Israele si prepara alla possibilità di gravidanze nelle donne ostaggi violentate da Hamas

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Il 7 ottobre, i terroristi di Hamas hanno lanciato un attacco su più fronti contro Israele, penetrando nelle comunità israeliane e rapendo i civili. L’attacco è stato caratterizzato dalla sua brutalità, compreso il massacro di israeliani nelle loro case e nelle strade.

L’esercito israeliano ha riferito che almeno 203 persone sono state rapite da Hamas e portate a Gaza, tra cui diversi cittadini tedeschi. Durante l’attacco furono uccisi più di 300 israeliani e almeno 1.590 rimasero feriti.

Il massacro del 7 ottobre: ​​un resoconto straziante di brutalità e disumanità

Il 7 ottobre si è verificato un evento terrificante che ha lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva di una nazione. I terroristi di Hamas, guidati da un’agenda agghiacciante, hanno perpetrato un massacro caratterizzato dalla sua assoluta brutalità e portata. Gli eventi di quel giorno non furono solo atti di terrorismo, ma una discesa nella barbarie che sfida la comprensione.

Il massacro ha preso di mira indiscriminatamente innocenti di tutte le età, senza risparmiare nessuno. Uomini anziani, donne, bambini e persino neonati furono sottoposti agli atti di violenza più indicibili. Furono bruciati vivi, smembrati e presi in ostaggio in un’implacabile dimostrazione di crudeltà. L’orrore non si è fermato qui; sono stati denunciati atti di stupro e violenza sessuale e di genere estrema, aggiungendo una dimensione sinistra a una tragedia già spaventosa.

Il ministro della Difesa Yoav Galant, nelle ultime settimane, ha rivelato risultati inquietanti basati sugli interrogatori dei terroristi catturati e sui rapporti dell’intelligence. Questi risultati suggeriscono che i crimini sessuali commessi durante il massacro non erano atti di violenza casuali andati fuori controllo. Si trattava invece di una parte calcolata e pianificata dell’attacco, eseguita con intento deliberato e seguendo istruzioni specifiche.

L’intreccio tra violenza razziale e di genere è un filo oscuro nella storia umana, che spesso si manifesta durante i periodi di conflitto. Le donne, in particolare, si trovano ad affrontare una duplice minaccia in tali situazioni. Sono presi di mira non solo per il loro genere ma anche per la loro nazionalità. La violenza sessuale in tempo di guerra assume un ruolo più strategico, utilizzata come strumento per raggiungere obiettivi militari e per aggredire simbolicamente l’identità e l’integrità del nemico.

La dottoressa Naomi Halbert-Landau, accademica dell’Ono Academic College, ha esplorato questa intersezione tra violenza sessuale e genocidio. La sua ricerca, comprese le interviste con le donne yazidi che hanno sofferto sotto l’Isis, traccia parallelismi tra il genocidio yazidi e gli eventi vicino a Gaza. Si ferma prima di etichettare il massacro del 7 ottobre come genocidio, ma sottolinea le sue somiglianze con atti genocidi, soprattutto nell’uso sistematico della violenza sessuale come arma.

Gli schemi osservati nel massacro sono metodici in modo agghiacciante. Lo stupro di gruppo, una tattica spesso impiegata in contesti di genocidio, era prevalente. Il vice ispettore Moshe Pinchi del Dipartimento per le relazioni con i media della polizia ha raccontato testimonianze di stupri di gruppo, in cui le vittime venivano passate tra gli autori del reato in una macabra dimostrazione di dominio e umiliazione.

Ad aumentare ulteriormente l’orrore furono gli atti di mutilazione e profanazione dei corpi. Le testimonianze sulla scena dipingono un quadro raccapricciante di corpi carbonizzati, alcuni così gravemente mutilati che il loro sesso era indiscernibile. Questa brutalità, che ricorda le atrocità commesse dai nazisti, ha portato ad un’indagine completa a livello nazionale, che ha coinvolto più agenzie come l’ Agenzia per la sicurezza israeliana (ISA) e le Forze di difesa israeliane (IDF).

L’indagine, ancora in corso, ha raccolto migliaia di testimonianze, con prove che puntano non solo alla violenza fisica ma anche ai crimini sessuali commessi. Queste testimonianze, comprese quelle del personale ZAKA che ha recuperato i corpi, evidenziano un modello inquietante di violenza e abuso sessuale.

Chaim Otmazgin, comandante delle unità speciali ZAKA, ha condiviso le sue osservazioni, che confermano ulteriormente la portata dei crimini sessuali commessi. Corpi nudi e maltrattati sono stati trovati separati dagli altri membri della famiglia, una triste testimonianza della diffusa violenza sessuale avvenuta. Il modello di separazione e aggressione di donne e uomini era ricorrente, indicando un approccio sistematico a questi atti atroci.

