La diplomazia del gas nel Mediterraneo orientale: svelare miti e realtà della marina di Gaza e del dominio energetico israeliano

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Il contesto delle accuse sui social media

Il recente dibattito sulle piattaforme dei social media è stato pieno di accuse secondo cui le azioni militari di Israele nell’enclave di Gaza sarebbero guidate dal desiderio di impadronirsi di un giacimento di gas offshore. Queste affermazioni hanno guadagnato notevole popolarità, con vari commentatori e influencer che tessono una narrazione che intreccia il conflitto con interessi geostrategici, concentrandosi in particolare sulle riserve di gas naturale.

Ad esempio, Hacen Soli, un dentista egiziano, ha raccolto oltre 500.000 visualizzazioni su TikTok sostenendo che l’obiettivo di Israele a Gaza è sfruttare le riserve di gas naturale. Allo stesso modo, CJ Werleman, un commentatore australiano, e Richard Medhurst, un giornalista siro-britannico, hanno diffuso teorie su YouTube e Instagram che collegano il conflitto alle più ampie ambizioni occidentali di promuovere le esportazioni di gas israeliano e di indebolire altri attori regionali nel mercato del gas.


TABELLA DEI CONTENUTI


Analisi della teoria: la marina di Gaza e le capacità israeliane nel settore del gas

Svelare il potenziale non sfruttato di Gaza Marine

Il Gaza Marine, un giacimento di gas naturale situato al largo della costa della Striscia di Gaza, è stato scoperto per la prima volta nel 2000 dalla British Gas. Con una riserva stimata di 32 miliardi di metri cubi di gas naturale, Gaza Marine rappresenta una risorsa energetica significativa nella regione. Nonostante il suo potenziale, il campo è rimasto inutilizzato per oltre due decenni, in gran parte a causa delle complessità geopolitiche e delle preoccupazioni di sicurezza di Israele.

La posizione di Israele e il cambiamento nel 2023

La ragione principale del mancato sviluppo del Gaza Marine è stata la preoccupazione di Israele riguardo all’impatto del giacimento sulle dinamiche energetiche regionali. Si temeva che i ricavi generati dal giacimento potessero rafforzare Hamas, un gruppo che Israele considera un’organizzazione terroristica, e potenzialmente minare l’indipendenza energetica di Israele. Tuttavia, con un cambiamento epocale nel giugno 2023, Israele ha modificato la sua posizione di lunga data dando il consenso preliminare per lo sviluppo della Gaza Marine. Questa decisione, presa in collaborazione con l’Autorità Palestinese e un consorzio egiziano, ha segnato un cambiamento significativo nell’approccio di Israele al campo.

Guerre per il petrolio e il gas: le dinamiche strategiche dell’approvazione israeliana della marina di Gaza

Con un significativo cambiamento politico, nel giugno 2023 Israele ha concesso l’approvazione preliminare per lo sviluppo del giacimento di gas Gaza Marine, un giacimento di gas naturale offshore vicino alla costa di Gaza. Questo giacimento, che si stima contenga oltre 1 trilione di piedi cubi di gas naturale, è più che sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico dei territori palestinesi, con potenziale per le esportazioni. La decisione di sviluppare Gaza Marine è vista come una spinta per l’economia palestinese in difficoltà.

Il contesto politico ed economico

Il giacimento marino di Gaza, scoperto alla fine degli anni ’90, è stato oggetto di prolungate dispute politiche e conflitti, lasciandolo sottosviluppato per oltre due decenni. Una delle maggiori preoccupazioni per Israele era stata la possibilità che i proventi del giacimento andassero a beneficio di Hamas, che controlla la Striscia di Gaza. Tuttavia, nuovi negoziati facilitati dall’Egitto hanno portato ad una svolta, indicando un cambiamento nella posizione di Israele.

Le implicazioni geopolitiche

L’approvazione dello sviluppo di Gaza Marine da parte di Israele può servire a molteplici scopi geopolitici. In primo luogo, potrebbe essere visto come un tentativo di placare le preoccupazioni degli Stati Uniti riguardo all’espansione degli insediamenti da parte di Israele, poiché entrambi gli annunci coincidono nella stessa settimana. In secondo luogo, potrebbe far parte di una strategia più ampia per stabilizzare la situazione politica a Gaza, che coinvolge diverse fazioni come Hamas e la Jihad islamica palestinese.

Lo sviluppo potrebbe anche essere legato a una politica regionale più ampia, potenzialmente collegata ad accordi di normalizzazione con l’Arabia Saudita o ad accordi commerciali energetici con la Turchia. Questa mossa segue anche il precedente stabilito dall’accordo sulla delimitazione marittima del Libano dell’ottobre 2022, suggerendo una tendenza a utilizzare lo sviluppo economico come strumento per promuovere relazioni più pacifiche nella regione.

Vantaggi economici e sfide

Si prevede che lo sviluppo del giacimento di gas di Gaza Marine genererà entrate e profitti significativi per la Palestina durante la sua vita. Ciò può potenzialmente risollevare l’economia palestinese e creare un ambiente più stabile nella regione. Tuttavia, la sfida più grande per il governo israeliano sarà quella di giustificare questa decisione alla sua base di destra, soprattutto perché l’anno precedente si era opposto a un accordo simile con il Libano.

La decisione di sviluppare il giacimento di gas marino di Gaza evidenzia la complessa interazione tra interessi economici, strategie geopolitiche e stabilità regionale in Medio Oriente. Sottolinea il potenziale delle risorse marittime come mezzo per promuovere la cooperazione e lo sviluppo economico in regioni politicamente tese. Il successo di questo progetto dipenderà dalla continua cooperazione tra le parti coinvolte e dalla capacità di destreggiarsi nell’intricato panorama politico della regione.

Il contesto geostrategico e interpretazioni errate

L’evoluzione della politica israeliana nei confronti di Gaza Marine

La politica di Israele riguardo al giacimento di gas marino di Gaza, situato al largo della Striscia di Gaza, ha subito cambiamenti significativi nel corso degli anni. Scoperto inizialmente nel 2000 dalla British Gas, il giacimento è rimasto sottosviluppato, principalmente a causa delle preoccupazioni di sicurezza e di considerazioni geopolitiche di Israele. I timori derivavano dal rischio che i proventi del gas andassero a vantaggio di Hamas, che Israele considera un’organizzazione terroristica.

