Potenziale terapeutico della naringina e della naringenina nel COVID lungo

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La pandemia di COVID-19, causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2), ha presentato sfide senza precedenti alla salute globale, alle economie e alle comunità di ricerca scientifica. Sebbene l’attenzione sia stata posta sulla gestione delle infezioni acute, le conseguenze post-acute dell’infezione da SARS-CoV-2, ampiamente note come COVID lungo, sono emerse come un problema di salute pubblica dalle molteplici sfaccettature. Il COVID lungo è caratterizzato da un’ampia gamma di sintomi persistenti che hanno un impatto significativo sulla qualità della vita delle persone, sui sistemi sanitari e sulla forza lavoro in tutto il mondo. Questo articolo approfondisce la patogenesi del COVID lungo ed esplora il potenziale terapeutico della naringina e della naringenina, due flavonoidi presenti in natura, nel mitigare i suoi diversi sintomi.

Comprendere il COVID lungoIl COVID lungo si presenta con una costellazione di sintomi, inclusi ma non limitati a affaticamento, disfunzione cognitiva, disregolazione immunitaria, disbiosi del microbiota e patologie organo-specifiche come miocardite e fibrosi polmonare. I meccanismi sottostanti sono complessi e coinvolgono serbatoi virali persistenti, disfunzione immunitaria, microtrombosi e infiammazione sistemica. Questi meccanismi contribuiscono ad un ampio spettro di manifestazioni cliniche, che colpiscono quasi tutti i sistemi di organi del corpo. La persistenza di sintomi come la disfunzione cognitiva, comunemente definita “nebbia cerebrale”, insieme a disabilità fisiche come dispnea e affaticamento, sottolinea la necessità di strategie terapeutiche complete.Naringina e Naringenina: uno sguardo più da vicinoLa naringina e la naringenina, presenti prevalentemente negli agrumi, sono note per il loro ampio spettro di attività biologiche, tra cui effetti antinfiammatori, antiossidanti, antitumorali e antivirali. Questi composti hanno suscitato interesse per il loro potenziale ruolo nell’affrontare i molteplici sintomi del COVID lungo attraverso vari meccanismi. Le loro proprietà antinfiammatorie, ad esempio, potrebbero mitigare la tempesta di citochine associata alle sequele acute e a lungo termine del COVID-19. Inoltre, le loro capacità antiossidanti possono contrastare lo stress ossidativo, contribuendo ad alleviare sintomi come affaticamento e deterioramento cognitivo.Esplorando l’impatto della naringina e della naringenina sull’infiammazioneL’infiammazione funge da fondamentale meccanismo di difesa adattivo contro infezioni o lesioni, svolgendo un ruolo cruciale nel mantenimento della nostra salute generale. Tuttavia, un’infiammazione eccessiva o cronica può portare a varie malattie infiammatorie, tra cui l’aterosclerosi, l’artrite reumatoide, l’asma, la fibrosi polmonare e lo shock settico. La produzione di citochine come l’interleuchina (IL), il fattore di necrosi tumorale (TNF)-α, l’interferone (IFN)-γ e mediatori infiammatori come l’ossido nitrico (NO) e le prostaglandine (PG) da parte dei macrofagi durante l’infiammazione può esacerbare queste condizioni.I macrofagi sono attori essenziali nella risposta immunitaria del corpo, ma la loro iperattività può contribuire a infiammazioni dannose. Diversi stimoli esterni, inclusi lipopolisaccaridi e interferone (IFN-β), possono innescare i macrofagi a rilasciare mediatori infiammatori come NO, prostaglandina E2 (PGE2) e specie reattive dell’ossigeno (ROS), insieme ad enzimi come l’ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS) e ciclossigenasi-2 (COX-2). Affrontare questi mediatori dell’infiammazione diventa cruciale nel trattamento di varie malattie con componenti antinfiammatori.Entrano in gioco la naringina e la naringenina, due composti con il potenziale di modulare l’attività dei macrofagi, riducendo così l’infiammazione. Questi flavanoni hanno attirato l’attenzione della comunità scientifica per le loro proprietà antinfiammatorie, che si ottengono attraverso molteplici meccanismi.Modulazione degli enzimi regolatori: gli studi hanno dimostrato che la naringina e la naringenina possono inibire gli enzimi regolatori coinvolti nella risposta infiammatoria, frenando così l’infiammazione [58,61,62].Metabolismo dell’acido arachidonico: questi flavanoni possono influenzare il metabolismo dell’acido arachidonico, un percorso chiave nel controllo dell’infiammazione [61,62,63,64].Espressione genica: la naringina e la naringenina possono modulare l’espressione genica, che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dei mediatori dell’infiammazione [65].Effetti sui fattori di trascrizione: questi composti influenzano anche i fattori di trascrizione essenziali nel controllo dei mediatori legati all’infiammazione [66].Inoltre, la