Il trauma inflitto ai sopravvissuti e alla comunità è profondo e di vasta portata. Orit Soliciano, amministratore delegato dell’Associazione dei centri di crisi contro lo stupro, ha parlato delle sfide nell’affrontare un trauma così estremo. Le vittime, che devono fare i conti anche con la perdita dei propri cari e la distruzione delle loro case, sono all’inizio di un lungo e doloroso percorso di guarigione. Questo processo ricorda i decenni impiegati dai sopravvissuti all’Olocausto per parlare delle loro esperienze, compresi gli abusi sessuali subiti.

Il massacro del 7 ottobre rappresenta un duro promemoria degli abissi di disumanità che possono essere raggiunti in tempi di conflitto. È un appello alla comunità globale a riconoscere e affrontare l’uso della violenza sessuale come arma di guerra e a garantire che tali atrocità non si ripetano.

La meticolosa documentazione di questi crimini, simile alla registrazione delle atrocità naziste, serve non solo come testimonianza della storia, ma anche come voto solenne di ricordare e di chiedere giustizia per le vittime di questa indicibile tragedia.

Svelare la verità tra affermazioni e controdeduzioni

Nonostante le crescenti prove e testimonianze, Hamas ha fermamente negato qualsiasi coinvolgimento nell’uso della violenza sessuale durante il massacro del 7 ottobre. Hanno risposto a queste accuse sostenendo che Israele sta usando queste affermazioni per distogliere l’attenzione dalle proprie azioni a Gaza, dove sono state segnalate significative vittime civili. Questa posizione difensiva di Hamas è stata accolta con scetticismo e critiche, in particolare da parte delle organizzazioni internazionali per i diritti umani.

Tuttavia, c’è stato un notevole ritardo nella risposta di questi organismi internazionali. Ci sono voluti quasi due mesi perché riconoscessero e condannassero formalmente la violenza sessuale denunciata durante il massacro. Questo ritardo ha sollevato interrogativi sulla volontà della comunità internazionale di affrontare crimini così atroci in modo tempestivo ed efficace.

Carly Pildis, direttrice dell’impegno comunitario presso l’Anti-Defamation League, ha parlato apertamente delle prove della violenza sessuale perpetrata il 7 ottobre. L’Anti-Defamation League, nota per il suo lavoro nella lotta all’antisemitismo e all’estremismo, ha preso una posizione ferma riguardo questo argomento. Pildis ha sottolineato la gravità della situazione, affermando che le prove sono “schiaccianti e inconfutabili”. Le ferite fisiche subite dalle vittime – bacino rotto, genitali mutilati e altri segni di brutalizzazione – insieme alle strazianti testimonianze di stupri di gruppo, torture e omicidi, dipingono un quadro inquietante delle atrocità commesse.

Pildis ha anche sottolineato una tendenza preoccupante nella reazione della comunità internazionale a questi eventi. Sembra esserci riluttanza o esitazione a credere ai resoconti delle donne israeliane che hanno sofferto durante il massacro. Ha sottolineato la contraddizione nell’attuale etica sociale di credere in tutte le donne, sottolineando che questo principio è stato rapidamente abbandonato quando si è trattato delle vittime israeliane. Pildis attribuisce questa incoerenza all’antisemitismo e ai pregiudizi radicati, suggerendo che questi pregiudizi stanno influenzando le percezioni e le reazioni delle persone alle testimonianze delle vittime.

Questa situazione sottolinea una questione più ampia nel discorso internazionale sui diritti umani e sulla violenza contro le donne. Solleva importanti questioni sull’influenza dei pregiudizi politici e culturali nel riconoscere e affrontare i crimini di violenza sessuale, in particolare nelle zone di conflitto. Il caso del massacro del 7 ottobre serve a ricordare duramente la necessità di una risposta imparziale e tempestiva a tali atrocità, garantendo che le voci di tutte le vittime siano ascoltate e che venga chiesta giustizia indipendentemente dalle narrazioni o dalle affiliazioni politiche.

Situazione degli ostaggi

Tra gli ostaggi sono stati denunciati estesi maltrattamenti, compresi abusi psicologici e sessuali. Le condizioni di prigionia erano estreme, con casi di ostaggi tenuti nella totale oscurità, che hanno provocato gravi traumi psicologici.

È stato segnalato anche l’uso di droghe per controllare gli ostaggi, in particolare bambini e adolescenti. Questi farmaci includevano sedativi come le benzodiazepine e anestetici dissociativi come la ketamina.