Interpretazioni errate nel più ampio conflitto israelo-palestinese

Il recente cambiamento nella posizione di Israele, compreso il consenso preliminare per lo sviluppo di Gaza Marine, è stato soggetto a varie interpretazioni errate, soprattutto nel contesto del conflitto israelo-palestinese in corso. Alcuni analisti e commentatori dei social media ipotizzano che le azioni militari di Israele a Gaza siano motivate dal desiderio di controllare il giacimento di gas. Tuttavia, questa prospettiva trascura il contesto più ampio del settore energetico israeliano e le sue attuali capacità.

La mossa strategica di Israele: concessione di licenze di esplorazione petrolifera offshore a BP ed ENI

Il 29 ottobre dell’anno precedente, il settore energetico israeliano ha segnato una pietra miliare significativa quando il Ministero dell’Energia ha annunciato l’assegnazione di due licenze per l’esplorazione petrolifera. I beneficiari di queste licenze sono emersi la British Petroleum (BP) e la compagnia petrolifera nazionale italiana ENI. Questa decisione del governo israeliano rappresenta un passo strategico nel rafforzamento delle sue relazioni internazionali e sottolinea la fiducia dei giganti dell’industria globale nel settore energetico israeliano.

Implicazioni della decisione

  • Rafforzare la fiducia internazionale : il coinvolgimento di BP ed ENI, entrambi i principali attori dell’industria petrolifera globale, segnala un voto di fiducia nel potenziale di Israele come luogo praticabile per l’esplorazione energetica. Si prevede che questa mossa attirerà ulteriori investimenti esteri nel settore energetico del paese.
  • Importanza geopolitica : l’assegnazione di queste licenze a importanti società internazionali come BP ed ENI ha implicazioni geopolitiche più ampie. Significa l’intenzione di Israele di rafforzare i legami con i paesi europei e diversificare i suoi partenariati energetici.
  • Potenziale per un hub energetico regionale : impegnandosi con le multinazionali dell’energia, Israele si sta posizionando come un potenziale hub regionale per l’esplorazione e la produzione di energia. Ciò potrebbe avere effetti di vasta portata sulla sua posizione economica e strategica nella regione.

Contesto e contesto

  • Il panorama energetico israeliano : il settore energetico israeliano è noto principalmente per le sue importanti scoperte di gas naturale, in particolare i giacimenti di gas Leviathan e Tamar. La mossa di espandersi nell’esplorazione petrolifera indica una diversificazione del portafoglio energetico di Israele.
  • Precedenti sforzi di esplorazione : Israele ha periodicamente rilasciato licenze di esplorazione come parte della sua strategia per sfruttare potenziali riserve di idrocarburi. Il coinvolgimento dei giganti petroliferi globali segna una nuova fase in questi sforzi, portando potenzialmente ad attività di esplorazione e produzione più estese.

Reazioni e risposte

  • Prospettiva del settore : l’industria energetica ha visto positivamente questo sviluppo, considerandolo un’opportunità per esplorare nuovi territori ed espandere le operazioni globali.
  • Preoccupazioni ambientali : allo stesso tempo, potrebbero esserci preoccupazioni ambientali legate all’esplorazione petrolifera offshore. Richiede rigorose salvaguardie ambientali e supervisione normativa per mitigare i potenziali impatti ecologici.
  • Dinamiche regionali : la decisione potrebbe influenzare le relazioni di Israele con i paesi vicini, in particolare quelli con interessi acquisiti nelle risorse energetiche della regione del Mediterraneo.

La concessione delle licenze esplorative a BP ed ENI rappresenta uno sviluppo significativo nel settore energetico israeliano, con implicazioni che vanno oltre i meri interessi economici. Simboleggia un allineamento strategico con i principali attori globali dell’industria petrolifera e riflette il ruolo crescente di Israele nel panorama energetico regionale. Con l’inizio delle attività di esplorazione, l’impatto di questa decisione sull’economia, sulle relazioni internazionali e sulle politiche ambientali di Israele sarà attentamente monitorato.

Le realtà del settore energetico israeliano

Il settore energetico israeliano ha subito una trasformazione significativa negli ultimi due decenni, evolvendosi da importatore netto di combustibili fossili a paese autosufficiente ed esportatore di gas naturale. Questa transizione è stata guidata principalmente dallo sviluppo delle sue risorse di gas offshore, in particolare dei giacimenti Tamar e Leviathan.

Il settore del gas israeliano: il nuovo capitolo degli investimenti internazionali

Investimenti trasformativi nel settore del gas israeliano

Il panorama del settore del gas israeliano ha subito una trasformazione significativa, soprattutto con il crescente interesse da parte delle compagnie energetiche internazionali. Ciò segna una svolta rispetto al passato in cui il settore era dominato principalmente da aziende locali e più piccole. Il cambiamento nelle dinamiche del settore è attribuito al crescente interesse e agli investimenti da parte dei principali attori globali, superando le precedenti esitazioni dovute ai rischi per la sicurezza e alla complessa situazione geopolitica.

L’ingresso della Chevron e il suo impatto

  • Acquisizione di Noble Energy da parte di Chevron : nel 2020, si è verificato un cambiamento importante quando il gigante energetico americano Chevron è entrato nel mercato israeliano attraverso l’acquisizione di Noble Energy, una società più piccola con sede a Houston. Questa acquisizione ha rappresentato un punto di svolta per il settore del gas israeliano. Noble Energy, insieme ai suoi partner tra cui quella che oggi è conosciuta come NewMed Energy, ha svolto un ruolo cruciale nella scoperta dei giganteschi giacimenti di gas israeliani: Tamar nel 2009 e Leviathan nel 2010. In seguito, Chevron, insieme ai suoi partner, è arrivata a controllare praticamente tutti delle riserve e della produzione di gas di Israele.

Il coinvolgimento di Mubadala Energy

  • Partecipazione di Mubadala Energy nel giacimento di Tamar : nel marzo 2021, Mubadala Energy, una filiale della Mubadala Investment Company di proprietà del governo di Abu Dhabi, ha acquisito una partecipazione del 22% nel giacimento di Tamar. Questo accordo, del valore di oltre 1 miliardo di dollari, segnò all’epoca il più grande investimento tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele. Questo investimento di Mubadala è stato significativo, non solo dal punto di vista economico, ma anche politico, segnalando un rafforzamento dei legami tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti.