naringina e la naringenina presentano potenti proprietà antiossidanti, in grado di neutralizzare i radicali liberi dannosi e ridurne la formazione. Esercitano anche effetti significativi sulle cellule immunitarie e sui meccanismi immunitari coinvolti nei processi infiammatori.Esperimenti in vitro hanno dimostrato l’efficacia della naringenina nell’alleviare la colite in un modello di colite murina. Questo effetto sembra essere associato all’inibizione della proteina del recettore Toll-like 4 (TLR4) e dell’attività del fattore nucleare kappa B (NF-kB). Inoltre, la naringenina sottoregola l’espressione di vari mediatori infiammatori e inibisce la produzione di citochine infiammatorie come TNF-α e IL-6 [46].Recenti ricerche hanno esplorato gli effetti antinfiammatori della naringina e della naringenina nei ratti diabetici. È stato scoperto che entrambi i composti flavonoidi riducono i livelli di citochine proinfiammatorie circolanti e sottoregolano l’espressione di IL-6 nel tessuto adiposo [68].Il potenziale antinfiammatorio dei flavonoidi si estende alla loro capacità di legarsi alle cicloossigenasi (COX), enzimi responsabili della sintesi di prostaglandine e trombossani. I flavanoni, tra cui naringina e naringenina, hanno dimostrato la capacità di legarsi alla COX-2, suggerendo il loro potenziale nello sviluppo di potenti inibitori antinfiammatori [69].Studi in vivo hanno ulteriormente rafforzato gli effetti antinfiammatori della naringina e della naringenina. È stato dimostrato che la naringina riduce l’infiammazione delle vie aeree e modula la permeabilità endoteliale polmonare in modelli murini di infiammazione indotta da lipopolisaccaridi/fumo di sigaretta [70]. Questi flavanoni hanno anche mostrato attività antinfiammatorie e antiallergiche topiche in modelli murini di edema dell’orecchio indotto dall’acido arachidonico (AA) e dal tetradecanoilforbol-13-acetato (TPA) [64].Inoltre, in un modello di ratto di epatotossicità indotta da ciclofosfamide, la naringina ha mostrato un potenziale nel ridurre lo stress ossidativo, la fibrosi e l’infiammazione [71]. In un altro studio condotto su ratti Wistar con lesioni precancerose del colon indotte da 1,2-dimetilidrazina (DMH), la naringenina si è mostrata promettente riducendo la perossidazione lipidica, la generazione di ROS, la formazione di lesioni e i livelli di TNF-α [72].Questi risultati evidenziano collettivamente il potenziale della naringina e della naringenina come potenti agenti antinfiammatori in vari modelli di infiammazione in vitro e in vivo. Poiché l’infiammazione cronica di basso grado è alla base di numerose malattie croniche, questi flavanoni offrono strade promettenti per alternative terapeutiche più sicure, meno tossiche ed economicamente vantaggiose nella lotta contro i disturbi infiammatori e le condizioni croniche correlate.Naringina e naringenina: svelare il loro impatto sull’angiogenesiL’angiogenesi, la formazione di nuovi vasi sanguigni da quelli preesistenti, svolge un ruolo fondamentale in vari processi fisiologici ed è particolarmente importante nello sviluppo e nella progressione del tumore. I tumori fanno affidamento sulla proliferazione dei vasi sanguigni per garantire un apporto costante di nutrienti e ossigeno, e i fattori angiogenici, in particolare il fattore di crescita endoteliale vascolare (VEGF), sono i fattori chiave di questo processo.Ricerche emergenti suggeriscono che la naringina e la naringenina, due flavanoni con proprietà antinfiammatorie ben documentate, potrebbero anche avere un impatto significativo sull’angiogenesi, facendo luce sul loro potenziale nella terapia del cancro.Soppressione dell’attività delle cellule endoteliali: in uno studio condotto su topi con gliomi sottocutanei, la somministrazione di naringina alla dose di 120 mg/kg/giorno ha dimostrato effetti notevoli sulle cellule endoteliali. Ha soppresso la formazione del tubo e ridotto l’invasione cellulare, dimostrando il suo potenziale di inibire la proliferazione vascolare e l’angiogenesi tumorale [89].Inibizione del rilascio di VEGF: la naringina ha mostrato le sue proprietà anti-angiogeniche inibendo il rilascio di VEGF in varie linee cellulari tumorali, comprese le cellule di cancro al seno umano MDA, le cellule di glioma U-343 e U-118. Ad una concentrazione di 0,1 µmol/L, la naringina ha ridotto significativamente la produzione di questo fondamentale fattore angiogenico [88].Mirare al melanoma maligno: anche il melanoma maligno, una forma mortale di cancro della pelle nota per il suo comportamento aggressivo e le sue metastasi, deve affrontare il peso maggiore del potenziale anti-angiogenico della naringenina. Saggi di angiogenesi in vitro ed ex vivo che hanno coinvolto cellule B16F10 e SK-MEL-28 hanno rivelato che il trattamento con naringenina ha soppresso efficacemente la migrazione delle cellule