TABELLA 1 – Rapporto dettagliato sulle aggressioni sessuali e sugli stupri durante l’attacco di Hamas del 7 ottobre

Il 7 ottobre, durante un attacco di Hamas, diverse persone sono state rapite a Gaza. Secondo quanto riferito, questi ostaggi sono stati sottoposti a una serie di abusi, tra cui l’essere stati drogati e subire aggressioni psicologiche e sessuali.

Impatto medico e psicologico

  • Droga degli ostaggi: secondo i rapporti, gli ostaggi sono stati drogati per mantenerli docili, con l’uso sospetto di benzodiazepine, una classe di sedativi, e, in un caso segnalato, di ketamina, un potente anestetico dissociativo.
  • Trauma psicologico: Renana Eitan, direttrice della divisione psichiatrica del Centro medico Ichilov di Tel Aviv, ha notato livelli di trauma senza precedenti tra gli ostaggi. I sintomi includevano psicosi, allucinazioni, autolesionismo e pensieri suicidi.
  • Violenza sessuale e stupro: ci sono stati più resoconti di stupro e violenza sessuale. Un medico che ha curato alcuni degli ostaggi rilasciati ha riferito che almeno 10 persone, sia uomini che donne, hanno subito aggressioni o abusi sessuali.

Conti delle vittime

  • La testimonianza di Chen Goldstein-Almog: Goldstein-Almog, un ex ostaggio, ha riferito di aver incontrato tre ostaggi che hanno rivelato di essere stati aggrediti sessualmente dai loro rapitori. Ha anche sentito parlare di un quarto caso simile. Questi resoconti indicano lesioni fisiche e abusi sessuali.

Genere e natura dell’abuso

  • Tra le vittime di questi abusi figurano ostaggi sia maschi che femmine, evidenziando la natura indiscriminata della violenza sessuale perpetrata.
  • L’abuso sessuale variava nella sua natura, dall’aggressione al potenziale stupro, ma rapporti coerenti indicano un modello di abuso grave e sistemico.

Negli ultimi mesi in Israele è emerso uno scenario profondamente angosciante, che ha attirato l’attenzione sia della comunità medica che della società in generale. L’attenzione si concentra sulla possibilità che le donne israeliane, prese in ostaggio e violentate da membri di Hamas, rimangano incinte a seguito di questi atti brutali.

“NON HO MAI VISTO NIENTE DEL GENERE” IN 20 ANNI DI CURA DELLE VITTIME DI TRAUMI, DICE RENANA EITAN, DIRETTRICE DELLA DIVISIONE PSICHIATRICA DEL CENTRO MEDICO ICHILOV DI TEL AVIV.

“L’ABUSO FISICO, SESSUALE, MENTALE E PSICOLOGICO DI QUESTI OSTAGGI TORNATI È SEMPLICEMENTE TERRIBILE”, AGGIUNGE. “DOBBIAMO RISCRIVERE IL LIBRO DI TESTO.”

Il contesto del conflitto e le sue conseguenze

Mentre Israele celebra il centesimo giorno dal massacro di Hamas, la situazione rimane disastrosa per i 136 ostaggi ancora detenuti dai terroristi di Hamas nella Striscia di Gaza. Tra questi ostaggi ci sono donne, avvolte ormai in un profondo stato di angoscia e preoccupazione. La questione, che non è stata sufficientemente discussa, è grave.

I rapporti del 7 ottobre dipingono un quadro terrificante, indicando che i terroristi hanno commesso atroci atti di stupro. Inoltre, le testimonianze di alcuni degli ostaggi restituiti suggeriscono che le donne hanno subito molestie sessuali e forse stupri durante la prigionia.

Queste valutazioni allarmanti hanno spinto i ginecologi israeliani a impegnarsi in serie discussioni interne nelle ultime settimane. Il fulcro di queste discussioni è la straziante possibilità che le prigioniere siano state violentate e possano essere incinte da diverse settimane. Questa situazione non solo pone preoccupazioni mediche immediate, ma solleva anche complesse questioni psicologiche ed etiche che devono essere affrontate con la massima cura e sensibilità.

Affrontare gli impatti immediati e a lungo termine

La risposta della comunità medica israeliana a questa situazione prevede la preparazione delle cure fisiche e psicologiche di queste donne al loro ritorno. Le potenziali gravidanze derivanti da tali circostanze traumatiche richiedono un approccio multidisciplinare, che coinvolge, tra gli altri, ostetrici, ginecologi, professionisti della salute mentale ed esperti legali.