L’ultimo round di licenze di Israele e le prospettive future

  • Nuovi offerenti nella tornata di licenze : nel dicembre 2022, Israele ha lanciato una nuova tornata di licenze per l’esplorazione di petrolio e gas. In particolare, cinque delle nove società che hanno presentato offerte erano nuove sul mercato israeliano, tra cui BP e la compagnia petrolifera nazionale azera SOCAR.
  • Interesse di BP e ADNOC in NewMed Energy : consolidando ulteriormente l’interesse internazionale, BP e Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) hanno fatto un’offerta a marzo per acquistare una partecipazione del 50% in NewMed Energy.

Sfide e mosse strategiche

  • Le sfide dell’export di Israele : Israele deve affrontare sfide per penetrare nei mercati asiatici ed europei, che richiedono lo sviluppo delle capacità di produzione di gas naturale liquefatto (GNL). Il progetto del gasdotto del Mediterraneo orientale (EastMed), volto a fornire il gas israeliano ai mercati europei, è ancora in fase di sviluppo e deve affrontare diverse sfide politiche ed economiche.
  • Garantire gli investimenti internazionali : il coinvolgimento di compagnie internazionali come Chevron e Mubadala Energy ha aumentato le prospettive di Israele di assicurarsi ulteriori affari e investimenti lucrosi nel settore del gas.

Transizione dal carbone al gas naturale e alle energie rinnovabili

Il Ministero dell’Energia israeliano mira a sostituire principalmente il carbone con il gas naturale entro il 2030, puntando a un mix composto per il 70% da gas naturale e per il 30% da fonti energetiche rinnovabili. Questo cambiamento è in linea con gli obiettivi ambientali più ampi di Israele, inclusa la riduzione delle emissioni di gas serra. Nel 2022, l’energia generata dal carbone rappresentava solo il 21,8% dell’energia israeliana, un calo significativo rispetto al 61% del 2012.

Prospettive di energia rinnovabile

Nonostante disponga di un notevole potenziale di energia solare, Israele ha dovuto affrontare sfide nel raggiungere i suoi obiettivi di energia rinnovabile. Nel 2022, solo il 10,1% della sua elettricità proveniva da fonti rinnovabili. Il governo ha fissato obiettivi ambiziosi per aumentare l’utilizzo di energia rinnovabile, puntando a raggiungere il 30% della produzione di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, di cui il solare rappresenterà circa il 90%.

Export e collaborazione internazionale

Le esportazioni di gas naturale di Israele sono in crescita, con incrementi significativi nelle esportazioni verso Egitto e Giordania. Ciò non solo diversifica l’economia israeliana, ma rafforza anche i legami regionali. Sono in corso piani per incrementare ulteriormente queste esportazioni, compreso l’aumento delle esportazioni di gas dal giacimento di Tamar all’Egitto del 60% a partire dal 2026.

Sfide e prospettive future

Sebbene il settore energetico israeliano abbia fatto passi da gigante, deve affrontare sfide, tra cui la fluttuazione dei prezzi globali del gas naturale e la necessità di sviluppare ulteriormente la propria capacità di energia rinnovabile. L’impegno del governo nel ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e nell’aumentare l’uso di fonti energetiche più pulite rappresenta un cambiamento fondamentale nella strategia energetica di Israele, con implicazioni a lungo termine per la sua economia e il suo impatto ambientale.

Il panorama energetico in Israele presenta quindi un quadro complesso di transizione, bilanciando il vasto potenziale delle risorse di gas naturale con il crescente imperativo dello sviluppo delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale.

Orizzonti in espansione – La crescita delle esportazioni di gas naturale di Israele

Crescenti esportazioni di gas naturale da parte di Israele verso Egitto e Giordania

Le esportazioni di gas naturale di Israele hanno mostrato un notevole aumento, in particolare verso i paesi vicini Egitto e Giordania. Questa crescita non è solo un riflesso del fiorente settore energetico di Israele, ma significa anche il rafforzamento dei legami regionali e della collaborazione economica.

Impennata delle esportazioni

Nel 2022, le società energetiche israeliane hanno prodotto 21,29 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale, di cui una parte significativa, 9,21 bcm, è stata esportata in Egitto e Giordania. Questa cifra di esportazione rappresenta un aumento sostanziale rispetto agli anni precedenti. Nello specifico, le esportazioni verso l’Egitto hanno registrato un balzo del 37% rispetto all’anno precedente, raggiungendo 5,81 miliardi di metri cubi, mentre le esportazioni verso la Giordania sono cresciute del 16,8%, pari a 3,4 miliardi di metri cubi.

Piani di espansione strategica

Guardando al futuro, Israele prevede di incrementare ulteriormente le proprie esportazioni di gas naturale, in particolare verso l’Egitto. L’espansione prevede ulteriori 38,7 miliardi di metri cubi di esportazioni di gas naturale verso l’Egitto in un periodo di 11 anni, a partire dal 2026. Si prevede che questa mossa aumenterà le entrate statali di Israele e rafforzerà le relazioni diplomatiche tra Israele ed Egitto.

Tamar Field: un contributore chiave

Il giacimento Tamar, un importante giacimento offshore di gas naturale, svolge un ruolo fondamentale in questa crescita delle esportazioni. È stato annunciato che la produzione di Tamar aumenterà del 60%, ovvero 6 miliardi di metri cubi all’anno, a partire dal 2026. Questa decisione è in linea con la crescente domanda di gas naturale dell’Egitto, che deve far fronte a un calo della propria produzione e all’aumento del fabbisogno energetico a causa della crescita della popolazione e ondate di caldo indotte dal clima.

Consumi interni e sicurezza energetica

Pur concentrandosi sulle esportazioni, Israele ha anche assicurato che la sua fornitura interna di gas naturale rimanesse sicura. Una parte del gas naturale aggiuntivo prodotto dal giacimento Tamar, circa un terzo, sarà destinato al consumo locale. L’incremento dei consumi interni, prevalentemente nel settore elettrico, è aumentato del 3% nel 2022, raggiungendo i 12,71 miliardi di metri cubi.

Implicazioni economiche e diplomatiche

La mossa di Israele per espandere le esportazioni di gas naturale sottolinea il suo posizionamento strategico come attore energetico significativo nella regione. Il ministero dell’Energia del Paese considera questo passo non solo come un mezzo per aumentare le entrate statali, ma anche per consolidare legami diplomatici più forti con l’Egitto. Questo sviluppo è fondamentale, soprattutto considerando le complessità storiche delle relazioni Israele-Egitto.