endoteliali, la formazione del tubo e la germinazione dei microvasi in modo dose-dipendente [90].Inibizione dell’angiogenesi in vitro: l’impatto della naringenina sull’angiogenesi si estende a modelli in vitro che coinvolgono cellule endoteliali umane. Gli studi hanno dimostrato che il trattamento con naringenina ha effetti molteplici, tra cui l’inibizione della proliferazione, l’induzione dell’apoptosi, la riduzione della migrazione e la soppressione della formazione del tubo, smorzando collettivamente il processo angiogenico [91].Effetti anti-angiogenici in vivo: il potenziale anti-angiogenico della naringenina non era limitato alle impostazioni in vitro. Il test della membrana corioallantoica (CAM) dei pulcini ha rivelato la sua capacità di inibire l’angiogenesi fisiologica in vivo. La somministrazione di naringenina ha portato ad una riduzione della neovascolarizzazione della CAM, sottolineando ulteriormente la sua capacità anti-angiogenica [91].Comprendere l’impatto della naringina e della naringenina sull’angiogenesi apre interessanti possibilità per la terapia del cancro e le strategie anti-angiogeniche. Mirare ai vasi sanguigni che nutrono i tumori è un approccio promettente per frenare la crescita e le metastasi del tumore, e questi flavanoni sembrano avere un grande potenziale in questo sforzo.Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per chiarire completamente i meccanismi e valutare la loro applicabilità clinica, questi risultati evidenziano la natura multiforme della naringina e della naringenina, offrendo nuove strade nella ricerca per combattere il cancro e inibire l’angiogenesi patologica. La potenziale sinergia delle loro proprietà antinfiammatorie e antiangiogeniche può aprire la strada a trattamenti antitumorali innovativi che mirano sia alla crescita del tumore che alla rete vascolare di supporto.Disfunzione cognitiva e COVID lungoLa disfunzione cognitiva nel COVID lungo, che si manifesta come vuoti di memoria, deficit di attenzione e sfide del funzionamento esecutivo, è una preoccupazione significativa. Le proprietà neuroprotettive della naringina e della naringenina, attraverso la modulazione delle vie infiammatorie e la protezione contro lo stress ossidativo, offrono una strada promettente per l’intervento terapeutico. Mitigando l’attivazione delle cellule gliali e promuovendo la riparazione neuronale, questi flavonoidi potrebbero potenzialmente migliorare i risultati cognitivi nei pazienti affetti da COVID da lungo tempo.Disregolazione immunitaria: un bersaglio per Naringina e NaringeninaLa disregolazione immunitaria osservata nei pazienti con COVID lungo, caratterizzata da profili cellulari immunitari alterati e infiammazione persistente, potrebbe essere modulata dagli effetti immunomodulatori della naringina e della naringenina. Questi composti possono aiutare a riequilibrare la risposta immunitaria, riducendo il rischio di fenomeni autoimmuni e facilitando il recupero dai sintomi persistenti.Affrontare la disbiosi microbiologicaL’impatto della SARS-CoV-2 sul microbioma intestinale, con conseguente disbiosi, ha implicazioni per la fisiopatologia del COVID a lungo termine. La capacità della naringina e della naringenina di modulare la flora intestinale e migliorare la funzione di barriera rappresenta una potenziale strategia per ripristinare l’equilibrio microbico, affrontando così i sintomi gastrointestinali e possibilmente riducendo l’infiammazione sistemica.Attenuare le patologie organo-specificheGli effetti cardioprotettivi e antifibrotici della naringina e della naringenina sono particolarmente rilevanti nel COVID lungo, dove miocardite e fibrosi polmonare sono complicanze prevalenti. Inibendo i percorsi pro-fibrotici e riducendo l’infiammazione, questi flavonoidi potrebbero svolgere un ruolo nel prevenire o migliorare il danno organo-specifico.ConclusioneMentre la comunità scientifica continua a svelare le complessità del lungo COVID, il potenziale di composti naturali come la naringina e la naringenina offrono un barlume di speranza. Le loro molteplici attività biologiche si allineano con la natura multisistemica del COVID lungo, fornendo una motivazione per la loro inclusione nei regimi terapeutici. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche cliniche per comprenderne appieno l’efficacia e la sicurezza in questo contesto, le prove esistenti indicano un ruolo promettente per questi flavonoidi nella gestione olistica del COVID lungo. Il perseguimento di strategie terapeutiche globali e basate sull’evidenza sarà cruciale per affrontare gli impatti a lungo termine della pandemia di COVID-19 sulla salute individuale e pubblica.


collegamento di riferimento: https://www.mdpi.com/2076-2607/12/2/332https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9313440/

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