Il sistema sanitario israeliano, noto per le sue cure mediche avanzate e la posizione liberale sui diritti riproduttivi, deve affrontare la sfida di fornire cure complete che affrontino sia il trauma fisico che quello psicologico di queste vittime. Ciò include non solo cure mediche e possibili interruzioni di gravidanza, ma anche sostegno psicologico a lungo termine per aiutare queste donne e le loro famiglie ad affrontare le conseguenze di un trauma così profondo.

Le implicazioni più ampie

Questa situazione mette anche in luce le implicazioni più ampie del conflitto e della prigionia. Sottolinea la necessità di attenzione e intervento a livello internazionale per affrontare le violazioni dei diritti umani e il costo fisico e psicologico di tali conflitti. La difficile situazione di queste donne ricorda duramente il costo umano, spesso trascurato, dei conflitti prolungati e l’importanza di dare priorità al benessere e alla dignità di tutti gli individui colpiti da tali crisi.

La risposta medica di Israele

In Israele, dove l’aborto è legale, si sono sviluppate intense discussioni all’interno della comunità medica su come gestire il ritorno degli ostaggi che potrebbero essere incinte a seguito di stupri. Gli ospedali di tutto il Paese si stanno preparando a questo scenario, con ginecologi e altri operatori sanitari che discutono sull’approccio migliore da adottare.

La legge israeliana sull’aborto

In Israele l’aborto è consentito fino al momento della nascita. Le leggi locali consentono l’interruzione della gravidanza fino alla 24a settimana attraverso regolari comitati per l’aborto. Oltre questo periodo, gli aborti sono supervisionati da commissioni speciali che considerano casi complessi, comprese le gravidanze derivanti da uno stupro.

Rischi di gravidanza in cattività

La gravidanza in queste condizioni presenta rischi significativi. Lo stress, le cattive condizioni igieniche e l’assenza di assistenza medica nella Striscia di Gaza amplificano i pericoli sia per la salute della madre che per quella del feto. Inoltre, la gravidanza in uno stato di immunosoppressione specifica aumenta il rischio di infezioni gravi.

Il trauma psicologico

Il trauma psicologico affrontato dagli ostaggi, in particolare da coloro che potrebbero essere incinte a causa dello stupro da parte dei terroristi, è una grave preoccupazione in Israele. Le conseguenze emotive di tali eventi traumatici sono profonde e inimmaginabilmente impegnative, non solo per le vittime ma anche per le loro famiglie.

Sfortunatamente, il sistema di salute mentale israeliano è attualmente sottoposto a notevoli pressioni, alle prese con carenza di risorse, lunghi tempi di attesa e servizi insufficienti per soddisfare i bisogni dell’intera popolazione che necessita di sostegno.

Questa situazione è ulteriormente aggravata dai recenti attacchi, che hanno lasciato molte persone bisognose di supporto urgente per la salute mentale. Gli operatori sanitari in Israele lavorano instancabilmente per rispondere agli enormi bisogni dei loro pazienti, compresi coloro che sono stati testimoni di eventi traumatici e sono perseguitati da questi ricordi. Oltre 200 ostaggi israeliani, tra cui donne, bambini e anziani, alcuni con condizioni di salute preesistenti, rimangono in prigionia, aggravando la crisi di salute mentale. La necessità di un’assistenza sanitaria mentale immediata e completa è fondamentale, evidenziando la necessità di una risposta rafforzata per sostenere le persone colpite da questi tragici eventi.


TABELLA 2 – Referto medico dettagliato: trauma psicologico negli ostaggi e nelle vittime di stupro

Risposta psicologica immediata

Disturbo acuto da stress :

  • Sintomi : include dissociazione, ansia, intorpidimento e rivivenza dell’evento traumatico.
  • Evento : in genere si verifica immediatamente dopo il trauma.
  • Durata : può essere un precursore del disturbo da stress post-traumatico se i sintomi persistono.

Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) :

  • Caratteristiche : Si manifesta attraverso flashback, incubi, grave ansia e pensieri incontrollabili sull’evento traumatico.
  • Prevalenza : comune negli ostaggi e nelle vittime di stupro.

Effetti psicologici a lungo termine

PTSD cronico, depressione e disturbi d’ansia :

  • Impatto : possono compromettere gravemente il funzionamento quotidiano e la qualità della vita.
  • Trattamento : spesso richiede una terapia psicologica a lungo termine e, in alcuni casi, farmaci.

Disturbo da stress post-traumatico complesso :

  • Rilevanza : particolarmente pertinente in casi di traumi prolungati come prigionia o abusi ripetuti.
  • Sintomi : include disregolazione emotiva, sfiducia e difficoltà nelle relazioni.

