Il 60% degli arabi israeliani esprime parere positivo sullo stato

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Da un recente sondaggio emerge una maggiore identificazione con Israele che con un eventuale stato palestinese

Studenti ebrei e arabi all’Università di Gerusalemme

Un sondaggio condotto fra i cittadini arabi d’Israele ha rilevato atteggiamenti più positivi verso lo stato e le sue istituzioni rispetto a quanto ci si attendeva. Il 60% degli intervistati ha dichiarato di avere una visione favorevole dello stato, contro il 37% che ha detto d’avere un’opinione sfavorevole.

Il sondaggio, i cui risultati sono stati pubblicati settimana scorsa, è stato condotto dall’ufficio in Israele del Konrad Adenauer Stiftung, dal programma Konrad Adenauer per la cooperazione arabo-ebraica presso il Dayan Center dell’Università di Tel Aviv e da Keevoon, una società di ricerca, strategia e comunicazione (margine di errore dichiarato: 2.25%).

Disaggregando i dati rispetto alla religione emerge che l’atteggiamento favorevole è più spiccato fra i cittadini arabi cristiani che fra quelli musulmani, e ancora più spiccato fra i cittadini arabi drusi che fanno registrate addirittura un 94% di opinioni favorevoli.

Dallo studio emerge, fra gli arabi israeliani in generale, un’opinione moderatamente più favorevole che sfavorevole anche a proposito del sistema giuridico, della Corte Suprema e della polizia. Quest’ultimo dato sembra riflettere la crescente preoccupazione per i crescenti tassi di criminalità che si registrano nelle comunità arabe d’Israele.

“Il numero di persone che hanno accettato di rispondere positivamente alle domande sulle istituzioni statali è notevolmente elevato – ha commentato Itamar Radai, responsabile accademico del programma Adenauer e ricercatore presso il Dayan Center – Esso riflette una generale aspirazione ad essere più integrati e partecipi nella società israeliana”. Al contempo, va aggiunto che la percepita discriminazione è stata indicata dagli intervistati come uno dei principali motivi di preoccupazione, con il 47% di loro che dichiara di sentirsi “generalmente trattato in modo non eguale” in quanto cittadino arabo. La maggioranza degli intervistati denuncia anche una diseguale distribuzione delle risorse fiscali dello stato.

Arabi israeliani in servizio volontariato presso l’Ospedale Rambam di Haifa

Secondo Michael Borchard, direttore israeliano della Fondazione Konrad Adenauer, uno dei risultati più significativi del sondaggio è la risposta che è stata data alla domanda: “Quale termine ti descrive meglio?”. La maggioranza (28%) ha risposto: “arabo israeliano”; l’11% ha risposto semplicemente “israeliano” e il 13% si è definito “cittadino arabo d’Israele”. Il 2% ha risposto “musulmano israeliano”. Solo il 15% si è definito semplicemente “palestinese”, mentre il 4% si è detto “palestinese in Israele”, il 3% “cittadino palestinese in Israele” e il 2% si è definito “palestinese israeliano”. L’8% degli intervistati ha preferito auto-identificarsi semplicemente come “musulmano”. In altri termini, stando al sondaggio il 56% dei cittadini arabi si definisce in un modo o nell’altro “israeliano”, il 24% si definisce in un modo o nell’altro “palestinese”. Solo il 23% di loro evita qualunque riferimento a Israele, mentre il 9% combina in qualche modo il termine “palestinese” con i termini “israeliano” o “in Israele”. “Il dato di fondo – afferma Borchard – è che si registra una maggiore identificazione con Israele che con un eventuale stato palestinese: vogliono essere riconosciuti nella loro identità specifica, ma non hanno alcun problema ad essere collegati a Israele”.

Borchard sottolinea che il 63% dei cittadini arabi intervistati dichiara che Israele è un luogo “positivo” in cui vivere, contro il 34% che lo definisce “negativo”. Gli intervistati promuovono il paese attribuendogli anche un “alto” livello di libertà personale e un “alto” grado di stabilità. “Vengono particolarmente apprezzati il senso di stabilità, il livello di libertà personale e la qualità della vita generale rispetto ai paesi circostanti”, spiega Borchard.

Boshra Khalaila, araba musulmana: “Le donne della mia età in Giordania, territori palestinesi, Egitto, in qualunque paese arabo non hanno i diritti che ho io. Israele è il mio paese” (Da: Times of Israel)

L’indagine ha chiesto ai cittadini arabi di valutare su una scala da 1 a 10 il proprio grado di “appartenenza” allo stato di Israele. Il 45% ha dato risposte tra 8 e 10, il 17% tra 5 e 7 e il 35% tra 1 e 4.

Alla domanda se sarebbero orgogliosi o imbarazzati nel caso in cui un loro parente diventasse parlamentare alla Knesset, il 73% ha risposto che si sentirebbe orgoglioso contro il 16% che ne sarebbe imbarazzato.

L’indagine ha inoltre rilevato che i cittadini arabi israeliani sono più preoccupati per l’economia, la criminalità e l’eguaglianza interna che non per la questione palestinese. Alla domanda su quale problema li preoccupi maggiormente, il 22% ha citato la sicurezza personale e la criminalità, altrettanti hanno citato la percepita discriminazione, il 15% ha dichiarato l’economia e il lavoro, mentre solo il 13% ha citato la questione palestinese.

Interpellato circa le implicazioni politiche dell’indagine, Brochard ha detto: “Israele dovrebbe fare di più per rispondere a questo atteggiamento piuttosto positivo e cercare di essere più inclusivo, senza far circolare le affermazioni di chi descrive questi cittadini come generalmente sleali o non affidabili giacché le dinamiche di questa comunità ci raccontano una cosa diversa”.

(Da: Jerusalem Post, 27.9.17)

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