Sfide e preoccupazioni del pubblico

Nonostante i benefici economici, la decisione di aumentare le esportazioni ha suscitato dibattiti e preoccupazioni tra i gruppi di difesa pubblica israeliani. Questi gruppi avvertono di potenziali carenze di gas dovute alla crescente domanda interna e agli impatti ambientali derivanti dall’aumento delle attività offshore.

L’espansione delle esportazioni di gas naturale da parte di Israele segna una fase significativa nella crescita del suo settore energetico. L’aumento delle esportazioni verso Egitto e Giordania non solo mette in mostra il potenziale energetico di Israele, ma riflette anche una tendenza più ampia di cooperazione regionale e interdipendenza economica. Mentre Israele affronta questi sviluppi, bilanciare la sicurezza energetica interna con le ambizioni di esportazione rimane una sfida fondamentale.

Analisi comparativa: Gaza Marine Field contro Leviathan e Tamar Fields

Il confronto tra il giacimento di Gaza Marine e i giacimenti di gas israeliani Leviathan e Tamar presenta un sorprendente contrasto in termini di potenziale e impatto sulle strategie energetiche delle rispettive regioni.

Il campo marino di Gaza

  • Riserve stimate: si stima che il giacimento Gaza Marine, scoperto al largo della costa della Striscia di Gaza, contenga circa 32 miliardi di metri cubi di gas naturale.
  • Importanza economica: sebbene questa riserva sia sostanziale, il suo sviluppo è stato ostacolato dalle complessità geopolitiche. Per i territori palestinesi, il giacimento marino di Gaza rappresenta una significativa opportunità economica, garantendo potenzialmente indipendenza energetica e vantaggi economici.
  • Stato di sviluppo: il settore è rimasto sottosviluppato a causa di una serie di fattori, tra cui le preoccupazioni per la sicurezza israeliana e l’instabilità politica nella regione.

I campi del Leviatano e di Tamar

  • Campo Leviatano:
    • Riserve stimate: si stima che il giacimento Leviathan, scoperto nel 2010, contenga 623 miliardi di metri cubi di gas.
    • Ruolo nella strategia energetica: questo campo svolge un ruolo fondamentale nella strategia energetica di Israele, soddisfacendo sia i bisogni interni che come fonte significativa per le esportazioni.
  • Campo Tamar:
    • Riserve stimate: scoperto nel 2009, il giacimento Tamar contiene circa 200 miliardi di metri cubi di gas.
    • Impatto interno: è stato fondamentale nel ridurre la dipendenza di Israele dal carbone ed è stata una delle principali fonti di approvvigionamento interno di gas da quando ha iniziato la produzione.

Analisi comparativa

  • Entità delle riserve: le riserve nei giacimenti Leviathan e Tamar superano di gran lunga quelle del giacimento di Gaza Marine. Il solo Leviatano è quasi venti volte più grande del Gaza Marine, e Tamar circa sei volte più grande.
  • Impatto sulle dinamiche energetiche regionali: lo sviluppo di Leviathan e Tamar ha trasformato Israele in un importante esportatore di energia nella regione, uno status che il giacimento marino di Gaza attualmente non corrisponde.
  • Focus strategico: la strategia energetica di Israele è fortemente incentrata sullo sfruttamento dei giacimenti Leviathan e Tamar per soddisfare il crescente fabbisogno energetico interno e per espandere il proprio ruolo nel mercato energetico regionale. Al contrario, il settore marino di Gaza, sebbene importante, è relativamente minore nel contesto delle più ampie dinamiche energetiche della regione.
  • Implicazioni geopolitiche: lo sviluppo di questi campi comporta anche diverse implicazioni geopolitiche. I giacimenti Leviathan e Tamar rafforzano l’indipendenza energetica e la forza economica di Israele, mentre lo sviluppo del giacimento di Gaza Marine è legato alla complessa situazione politica tra Israele e i territori palestinesi.
CampoRiserve stimate (miliardi di metri cubi)SignificatoStato della produzioneRuolo nelle dinamiche energetiche regionali
Marina di Gaza32Opportunità economica per i territori palestinesi, ma sottosviluppata a causa delle complessità geopolitiche.SottosviluppatoMinore nel contesto delle più ampie dinamiche energetiche regionali.
Leviatano623Fondamentale nella strategia energetica di Israele, fonte significativa di esportazioni.Completamente operativoTrasformato Israele in un importante esportatore di energia nella regione.
Tamar200Fondamentale nel ridurre la dipendenza di Israele dal carbone, la principale fonte di approvvigionamento interno.Completamente operativoPrincipale contributore al fabbisogno energetico interno di Israele.

Questa tabella fornisce una panoramica concisa delle riserve, dell’importanza, dello stato di produzione di ciascun giacimento e dei rispettivi ruoli nelle dinamiche energetiche regionali.

In sintesi, le vaste riserve e l’importanza strategica dei giacimenti Leviathan e Tamar nel settore energetico israeliano mettono in ombra il potenziale del giacimento di Gaza Marine. Sebbene il giacimento marino di Gaza rimanga una risorsa fondamentale per i territori palestinesi, il suo impatto è relativamente limitato nel contesto del più ampio panorama energetico regionale.

Sfide e prospettive

Nonostante questi sviluppi, il settore energetico israeliano si trova ad affrontare sfide, tra cui la diminuzione globale dei prezzi del gas naturale e il panorama in evoluzione delle tecnologie energetiche rinnovabili. Sebbene il gas naturale svolga attualmente un ruolo centrale nel mix energetico di Israele, la strategia a lungo termine prevede uno spostamento significativo verso le fonti energetiche rinnovabili.

Il settore energetico di Israele, sostenuto dai giacimenti Leviathan e Tamar, è una componente fondamentale della sua strategia economica e geopolitica. Le consistenti riserve di gas naturale provenienti da questi giacimenti non solo garantiscono la sicurezza energetica interna, ma posizionano anche Israele come un importante esportatore di energia nella regione. Mentre il Paese affronta le dinamiche del mercato energetico globale e la transizione verso fonti energetiche più pulite, questi giacimenti di gas continueranno a essere una pietra angolare del panorama energetico israeliano.