Gravidanza a seguito di stupro

Impatto psicologico :

  • Emozioni : le vittime possono lottare con il senso di colpa, la vergogna, la rabbia e la paura.
  • Promemoria trauma : la gravidanza può ricordare continuamente alla vittima l’evento traumatico.

Sfide decisionali :

  • Complessità : le decisioni sulla gravidanza possono essere complicate dal trauma e dalle pressioni sociali.

Precedenti storici e confronti

Zone di conflitto :

  • Esempi : Genocidio ruandese (1994) : questo genocidio ha provocato l’omicidio di massa di Tutsi, Hutu moderati e Twa. I sopravvissuti spesso hanno subito gravi traumi psicologici, tra cui disturbo da stress post-traumatico, depressione e disturbi d’ansia. L’impatto sociale è stato profondo, distruggendo la coesione sociale e la stabilità economica. Molti sopravvissuti hanno dovuto affrontare difficoltà nel reintegrarsi nelle comunità, spesso a causa della stigmatizzazione e dei traumi.
  • Guerre jugoslave (1991-2001) : questi conflitti comprendevano una serie di conflitti etnici, guerre di indipendenza e insurrezioni. I sopravvissuti, soprattutto le vittime di violenza sessuale, hanno sofferto di effetti psicologici a lungo termine. Problemi come disturbo da stress post-traumatico, depressione e disturbo da stress post-traumatico complesso erano comuni. Queste sfide relative alla salute mentale hanno ostacolato l’integrazione sociale e la partecipazione economica, incidendo sui più ampi sforzi di ricostruzione e riconciliazione del dopoguerra.

Raccomandazioni per la cura

Supporto psicologico immediato : fondamentale per iniziare il prima possibile il post-trauma.

Assistenza sanitaria mentale a lungo termine : necessaria per affrontare le condizioni croniche e favorire le strategie di coping.

Sistemi di supporto sociale : fondamentali per il recupero e il reinserimento.

Considerazioni etiche e sociali

Stigmatizzazione : i sopravvissuti possono affrontare lo stigma sociale, che ha un impatto sulla salute mentale e sul reinserimento.

Supporto legale ed etico : proteggere i diritti e la dignità dei sopravvissuti è fondamentale.


Preparazione da parte di professionisti medici

Le équipe mediche in Israele si stanno preparando per questo scenario. Sebbene l’aspetto medico dell’interruzione di gravidanza sia ben definito, l’attenzione è posta sul supporto psicologico necessario per le donne che hanno subito tale trauma.

La comunità internazionale e il diritto di intervento

Il caso solleva anche questioni etiche e legali sulla responsabilità della comunità internazionale. Esperti come la professoressa Hagai Levine hanno espresso la necessità di interventi internazionali per garantire la sicurezza e il benessere di queste donne. Viene sottolineata l’urgenza di riportare a casa le donne incinte per garantire loro un’adeguata assistenza medica e supporto psicologico.

Sfide per il sistema sanitario israeliano

Nonostante la legge israeliana progressista sull’aborto, il sistema sanitario del Paese si trova ad affrontare una sfida senza precedenti. Il trauma psicologico derivante da una gravidanza indesiderata in tali circostanze richiede risorse e competenze specifiche. Ci sono preoccupazioni attuali sull’adeguatezza delle risorse disponibili nel sistema di salute mentale israeliano per affrontare l’ondata di bisogni.

Il futuro per le donne colpite

Per queste donne la strada verso la guarigione sarà lunga e complessa. Oltre alle decisioni mediche immediate, come l’interruzione della gravidanza, è necessario un sostegno psicologico prolungato. Queste esperienze lasceranno cicatrici durature, non solo sulle donne direttamente coinvolte, ma anche sulle loro famiglie e sulla comunità più ampia.

Conclusione

La situazione di queste donne in ostaggio e delle loro potenziali gravidanze rappresenta una tragedia umana che trascende le questioni politiche ed evidenzia la complessità e la gravità degli impatti del conflitto. Mentre Israele si prepara a gestire le conseguenze mediche e psicologiche, la comunità internazionale è chiamata a riconoscere e rispondere a queste sfide umanitarie. La solidarietà e il sostegno a queste vittime sono essenziali per contribuire a guarire le ferite aperte da un conflitto prolungato e violento.


