Merkel in Tunisia ed Egitto: tra promesse di investimenti e pressioni diplomatiche

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Il viaggio diplomatico della Cancelliera tedesca Angela Merkel non è servito a farle cambiare idea riguardo alla creazione di campi profughi per accogliere rifugiati e migranti dall’Africa Subsahariana, in Egitto e Tunisia.

Ma se con il Cairo la discussione è stata incentrata su possibili investimenti tedeschi nel Paese, con il governo tunisino la Germania ha uno speciale rapporto “diplomatico”.

Angela Merkel con il presidente egiziano Sisi

Storicamente, la Germania è stata la nazione che più di tutti ha ospitato intellettuali e politici islamisti esuli dai Paesi arabi: negli ultimi anni ha dato sostegno alle primavere arabe e ha spinto verso la nomina di Mehdi Jomaa, islamista di Ennahda, a primo ministro della Tunisia; dopo di lui, ha invece “fatto cambiare idea” al suo successore Habib Essid nell’includere nel suo nuovo governo anche elementi del movimento islamista.

Sin dalle prime elezioni libere del 2011, nel post Ben Ali, la Germania ha cercato un accordo con Tunisi per regolare le partenze dei migranti verso l’Europa.

Angela Merkel con il Grand Imam di Al Azhar Ahmed al-Tayyeb

Ma la giovane democrazia ha dovuto affrontare questioni interne più urgenti: terrorismo, sicurezza, inflazione, proteste.

Vista la situazione favorevole, la Cancelliera ha ripreso il discorso immigrazione e campi profughi nel Maghreb, incontrando però l’opposizione del nuovo primo ministro Youssef Chahed, il quale ha asserito che persino il vecchio dittatore tunisino si era opposto ad un simile progetto.

Angela Merkel con il pope copto Tawadros II

Sulla questione del rimpatrio di cittadini tunisini clandestini dalla Germania e sull’attentato di Berlino, compiuto proprio da un tunisino, ha risposto asserendo che Amri (il terrorista) si era radicalizzato nelle galere italiane e non nel suo Paese.

Con Chahed concordano molti esperti ed analisti del settore, attribuendo alle carceri europee un ruolo chiave nella “formazione” di fondamentalisti islamici.

Si dichiara soddisfatto invece il presidente Beji Caid Essebsi, il quale non ritiene che il rimpatrio di cittadini tunisini la cui richiesta d’asilo in Germania è stata rifiutata danneggi la sovranità dello Stato.

L’idea di campi in Nord Africa è stata criticata da più voci, politici, associazioni, osservatori: oltre che una palese violazione dei diritti umani, sarebbe solo un rimedio temporaneo per racimolare qualche voto.

Malgrado la cortesia e l’amicizia che da sempre contraddistinguono le visite della Merkel, le divergenze tra Nord e Sud del Mediterraneo, sulla questione migranti, rimangono forti.

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