Recenti sviluppi nel conflitto

A partire dal gennaio 2024, il conflitto israelo-palestinese ha visto una serie di eventi significativi. La Corte internazionale di giustizia ha confermato che terrà udienze pubbliche sul caso del Sudafrica contro Israele. Inoltre, il conflitto ha provocato un gran numero di sfollati e il proseguimento delle azioni militari in varie regioni, tra cui Gaza e la Cisgiordania. Le dinamiche del conflitto rimangono complesse, con diversi fattori in gioco oltre alla questione delle riserve di gas naturale.

La teoria che suggerisce che l’interesse primario di Israele nella Striscia di Gaza sia guidato dal desiderio di controllare il giacimento di gas della Gaza Marine sembra essere in contrasto con il contesto più ampio del settore energetico israeliano. Un’analisi mirata rivela perché questa prospettiva potrebbe non essere in linea con l’attuale realtà della strategia energetica israeliana.

Alla luce delle considerevoli dimensioni e dell’importanza strategica dei giacimenti Leviathan e Tamar, la strategia energetica di Israele sembra focalizzata sulla massimizzazione di queste risorse per soddisfare la domanda interna ed espandere il proprio ruolo di esportatore regionale di energia. Lo sviluppo del giacimento marino di Gaza, sebbene simbolicamente ed economicamente importante per i territori palestinesi, non altera in modo significativo il panorama energetico complessivo di Israele. Le complessità del conflitto israelo-palestinese e la strategia energetica di Israele richiedono una comprensione che vada oltre un singolo motivo economico, abbracciando vari fattori politici, storici e di sicurezza.

Le complessità e le implicazioni dello sviluppo del giacimento di gas marino di Gaza

In uno sviluppo significativo nel settore energetico del Medio Oriente, l’Autorità Palestinese si è mossa verso lo sviluppo del giacimento di gas marino di Gaza, una riserva offshore con un notevole potenziale economico. Si stima che contenga 30 miliardi di metri cubi di gas naturale, il giacimento di Gaza Marine, scoperto alla fine degli anni ’90, è stato al centro di una complessa situazione geopolitica per oltre due decenni. Con l’approvazione condizionata di Israele e il coinvolgimento dell’Egitto nei recenti negoziati, i potenziali 2,4 miliardi di dollari in royalties e profitti derivanti da questo campo per la Palestina nel corso della sua esistenza hanno sollevato interrogativi sulle implicazioni più ampie, in particolare riguardo al ruolo di Hamas nella Striscia di Gaza.

Contesto storico e sfide per lo sviluppo

Lo sviluppo del giacimento di gas marino di Gaza è stato irto di disaccordi politici e aziendali. Inizialmente, la decisione del presidente israeliano Ehud Barak di consentire all’Autorità Palestinese (AP) di concedere la licenza si basava sulla condizione che il carburante in eccedenza della Gaza Marine fosse fornito a Israele. Tuttavia, i disaccordi sui prezzi e le sfide legali da parte dei consorzi israeliani hanno bloccato i progressi. L’elezione di Hamas nel 2007 e i successivi conflitti complicarono ulteriormente la situazione, determinando una interruzione negli sforzi per lo sviluppo.

Il ruolo dell’Egitto e nuovi negoziati

I recenti progressi nei negoziati, facilitati dall’Egitto, segnalano un cambiamento nella posizione di Israele sullo sviluppo del settore. Si prevede che la maggior parte del gas derivante da questo progetto sarà venduto al settore energetico egiziano, con possibilità di esportazione anche in Europa. Tuttavia, la situazione rimane complessa a causa delle dinamiche politiche a Gaza, dove Hamas, un gruppo considerato un’organizzazione terroristica da diversi paesi, mantiene il controllo.

Le implicazioni economiche e politiche

Lo sviluppo di Gaza Marine è visto come una significativa opportunità economica per i territori palestinesi. Tuttavia, sono state sollevate preoccupazioni su come potrebbero essere utilizzate le entrate generate, soprattutto considerando il governo di Hamas a Gaza. Mentre la posizione ufficiale è che l’Autorità Palestinese in Cisgiordania riceverà le entrate del gas, la realtà che Hamas potrebbe beneficiare di questi fondi non può essere ignorata.

Considerazioni strategiche di Israele

L’approvazione da parte di Israele dello sviluppo della Marina di Gaza potrebbe essere vista come una decisione strategica dalle molteplici sfaccettature. Potrebbe servire ad alleviare il malcontento degli Stati Uniti riguardo all’espansione degli insediamenti israeliani o far parte di uno sforzo più ampio per stabilizzare la situazione politica a Gaza. Inoltre, gli incentivi regionali, come potenziali accordi di normalizzazione con l’Arabia Saudita o accordi sul commercio energetico con la Turchia, potrebbero aver influenzato la decisione di Israele.

Significato geopolitico e prospettive future

L’accordo Gaza Marine esemplifica l’uso dello sviluppo economico come strumento per promuovere relazioni più pacifiche nella regione. Similmente all’accordo marittimo tra Israele e Libano del 2022, questo accordo prevede negoziati indiretti con attori non statali ostili e paesi terzi che agiscono come mediatori. Lo sviluppo di Gaza Marine potrebbe potenzialmente fornire sollievo economico a Gaza e contribuire alla stabilità regionale. Tuttavia, il successo di questo progetto dipende dalla capacità di muoversi nel complesso panorama politico e di garantire che le entrate siano utilizzate per scopi costruttivi piuttosto che per finanziare attività ostili.

Lo sviluppo del giacimento di gas marino di Gaza rappresenta un momento critico nella geopolitica del Medio Oriente, intrecciando il potenziale economico con l’intricato arazzo della politica regionale. Sebbene il progetto comporti una significativa promessa economica per i territori palestinesi, il coinvolgimento di Hamas nella Striscia di Gaza aggiunge un ulteriore livello di complessità, sollevando preoccupazioni sull’utilizzo delle entrate generate. La situazione sottolinea la necessità di un approccio equilibrato che garantisca benefici economici affrontando al tempo stesso le preoccupazioni relative alla sicurezza.

Le esportazioni di gas naturale di Israele: una panoramica dettagliata

Il settore energetico israeliano, in particolare le esportazioni di gas naturale, ha visto sviluppi significativi negli ultimi anni, posizionando la nazione come attore chiave nel mercato energetico regionale.