ALLEGATO 1 – I rapimenti di Hamas e il diritto internazionale

L’attacco di Hamas costituisce una violazione gravissima del diritto internazionale in generale, e del diritto penale internazionale in particolare, oltre che di ogni fondamentale codice morale umano. Il massacro di massa su questa scala soddisfa la definizione di genocidio, in quanto era esplicitamente diretto contro gli ebrei ed era basato su un’ideologia razzista e antisemita, come appare nella carta di Hamas.[3] Si tratta inoltre di una violazione delle regole più elementari della guerra, che vietano gli attacchi diretti specificamente contro i civili.[4] L’enorme portata degli orrori inflitti colloca l’attacco nel quadro dei crimini contro l’umanità, tra cui omicidio, tortura, violenza sessuale e altro ancora.[5]

In questo documento ci concentriamo esclusivamente sullo status degli ostaggi.

 I Crimini

Diversi ambiti del diritto internazionale sono rilevanti per lo status degli ostaggi a Gaza.

Crimini di guerra

Israele e Hamas sono in conflitto armato da diversi anni.[6] L’intensità dei combattimenti degli ultimi giorni, a seguito dell’attacco di Hamas del 7 ottobre, non fa che rafforzare questa concezione. Durante un conflitto armato o una guerra tra uno Stato e un’organizzazione non statale come Hamas, si applicano le regole del conflitto armato o del diritto internazionale umanitario. Queste regole si applicano a tutte le parti coinvolte in un simile conflitto, siano essi stati o organizzazioni non statali.[7]

Le regole di combattimento del diritto internazionale stabiliscono che durante un conflitto armato è vietato prendere ostaggi.[8] Ciò è definito dal Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) come “il sequestro, la detenzione o altrimenti il ​​trattenimento di una persona (l’ostaggio) accompagnato dalla minaccia di uccidere, ferire o continuare a detenere quella persona al fine di costringere un terzo parte a compiere o ad astenersi dal compiere qualsiasi atto come condizione esplicita o implicita per il rilascio, la sicurezza o il benessere dell’ostaggio.”[9]

  • Sequestro di una persona:  il termine “ostaggio” non comprende solo i civili. Hamas è un’organizzazione terroristica e quindi non ha la possibilità di prendere “prigionieri di guerra” come merce di scambio.[10] In ogni caso, tutti gli ostaggi presi da Hamas vengono detenuti in modo illegale.
  • Costringere un terzo a compiere un atto:  Hamas tiene in ostaggio civili. Come osservato, secondo la definizione del CICR, e anche in conformità con la giurisprudenza prodotta dai tribunali internazionali, non è necessario attendere una  richiesta esplicita  da parte di Hamas per una sorta di riscatto per il loro rilascio. Sulla base dell’esperienza passata, l’obiettivo di Hamas nel tenere ostaggi è quello di ottenere il rilascio dei prigionieri palestinesi detenuti da Israele. Nel caso attuale, il suo obiettivo potrebbe anche essere quello di stipulare una sorta di “polizza assicurativa” per la sicurezza della leadership di Hamas.
  • Non danneggiare gli ostaggi:  gli ostaggi sono già stati danneggiati fisicamente dai terroristi di Hamas, le cui azioni hanno incluso omicidi, violenza sessuale, torture e abusi. Numerosi video pubblicati sui media lo hanno già dimostrato. Pertanto, non vi è dubbio che gli ostaggi corrono un pericolo reale e non soffrono solo per la continua negazione della loro libertà a causa del mancato rilascio. Inoltre, vengono trattenuti in un’area in cui si svolgono combattimenti attivi, il che mette a rischio la loro sicurezza. 

Altri crimini di guerra

Secondo i video che documentano i rapimenti e le testimonianze dei sopravvissuti al massacro, Hamas ha commesso anche i seguenti crimini di guerra durante e dopo i rapimenti:[11]

  • Uccisione di ostaggi:  ci sono prove video che gli ostaggi sono stati giustiziati dopo essere stati rapiti.
  • Violenza verso gli ostaggi:  ci sono prove video di percosse, calci e incendi di ostaggi.
  • Grave violazione della dignità umana:  ciò include la mutilazione dei corpi degli ostaggi dopo il rapimento.
  • Stupro e violenza sessuale: [12] i video pubblicati contengono prove che le donne rapite hanno subito stupri e violenze sessuali.

Crimini contro l’umanità

I crimini contro l’umanità sono gravi violazioni dei diritti umani “commesse nell’ambito di un attacco diffuso e sistematico diretto contro qualsiasi popolazione civile”.[13] L’attacco di Hamas è stato infatti molto diffuso: è stato compiuto da oltre un migliaio di terroristi e fu diretto contro un gran numero di civili israeliani (più di mille dei quali furono assassinati). È stato organizzato, pianificato in anticipo e ha preso di mira la popolazione civile come parte della politica generale di Hamas di colpire le popolazioni civili, che Hamas ha perseguito per diversi decenni e ha continuato con il lancio di razzi contro le popolazioni civili. Durante questo attacco sono state commesse numerose violazioni. Pertanto, rientra nella rubrica giuridica dei crimini contro l’umanità.

