Indottrinamento all’odio vs. educazione alla pace

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Come mai così tanti palestinesi nutrono pregiudizi e opinioni faziose su Israele e israeliani?

Da un testo di Educazione nazionale del 2015. Titolo: “Lezione 4: La Palestina è arabe e musulmana” e “Il popolo palestinese fa parte della nazionale arabo-musulmana” Nella mappa, c’è la scritta “Palestina”, non c’è la scritta Israele

Dal testo “Educazione nazionale” del 2015. Titolo: “Lezione 4: La Palestina è araba e musulmana” e “Il popolo palestinese fa parte della nazione arabo-musulmana”. Nella mappa: c’è la scritta “Palestina”, non c’è la scritta Israele (clicca per ingrandire)

I sondaggi condotti nel corso degli ultimi decenni, sia da accreditati istituti di ricerca palestinesi che da enti internazionali come il Pew Research Center e l’iniziativa Arab Barometer, hanno costantemente rilevato che i palestinesi nutrono opinioni faziose e altamente negative verso Israele e israeliani.

Praticamente in ogni sondaggio che è stato condotto fra i palestinesi, ben oltre la metà degli intervistati ha sempre espresso la convinzione che Israele miri ad estendere i suoi confini fino a coprire tutta l’area tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo espellendo tutti i suoi cittadini arabi. Inoltre i palestinesi sono convinti che gli ebrei non abbiano nessuna radice storica nella terra che i palestinesi chiamano complessivamente Palestina.

Nel 2011, il consulente politico americano Stanley Greenberg ha commissionato un sondaggio d’opinione fra i palestinesi per conto di Israel Project. Il 72% degli intervistati ha dichiarato che è moralmente giusto rifiutare l’affermazione “gli ebrei hanno una lunga storia a Gerusalemme che risale a migliaia di anni fa”, mentre il 90% ha detto che è moralmente sbagliato rifiutare l’affermazione “i palestinesi hanno una lunga storia a Gerusalemme che risale a migliaia di anni fa”.

Mappa della “Palestina” pubblicata da Zayzafuna, mensile educativo per bambini promosso dal Comitato Nazionale Palestinese per l'Istruzione, la Cultura e Scienze. Israele è cancellato dalla carta geografica

Mappa della Palestina pubblicata da “Zayzafuna”, mensile educativo per bambini promosso dal Comitato Nazionale Palestinese per l’Istruzione, la Cultura e le Scienze. Israele è cancellato dalla carta geografica

Analogamente, in un sondaggio commissionato nel 2015 da David Pollock per conto del Washington Institute for Near East Policy, gli operatori sul campo del Palestinian Center for Public Opinion hanno intervistato abitanti di Cisgiordania e Gaza a proposito dei diritti degli ebrei su questa terra. Solo il 12% ha detto di condividere l’affermazione “sia gli ebrei e che i palestinesi hanno diritto alla terra”, mentre oltre l’80% ha sottoscritto l’affermazione “questa è terra palestinese e gli ebrei non hanno nessun diritto su di essa”. Questi ed altri risultati sono stati raccolti in un saggio complessivo di Daniel Polisar intitolato Cosa vogliono i palestinesi?, apparso nel numero di novembre 2015 della rivista online Mosaic.

Come mai i palestinesi hanno opinioni così faziose su Israele e israeliani? Almeno parte della risposta sta nei messaggi che vengono insegnati ai bambini palestinesi sin da giovanissima età, anche nelle istituzioni educative che fanno capo alla dirigenza palestinese più “moderata”. La delegittimazione di Israele e del movimento nazionale ebraico, la presentazione di Israele come un’entità malvagia che deve essere sradicata, la cancellazione di Israele dalle mappe della regione fra il Giordano e il Mediterraneo, la promozione della cultura del martirio: ecco alcuni dei messaggi che vengono inculcati agli alunni palestinesi dal sistema scolastico ufficiale dell’Autorità Palestinese, stando a uno studio condotto di recente da Impact-SE, un centro di ricerca con sede a Gerusalemme che analizza l’istruzione in tutto il mondo sulla base di standard definiti dall’Unesco: Ne ha riferito Ariel Ben Solomon, corrispondente gli affari arabi del Jerusalem Post.

Basti pensare che in un libro di testo di Studi della Sharia attualmente utilizzato nell’undicesimo anno dalle scuole dell’Autorità Palestinese compare il seguente, celebrehadith (tradizione islamica attribuita al profeta Maometto): “Il Messaggero [Maometto] ha già annunciato la fine dell’oppressione degli ebrei su questa Terra Santa e la rimozione della loro corruzione e della loro occupazione… La fine dei giorni non avrà luogo fino a quando i musulmani non combatteranno gli ebrei, e i musulmani li uccideranno al punto che un ebreo si nasconderà dietro una roccia o un albero, e allora la roccia o l’albero dirà: Oh musulmano, servo di Dio, c’è un ebreo dietro di me, vieni a ucciderlo”.

Un libro di testo per il settimo anno, La nostra bella lingua, si riferisce a Israele pre-‘67 come territorio “occupato” e parla del “ritorno” dei palestinesi in quel territorio. Un libro scolastico per l’ottavo anno, Letture e testi, incoraggia gli studenti a combattere nella jihad: “Oh fratello, gli oppressori hanno superato ogni limite e sono necessari jihad e sacrificio”. Tuttora Israele non compare mai sulle mappe dei libri di testo palestinesi (con un’unica eccezione) e il termine “occupazione israeliana” viene regolarmente utilizzato per indicare zone all’interno della Linea Verde, come Giaffa e Haifa.

Dunque c’è poco da meravigliarsi se i sondaggi registrano costantemente profondi pregiudizi palestinesi contro Israele ed ebrei. Venendo loro insegnato fin dalla più tenera età che gli ebrei sono oppressori, colonialisti senza alcun legame storico con la terra ed espansionisti che mirano ad espellere tutta la popolazione araba, è naturale che i palestinesi nutrano opinioni negative su di loro. Spesso si sente dire che i principali ostacoli al raggiungimento della pace sono l’intransigenza israeliana e l’aggressività degli insediamenti. Ma finché il sistema scolastico palestinese perpetuerà il pregiudizio e l’odio verso gli ebrei e continuerà a rifiutare il concetto stesso di uno stato ebraico israeliano all’interno di qualunque confine, è difficile credere che la prossima generazione di palestinesi sarà meglio disposta alla pace rispetto alle generazioni che l’hanno preceduta.

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