Principali destinazioni di esportazione

  • Egitto : Israele ha stabilito un rapporto cruciale per l’esportazione di gas con l’Egitto. Un aspetto notevole di questa relazione è l’accordo firmato nel 2018 tra Israele ed Egitto, che coinvolge la società israeliana Delek Drilling e il suo partner statunitense Noble Energy. Questo accordo è fondamentale nel contesto delle dinamiche energetiche regionali, poiché non solo rafforza i legami economici tra Israele ed Egitto, ma rafforza anche l’ambizione dell’Egitto di diventare un hub energetico regionale.
  • Giordania : la Giordania è un altro importante destinatario del gas naturale israeliano. L’accordo di esportazione con la Giordania, iniziato intorno al 2017, ha segnato un’importante pietra miliare economica e diplomatica. Questo accordo è determinante nel fornire alla Giordania una fonte energetica stabile ed economica, rafforzando così la sua sicurezza energetica.
  • Unione Europea : Israele ha perseguito attivamente opportunità per esportare il suo gas naturale verso il mercato europeo. L’accordo UE-Israele sull’esportazione di gas naturale, firmato al Cairo nel 2022, è un accordo storico che riconosce il ruolo del gas naturale nell’economia energetica dei paesi dell’UE. Questo accordo è particolarmente rilevante nel contesto degli sforzi dell’UE per ridurre la dipendenza dalle forniture di gas russo.

Volumi e infrastrutture di esportazione

  • Nel 2022, le società energetiche israeliane hanno prodotto 21,29 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale, di cui 9,21 bcm sono stati esportati, principalmente in Egitto e Giordania. Le riserve totali di gas sono state stimate a 1.087 miliardi di metri cubi, indicando una robusta capacità per le future esportazioni.
  • Il gas israeliano esportato nell’UE sarà trasportato tramite un gasdotto al terminale GNL egiziano sul Mediterraneo prima di essere spedito verso le coste europee. Questa infrastruttura svolge un ruolo cruciale nel facilitare il processo di esportazione e massimizzare il potenziale dei giacimenti di gas.

Espansione e progetti futuri

  • Israele sta cercando di raddoppiare la propria produzione di gas nei prossimi anni, guardando a nuovi mercati, tra cui l’Europa, che è alla ricerca di nuove fonti energetiche.
  • Il giacimento Leviathan, scoperto nel 2010, è il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo, evidenziando la portata delle risorse di gas naturale di Israele.
  • Tre giacimenti, vale a dire Tamar, Leviathan e Karish, sono attualmente operativi, con il giacimento Olympus scoperto nel 2022, rafforzando ulteriormente le riserve di gas di Israele.

Implicazioni geopolitiche ed economiche

  • Questi sviluppi nelle esportazioni di gas naturale di Israele comportano notevoli vantaggi economici, apportando allo Stato entrate per miliardi di dollari e contribuendo ad abbassare i prezzi dell’elettricità a livello nazionale.
  • L’espansione delle esportazioni di gas naturale da parte di Israele ha anche un peso geopolitico significativo, incidendo sugli allineamenti regionali e sulle relazioni diplomatiche.

In sintesi, le esportazioni di gas naturale di Israele verso l’Egitto, la Giordania e potenzialmente l’UE segnano una fase significativa nella crescita del suo settore energetico. Queste esportazioni non solo mostrano il potenziale energetico di Israele, ma riflettono anche una tendenza più ampia di cooperazione regionale e interdipendenza economica. Mentre Israele affronta questi sviluppi, bilanciare la sicurezza energetica interna con le ambizioni di esportazione rimane un obiettivo strategico chiave.

La strategia israeliana di espansione della produzione e dell’esportazione di gas

La strategia di Israele nel settore del gas naturale è stata espansiva. Il Paese mira a raddoppiare la propria produzione di gas nei prossimi anni, cercando di attingere a nuovi mercati, in particolare in Europa. Questa ambizione è supportata dalle recenti scoperte, come il bacino idrico dell’Olimpo, e dall’espansione delle licenze di esplorazione nel campo del Leviatano. Tali sviluppi spostano ulteriormente l’attenzione di Israele lontano dalla relativamente piccola Gaza Marine.

Implicazioni geopolitiche e idee sbagliate

L’analisi comparativa dei giacimenti di gas israeliani rispetto a quelli di Gaza Marine fa luce sull’improbabilità della teoria secondo cui l’interesse di Israele per Gaza è guidato dall’avidità di gas. La vastità delle risorse di gas esistenti e potenziali di Israele rende il giacimento marino di Gaza un attore minore nella strategia energetica complessiva del paese. Questo contesto è cruciale per comprendere le dinamiche in gioco nella regione, dove le considerazioni geopolitiche e di sicurezza spesso si intrecciano con gli interessi economici.

Comprendere la strategia energetica di Israele

In conclusione, sebbene Gaza Marine abbia un potenziale come fonte di gas naturale, rimane marginale se paragonata ai giacimenti più grandi e sviluppati di Israele. L’attenzione di Israele sull’espansione della produzione di gas e sull’esplorazione di nuovi mercati sottolinea un orientamento strategico verso l’ottimizzazione delle considerevoli riserve esistenti. Pertanto, è essenziale vedere le azioni e le politiche di Israele nel contesto della sua più ampia strategia energetica e delle considerazioni geopolitiche regionali, piuttosto che attraverso la lente ristretta del settore marino di Gaza.

I veri fattori scatenanti del conflitto

Sebbene la narrazione del gas naturale si inserisca perfettamente in un quadro geostrategico, semplifica eccessivamente la natura multiforme del conflitto Israele-Hamas. La recente escalation a Gaza, iniziata in seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre, sottolinea le complesse dinamiche in gioco. La risposta di Israele, che va oltre la mera punizione, indica un obiettivo strategico per neutralizzare la capacità di aggressione di Hamas. Questo obiettivo è più in linea con le preoccupazioni immediate di sicurezza piuttosto che con le strategie economiche a lungo termine legate al gas naturale.

Dinamiche e limiti della diplomazia del gas nel Mediterraneo orientale

Trasformare il mercato energetico del Mediterraneo orientale

Negli ultimi dieci anni, importanti scoperte di gas hanno rivoluzionato il panorama energetico nel Mediterraneo orientale. Sviluppi chiave come la scoperta del giacimento di gas Tamar nel 2009 e del più grande giacimento Leviathan nel 2010 hanno consentito a Israele non solo di diventare autosufficiente nel settore del gas naturale, ma anche di emergere come esportatore netto di gas. Questo cambiamento ha consentito a Israele di ridurre la propria dipendenza dalle forniture di gas provenienti dall’Egitto, che venivano trasportate attraverso la penisola del Sinai, spesso segnata dall’instabilità politica.

