Effetti centrali e periferici dell’ingestione di semi di cardamomo sul bilancio energetico

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È stato dimostrato che l’ingestione di semi di cardamomo (EC) ha molteplici effetti sul bilancio energetico. Negli studi sugli animali, l’EC ha dimostrato di:

  • Aumentare il dispendio energetico
  • Ridurre l’appetito
  • Aumenta la sazietà
  • Migliora la tolleranza al glucosio
  • Ridurre l’accumulo di lipidi

Questi effetti sono stati attribuiti ai composti bioattivi nella CE, tra cui:

  • Eugenolo
  • Linalool
  • Terpineolo
  • limonene

Questi composti hanno dimostrato di avere proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antidiabetiche. Possono anche agire sul cervello per ridurre l’appetito e aumentare la sazietà.

Gli studi sull’uomo sugli effetti della CE sul bilancio energetico sono limitati. Tuttavia, alcuni studi hanno dimostrato che la CE può aiutare a ridurre il peso corporeo e il grasso corporeo. Ad esempio, uno studio ha rilevato che le persone che hanno assunto capsule EC per 12 settimane hanno perso in media 2,5 chilogrammi (5,5 libbre) in più rispetto alle persone che hanno assunto un placebo.

Un altro studio ha scoperto che la CE può aiutare a ridurre l’appetito e aumentare la sazietà. In questo studio, le persone che hanno assunto capsule EC prima di un pasto hanno mangiato in media il 12% in meno di cibo rispetto alle persone che hanno assunto un placebo.

Questi studi suggeriscono che l’EC può essere un composto naturale promettente per la perdita di peso e la gestione del peso. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati.

Ecco alcuni potenziali benefici aggiuntivi dell’ingestione di EC:

  • Digestione migliorata
  • Aumento dei livelli di energia
  • Livelli di stress ridotti
  • Miglioramento della salute orale
  • Immunità potenziata

La CE è generalmente sicura da consumare per la maggior parte delle persone. Tuttavia, è importante notare che l’EC può interagire con alcuni farmaci, quindi è importante parlare con il medico prima di assumere EC se si stanno assumendo farmaci.

Il presente studio approfondisce l’esplorazione completa degli effetti dell’ingestione di semi di cardamomo (EC) sul bilancio energetico nei topi, esaminando i meccanismi sia centrali che periferici.

Gli effetti centrali comprendono la regolazione dell’espressione del peptide ipotalamico che regola l’assunzione di cibo e il dispendio energetico, nonché la modulazione degli assi ipotalamo-ipofisi-tiroide (HPT) e ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA).

Gli effetti periferici comprendono l’attivazione della lipolisi del tessuto adiposo, l’aumento dell’attività mitocondriale nel muscolo scheletrico e nel fegato, con conseguente dispendio energetico amplificato e ossidazione dei grassi che porta a una diminuzione della massa grassa.

Questo articolo chiarisce l’interazione tra questi meccanismi, proponendo due scenari di interpretazione.

Introduzione
L’intricata interazione tra segnali centrali e periferici regola in modo complesso l’omeostasi energetica. L’ipotalamo funge da hub centrale per l’integrazione di segnali periferici relativi al bilancio energetico, orchestrando l’attività di vari nuclei per indurre o sopprimere l’assunzione di cibo e il dispendio energetico.

In questo contesto, il presente studio si tuffa negli effetti sfaccettati dell’ingestione di semi di cardamomo (EC) sul bilancio energetico, esaminando sia le dimensioni centrali che quelle periferiche.

Effetti centrali dell’ingestione di EC
Gli effetti centrali dell’assunzione di EC si manifestano attraverso la modulazione dei peptidi ipotalamici che regolano l’assunzione di cibo e il dispendio energetico. Anche gli assi ipotalamo-ipofisi-tiroide (HPT) e ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) sono influenzati dal consumo di CE.

In particolare, l’EC porta alla sottoregolazione dell’asse HPT, principalmente attribuita alla diminuzione del peso corporeo.