I crimini specifici contro l’umanità commessi nel contesto dei rapimenti, come parte di un attacco su vasta scala contro una popolazione civile, includono:

Sparizione forzata di persone

Ciò è definito dalla Corte Penale Internazionale (CPI) come segue:

Per “sparizione forzata di persone” si intende l’arresto, la detenzione o il rapimento di persone da parte o con l’autorizzazione, il sostegno o l’acquiescenza di uno Stato o di un’organizzazione politica, seguito dal rifiuto di riconoscere tale privazione della libertà o di fornire informazioni sulla il destino o il luogo in cui si trovano tali persone, con l’intenzione di sottrarle alla tutela della legge per un periodo di tempo prolungato. [14]

I rapimenti compiuti il ​​7 ottobre rispondono a questa definizione. Hamas è un’organizzazione politica e può essere ritenuta responsabile di questo crimine. Ci sono prove considerevoli – compresi i video distribuiti dallo stesso Hamas – che tiene gli ostaggi sotto il suo controllo. Hamas si rifiuta di rivelare l’ubicazione degli ostaggi o la loro situazione medica, e non c’è dubbio che intende trattenerli per un periodo prolungato.

Tortura

La tortura è definita dalla CPI come “l’inflizione intenzionale di grave dolore o sofferenza, fisica o mentale, a una persona in custodia o sotto il controllo dell’accusato”.[15] Secondo le testimonianze video, gli ostaggi sono stati picchiati e sottoposto a grande violenza fisica.

Persecuzione

La persecuzione è “la privazione intenzionale e grave dei diritti fondamentali contrari al diritto internazionale a causa dell’identità del gruppo o della collettività”.[16] Gli ostaggi israeliani sono stati rapiti sulla base della loro identità di israeliani e come parte del sistematico piano di Hamas lotta contro Israele. Non esiste alcuna ragione personale per negare la libertà agli ostaggi; piuttosto, sono stati presi perché appartengono alla collettività dei cittadini israeliani.

Hamas sta quindi commettendo il crimine di persecuzione contro gli ostaggi e ha commesso il crimine di tortura contro almeno alcuni di loro.

Genocidio

Come già detto, l’attacco di Hamas risponde ai criteri del reato di genocidio. Il termine “genocidio” comprende la perpetrazione di determinati crimini che comportano vittime di massa, commessi con l’intenzione di distruggere tutto o parte di un determinato gruppo di popolazione. Sotto il termine genocidio rientra anche l’allontanamento di un gruppo da una determinata area geografica.[17]

Nella misura in cui l’attacco di Hamas è stato effettuato con l’intenzione che la regione di confine di Gaza non contenesse più ebrei e cittadini israeliani – uccidendoli o rapindoli, o terrorizzando altri residenti – o come prima fase nell’attuazione del piano di Hamas distruggere Israele, allora esistono le basi per classificarlo come genocidio. In ogni caso, gli atti di omicidio di massa compiuti rientrano nel reato di genocidio.

Per quanto riguarda la base fattuale, non è necessario che venga commesso un omicidio perché sia ​​stato commesso il crimine di genocidio. Il genocidio include anche “causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo”. Il rapimento di membri del gruppo provoca gravi danni mentali e l’abuso fisico sopra descritto costituisce un grave danno fisico.

Responsabilità penale [18]

Ovviamente, la responsabilità penale per crimini internazionali della portata sopra descritta ricade sugli autori del crimine. Tuttavia, questa responsabilità non si limita esclusivamente agli stessi autori del reato, ma si applica anche a circoli più ampi:

  • Comandanti e altre persone coinvolte nei crimini:  tutti gli alti ufficiali di Hamas che sono stati coinvolti nella pianificazione e nel comando dei crimini, o addirittura sapevano in anticipo della possibilità che i crimini sarebbero stati commessi e non hanno agito per prevenirli, è penalmente responsabile della loro commissione. Questa responsabilità si applica sia alla catena di comando di Hamas che alla leadership “civile” di Hamas, che esercita l’autorità su Hamas ed è coinvolta nell’uso della forza.[19]
  • Agenti di Hamas:  il diritto penale internazionale ritiene responsabili non solo gli autori diretti dei crimini e i loro comandanti, ma anche circoli più ampi di agenti di Hamas. In primo luogo, la responsabilità è attribuita a chiunque abbia contribuito alla commissione di crimini, nella consapevolezza che sarebbero stati commessi. In secondo luogo, per quanto riguarda alcuni dei reati, esiste una responsabilità più ampia che ricade su chiunque abbia dato un contributo significativo all’attività di Hamas, quando era consapevole della sua natura di organizzazione terroristica, anche se non era a conoscenza della pianificazione della commissione. di un reato specifico.[20]