Il campo cipriota di Afrodite e le implicazioni regionali

  • Giacimento di gas Aphrodite : scoperto da Noble Energy nel 2011 al largo delle coste di Cipro, il giacimento Aphrodite, con riserve stimate tra 3,6 e 6,0 trilioni di piedi cubi, rappresenta una significativa riserva di gas di medie dimensioni. Tuttavia, la sua produzione è stata ritardata, principalmente a causa del mercato cipriota limitato e dell’assenza di un gasdotto diretto verso l’Europa.
  • Considerazioni sull’esportazione : Cipro sta esplorando opzioni per esportare il proprio gas, compreso un potenziale gasdotto verso l’Egitto e l’utilizzo di terminali di gas naturale liquefatto (GNL) per una distribuzione più ampia.

Sfide per Leviatano e Afrodite

Entrambi i giacimenti Leviatano e Afrodite hanno dovuto affrontare sfide simili: mancanza di infrastrutture per l’esportazione e acquirenti impegnati a lungo termine. L’aspirazione di Israele di esportare gas in Europa attraverso il progetto del gasdotto EastMed, che si estenderà per 1.900 km fino alla Grecia, riflette interessi sia geostrategici che commerciali. Tuttavia, la fattibilità di questo gasdotto, inizialmente sostenuto dall’UE, rimane incerta.

La scoperta di Zohr: un punto di svolta

  • Giacimento di gas Zohr : nel 2015, la società italiana ENI ha scoperto il giacimento di Zohr nelle acque egiziane. Con una riserva stimata di circa 30 trilioni di piedi cubi, Zohr ha superato Leviathan, posizionando l’Egitto come attore centrale per l’esportazione di gas nel Mediterraneo orientale.
  • Il ruolo dell’Egitto : le esistenti infrastrutture GNL dell’Egitto, compresi i terminali Damietta e Idku, migliorano la sua capacità di esportare sia gas cipriota che israeliano. Anche il grande mercato interno egiziano promette di assorbire una parte significativa della sua produzione di gas, principalmente da Zohr.

Relazioni estere regionali e diplomazia del gas

La scoperta delle riserve di gas ha svolto un ruolo cruciale nel plasmare le relazioni estere nel Mediterraneo orientale. Se da un lato queste scoperte hanno il potenziale per incoraggiare l’integrazione regionale, dall’altro hanno anche innescato concorrenza e, in alcuni casi, intensificato le tensioni. La diplomazia del gas è stata meno trasformativa di quanto alcuni attori, come gli Stati Uniti, avrebbero potuto sperare, ma rimane un fattore significativo nella politica regionale.

Mappatura della politica regionale e del panorama del gas naturale

  • Attori e relazioni regionali : il rapporto esamina i vari attori nel Mediterraneo orientale, classificandoli in base agli accordi di pace esistenti, ai conflitti in corso o alle ambizioni regionali. Il successo degli accordi sul gas dipende in gran parte da queste relazioni politiche sottostanti.
  • Accordi di Israele con la Giordania e l’Egitto : gli accordi sul gas di Israele con la Giordania e l’Egitto si distinguono come esempi di cooperazione economica di successo facilitata da interessi energetici condivisi. Tuttavia, questi accordi non hanno portato ad un significativo riscaldamento delle relazioni, soprattutto a causa dell’opposizione pubblica sia in Giordania che in Egitto.
  • Sfide a Cipro e in Libano : le riserve di gas hanno intensificato le controversie esistenti, come si è visto a Cipro, dove la scoperta di Afrodite ha esacerbato le tensioni sui diritti delle risorse. In Libano, l’accordo sulla delimitazione marittima con Israele, influenzato dalle potenziali riserve di gas, ha temporaneamente allentato le tensioni ma ha fatto poco per affrontare la più ampia crisi politica libanese o l’ostilità tra Israele e Hezbollah.
  • Le ambizioni regionali della Turchia : l’approccio della Turchia alle riserve di gas del Mediterraneo orientale, in particolare il suo sostegno alle rivendicazioni turco-cipriote e il suo accordo con la Libia, illustra la sua politica estera assertiva e le sue aspirazioni regionali.

Il panorama del gas naturale del Mediterraneo orientale presenta una complessa interazione di opportunità economiche e sfide politiche. Sebbene le scoperte offrano un potenziale economico significativo, il loro ruolo nella trasformazione della politica regionale e nella risoluzione dei conflitti rimane limitato. Le strategie future nella regione devono bilanciare gli interessi economici con valutazioni realistiche delle dinamiche politiche e delle richieste del mercato.

Il Forum del Gas del Mediterraneo Orientale: Opportunità e Sfide

L’istituzione dell’East Mediterranean Gas Forum (EMGF) segna uno sviluppo significativo nella diplomazia energetica della regione. Lanciato nel 2020 con il sostegno dell’Unione Europea (UE), l’EMGF comprende Egitto, Israele, Cipro, Grecia, Giordania, Autorità Palestinese, Italia e Francia. Questa iniziativa mira a rafforzare la cooperazione economica e l’integrazione regionale attraverso riserve di gas condivise. L’inclusione di vari attori regionali e globali sottolinea il potenziale dell’EMGF come piattaforma di collaborazione nel Mediterraneo orientale.

L’esclusione di Türkiye e le sue implicazioni

L’assenza di Türkiye dall’EMGF è un aspetto critico delle dinamiche del forum. Percepita da molti nella regione come una forza destabilizzante, l’esclusione della Turchia è stata sfruttata strategicamente dai membri del forum per facilitare le discussioni senza la sua influenza. I diplomatici europei hanno espresso riserve sull’approccio della Turchia alle questioni regionali del gas, sostenendo che il suo coinvolgimento potrebbe prolungare inutilmente i negoziati. Tuttavia, questa posizione di esclusione ha anche rafforzato le divisioni regionali e aumentato le tensioni, in particolare con la Turchia che si sente isolata e politicizza ulteriormente le riserve di gas.