Tale perdita di peso diminuisce il rilascio di tiroxina (T4) , con conseguente impatto sull’ormone ipotalamico di rilascio della tireotropina (TRH) e sulla sintesi dell’ormone ipofisario stimolante la tiroide (TSH), creando così un blocco del meccanismo di feedback negativo all’interno dell’asse HPT.

Questo aggiustamento è probabilmente influenzato dall’aumento dell’attività della deiodinasi di tipo 2 nell’ipotalamo, che porta a livelli ridotti di T4 e una riduzione compensativa del rilascio di T3, promuovendo la sottoregolazione della trascrizione del gene TRH nel nucleo paraventricolare (PVN). Questi intricati aggiustamenti creano un “ambiente ormonale adattato”, facilitando le attività periferiche.

Effetti periferici dell’ingestione di EC
Le ramificazioni periferiche dell’ingestione di EC comportano l’attivazione della lipolisi del tessuto adiposo, un’accresciuta attività mitocondriale nel fegato e nel muscolo scheletrico, culminando in un aumento del dispendio energetico e dell’ossidazione dei grassi. L’attività potenziata della lipasi sensibile agli ormoni (HSL) nel tessuto adiposo, evidenziata dalla fosforilazione di Ser563, è attribuita all’attivazione indotta dalla CE delle vie di segnalazione della proteina chinasi attivata da AMP (AMPK) e della proteina chinasi A (PKA).

Questo meccanismo è simile all’azione di composti in altri botanici come il rosmarino, lo zafferano e la genisteina derivata dalla soia. Gli acidi grassi liberi risultanti vengono assorbiti dai tessuti metabolici, in particolare dal muscolo scheletrico e dal fegato, che mostrano contemporaneamente una maggiore attività mitocondriale e una diminuzione dell’accumulo di lipidi. Questi adattamenti sono fondamentali per promuovere il consumo di ossigeno di tutto il corpo e la flessibilità metabolica.

Interazione tra effetti centrali e periferici
Gli effetti di EC sui sistemi centrali e periferici si intrecciano per orchestrare un’intricata danza di regolazione del bilancio energetico. La riduzione dell’espressione del peptide ipotalamico, vale a dire pro-opiomelanocortina (POMC) e TRH, è responsabile dell’aumento dell’assunzione di cibo e della ridotta azione anoressigena, compensando la diminuzione del peso corporeo.

In particolare, nonostante la perdita di peso, l’ingestione di CE non innesca un aumento dei livelli di corticosterone, potenzialmente a causa dei suoi effetti ansiolitici attraverso l’attivazione del recettore GABAA. Questa interazione tra ormoni e peptidi alla fine influenza l’equilibrio energetico e il metabolismo nei topi.

Potenziale terapeutico e prospettive future
Lo studio sottolinea il potenziale terapeutico dell’EC come spezia nutraceutica per contrastare i disordini metabolici. Mentre due scenari chiariscono il meccanismo d’azione della CE, ulteriori indagini sono essenziali per svelare completamente i suoi effetti sfumati. La risposta dose-dipendente osservata sottolinea il suo potenziale come terapia non farmacologica. Per estendere questi risultati agli esseri umani, le tecniche di conversione della dose che impiegano la normalizzazione della superficie corporea possono guidare futuri studi clinici, consentendo la traduzione dei risultati dai topi a potenziali interventi umani.

Conclusione
In conclusione, questo studio illumina l’intricata interazione tra meccanismi centrali e periferici alla base della modulazione del bilancio energetico ottenuta attraverso l’ingestione di semi di cardamomo. Lo studio propone due scenari interpretativi evidenziando il potenziale dell’EC come intervento nutraceutico per i disordini metabolici.

La sinergia della modulazione del peptide centrale e dell’attività periferica sottolinea la natura sfaccettata degli effetti dell’EC sull’omeostasi energetica. Sono necessarie ulteriori ricerche per svelare le complessità più fini di questi meccanismi e il loro potenziale di traduzione per la salute umana.


link di riferimento: https://www.mdpi.com/1422-0067/24/4/3909

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