 Doveri generali che incombono agli Stati

L’applicazione della responsabilità penale internazionale significa che tutti i paesi del mondo hanno il dovere di fare tutto il possibile per prevenire violazioni del diritto internazionale. L’intera comunità internazionale ha il dovere di prevenire la grave e continua violazione del diritto internazionale rappresentata dalla continua detenzione di ostaggi da parte di Hamas. Ciò include il dovere di esercitare pressioni su Hamas, o su qualsiasi stato o altra entità giuridica che gli consenta di operare dal suo territorio, lo aiuti o agisca in coordinamento con esso, riguardo agli ostaggi ancora vivi. La comunità internazionale ha anche il dovere di agire a posteriori per portare in giudizio tutti coloro che sono stati coinvolti nella commissione di questi crimini.

 Doveri di Hamas prima del rilascio completo degli ostaggi

Finché Hamas non rilascia gli ostaggi, e senza diminuire la sua responsabilità penale per i rapimenti stessi, le si applicano una serie di doveri:

  • Prendersi cura dei bisogni essenziali e delle cure mediche:  gli ostaggi sono sotto il controllo di Hamas, che ha quindi il dovere di prendersi cura del loro benessere e dei loro bisogni essenziali, nonché di preservare la loro dignità umana. Nei confronti delle donne e dei bambini vige un dovere particolare di preservarne la dignità. Gravi violazioni di questi doveri costituiscono crimini separati e indipendenti ai sensi del diritto internazionale.
  • Fornitura di informazioni:  la mancata fornitura di informazioni sulle condizioni degli ostaggi costituisce un ulteriore danno agli ostaggi e alle loro famiglie. Ciò significa che gli ostaggi non possono ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno e infligge un’enorme sofferenza mentale alle loro famiglie.

Riferimento

https://en.idi.org.il/articles/51162#_ftn3

  • [3] The Hamas charter of 1988, which is the founding document of the Hamas movement, presents a clearly antisemitic worldview. Jews are compared to Nazis and blamed for revolutions and wars around the world. The fundamental ideology contained in the charter is one of violent jihad regarding all of Palestine and the destruction of the State of Israel. See The Hamas Charter (1988), Intelligence and Terrorism Information Center at the Center for Special Studies, March 21, 2006, https://www.terrorism-info.org.il/Data/pdf/PDF_06_032_2.pdf.
  • [4] International Committee of the Red Cross, Protocols Additional to the Geneva Conventions of 12 August 1949, Part IV, Article 48 (2010), https://www.icrc.org/en/doc/assets/files/other/icrc_002_0321.pdf.
  • [5] A separate article will be dedicated to the crimes committed during the attack itself.
  • [6] Eyal Benvenisti, “’When you lay siege to a city, you shall not cut down its trees’: On proportionality in long-term sieges,” Iyunei Mishpat 43 (2020): 461 [Hebrew].
  • [7] For more details, see: Hilli Moodrick-Even Khen, “Rules of War,” in Robbie Sabel and Yael Ronen (eds.), International Law, pp. 367–373 (Tzafririm: Nevo, 2016) [Hebrew].
  • [8] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 8 Section 2(c)(iii), https://www.icc-cpi.int/sites/default/files/RS-Eng.pdf.
  • [9] ICRC, Geneva Conventions of 1949, Additional Protocols and Their Commentaries, Convention (III) Relative to the Treatment of Prisoners of War, Article 3, Paragraph 686, https://ihl-databases.icrc.org/en/ihl-treaties/gciii-1949/article-3/commentary/2020?activeTab=1949GCs-APs-and-commentaries#_Toc44265136.
  • [10] Moodrick-Even Khen, “Rules of War,” p. 375.
  • [11] For a review of the topic of war crimes, see Amichai Cohen, “International Criminal Law,” in Robbie Sabel and Yael Ronen (eds.), International Law, p. 473 (Tzafririm: Nevo, 2016) [Hebrew].
  • [12] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 8 Section 2(e)(vi).
  • [13] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 7. It should be noted that crimes against humanity can also be committed during combat.
  • [14] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 7(2)(i).
  • [15] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 7(2)(e).
  • [16] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 7(2)(g).
  • [17] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 6.
  • [18] For more details, see Amichai Cohen, “International Criminal Law.”
  • [19] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 28.
  • [20] Rome Statute of the International Criminal Court, Article 25.

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