”Impero di mezzo” è soltanto l’Occidente, ignara vittima del furbo understatement cinese.

La ragione di questa cecità sta nel fatto che i politici nostrani pensano sempre a breve termine, alle prossime e frequenti scadenze elettorali, al consenso immediato.
Al contrario, la saggia dirigenza cinese e’ abituata da secoli a guardare su tempi lunghi, almeno sull’arco di cinquanta o cento anni.
Sapranno mai i leader del nostro mondo trasformarsi da “politici” in veri “statisti”?

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