Altre assenze degne di nota e il loro impatto

Libano e Palestina sono altri notevoli assenti dall’EMGF. Il rifiuto del Libano di aderire a causa dell’adesione di Israele sottolinea le persistenti divisioni politiche nella regione. Nel frattempo, la partecipazione dell’Autorità Palestinese al forum non si traduce nel controllo sulle riserve di gas della Striscia di Gaza, che sono sotto l’amministrazione di Hamas. Queste assenze evidenziano i limiti del forum nel raggiungimento di un’integrazione regionale completa.

Passi incrementali verso l’inclusività

Nonostante le sfide, l’EMGF offre opportunità per progressi incrementali verso la cooperazione regionale. L’attuale focus del forum sulle riserve di gas potrebbe espandersi fino a comprendere questioni energetiche, economiche e di sicurezza più ampie. Per realizzare il suo potenziale come piattaforma per la cooperazione regionale, l’EMGF dovrà adottare un approccio più inclusivo, potenzialmente accomodante per la Turchia e affrontando le questioni di sovranità intorno a Cipro. La sponsorizzazione da parte dell’UE di una conferenza sul gas nel Mediterraneo orientale potrebbe costituire un passo preliminare verso questo obiettivo.

L’EMGF rappresenta un passo significativo nella diplomazia energetica regionale, offrendo una piattaforma per la cooperazione economica e il dialogo politico. Tuttavia, il suo successo dipende dalla capacità di superare le divisioni regionali esistenti e di integrare un più ampio coinvolgimento delle parti interessate. Ampliando i suoi membri e la sua portata, l’EMGF può svolgere un ruolo fondamentale nello sfruttare le riserve di gas del Mediterraneo orientale per la pace, la sicurezza e l’integrazione regionale. L’evoluzione del forum nei prossimi anni sarà fondamentale nel determinare il suo impatto sul panorama politico ed economico della regione.

I limiti della diplomazia del gas nel Mediterraneo orientale

Il concetto di “diplomazia del gas” nella regione del Mediterraneo orientale, che coinvolge in particolare gli Stati Uniti, l’UE e gli attori regionali, si basa sullo sfruttamento delle riserve di gas naturale come strumento per la risoluzione dei conflitti regionali e la cooperazione economica. Tuttavia, nonostante si siano registrati alcuni successi bilaterali, l’impatto più ampio della diplomazia del gas sulle relazioni geopolitiche rimane limitato e complesso.

Gestire le aspettative sulla diplomazia del gas

  • Concetto e contesto storico : la diplomazia del gas è emersa come strategia durante l’amministrazione del presidente Barack Obama e ha visto un rinnovato interesse sotto il presidente Joe Biden. È stato visto come un modo per promuovere la cooperazione tra gli attori regionali attraverso interessi energetici condivisi.
  • Risultati contrastanti : la teoria statunitense di utilizzare l’energia come proxy per una cooperazione più ampia ha avuto risultati contrastanti. Sebbene abbia facilitato la cooperazione economica, come si è visto negli accordi bilaterali tra Israele e Giordania, e tra Israele ed Egitto, non ha ancora raggiunto importanti progressi geopolitici.
  • Riconoscimento dei limiti : i limiti della diplomazia del gas sono sempre più riconosciuti. Gli accordi sul gas, pur essendo utili, non possono da soli superare sfiducia e conflitti profondamente radicati.

Gestire le aspettative sulla domanda europea

  • Domanda europea di gas del Mediterraneo orientale : la vicinanza delle riserve di gas del Mediterraneo orientale all’Europa ha inizialmente suscitato entusiasmo. Tuttavia, l’ipotesi che la domanda europea possa sostenere la produzione di gas della regione è in fase di rivalutazione.
  • La strategia energetica dell’UE dopo il conflitto ucraino : in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’UE mira a ridurre la dipendenza dal gas russo diversificando le proprie fonti energetiche, ma il gas del Mediterraneo orientale è solo una delle tante opzioni prese in considerazione.

Pipeline o Pipedream?

  • Progetto del gasdotto EastMed : il gasdotto EastMed, progettato per trasportare il gas dalla regione all’Europa, deve affrontare sfide economiche e politiche. Gli Stati Uniti hanno suggerito che potrebbe essere più adatto per l’elettricità piuttosto che per il gas, e l’agenda verde dell’UE e gli obiettivi di decarbonizzazione complicano ulteriormente la sua sostenibilità.
  • Realtà commerciali e politiche : le realtà commerciali e politiche che circondano il gasdotto EastMed ne mettono in dubbio la fattibilità, dato lo spostamento dell’UE verso le energie rinnovabili e la complessità delle dinamiche geopolitiche regionali.

Ripensare la diplomazia del gas

  • Rivedere le ipotesi di mercato : le parti interessate nel Mediterraneo orientale devono ripensare i potenziali mercati per il loro gas, considerando che i mercati regionali potrebbero essere più redditizi di quelli europei.
  • Il ruolo dell’UE e l’integrazione regionale : l’UE potrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’incoraggiare l’integrazione e la stabilità regionale, concentrandosi sulle fonti energetiche rinnovabili insieme alla diplomazia del gas.
  • Affrontare i conflitti politici : mentre le riserve di gas offrono opportunità economiche, i conflitti politici nella regione, come quelli che coinvolgono Cipro, Libano e Israele, sottolineano la necessità di soluzioni politiche dirette insieme alla cooperazione economica.

Le riserve di gas del Mediterraneo orientale non hanno ancora trasformato il panorama politico della regione come inizialmente sperato. Sebbene forniscano opportunità economiche e abbiano favorito un certo livello di cooperazione, la complessità dei conflitti regionali e l’evoluzione del mercato energetico globale richiedono un approccio più sfumato alla diplomazia del gas. Resta fondamentale per gli attori regionali e le parti interessate internazionali allineare gli interessi economici con una valutazione realistica delle realtà politiche e delle richieste del mercato.

Conclusione

In conclusione, sebbene il fascino delle risorse naturali, soprattutto in una regione geopoliticamente impegnativa come il Medio Oriente, sia innegabile, l’evidenza suggerisce che l’attuale conflitto a Gaza non riguarda principalmente il gas. La guerra tra Israele e Hamas, come molti conflitti nella regione, affonda le sue radici in un complesso insieme di questioni storiche, politiche e di sicurezza. Riducerlo a una corsa per le risorse naturali non solo semplifica queste complessità, ma trascura anche i fattori scatenanti immediati e le cause alla base del conflitto.

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