Smascherati i Vaccini SARS-CoV-2 : rischio di lesioni epatiche analizzato in profondità

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Nel dicembre 2019, al mondo è stato presentato un nuovo e formidabile agente patogeno, la sindrome respiratoria acuta grave da coronavirus 2 (SARS-CoV-2), che causa la malattia da coronavirus 2019 (COVID-19). Identificato per la prima volta a Wuhan, in Cina, questo virus altamente trasmissibile e patogeno si è diffuso rapidamente attraverso i continenti, portando a una pandemia globale. Lo spettro della malattia di COVID-19 varia da sintomi lievi a casi gravi che richiedono il ricovero ospedaliero, con un rischio di mortalità notevolmente più elevato tra gli individui con condizioni di salute preesistenti.

In risposta all’urgente crisi sanitaria globale, la comunità scientifica ha dato priorità allo sviluppo di vaccini, portando all’autorizzazione accelerata di diversi candidati. Tra questi, i vaccini Pfizer-BioNTech, Oxford-AstraZeneca e Moderna sono emersi come pionieri, riducendo significativamente i principali esiti avversi del COVID-19, come ricoveri ospedalieri, ricoveri in unità di terapia intensiva e tassi di mortalità. La rapida diffusione di questi vaccini a partire dalla fine del 2020 ha segnato un momento cruciale nella lotta contro la pandemia, con effetti collaterali rari e generalmente lievi, sottolineando la sicurezza e la tollerabilità dei vaccini.

Tuttavia, con la diffusa somministrazione dei vaccini, hanno cominciato ad emergere segnalazioni di eventi avversi immunomediati, incluso il primo caso documentato di danno epatico post-vaccinazione da parte di Pfizer-BioNTech, come riportato da Bril et al. Casi successivi hanno evidenziato modelli clinici e istologici simili all’epatite autoimmune (AIH), con individui affetti che hanno risposto positivamente alla terapia con corticosteroidi. Ciò ha sollevato preoccupazioni circa il potenziale di autoimmunità indotta dal vaccino, in particolare nei soggetti sensibili, portando a sforzi di collaborazione internazionale per indagare su questi incidenti in modo più approfondito.

È stato avviato un ampio studio che ha coinvolto 18 paesi per raccogliere dati sui pazienti che hanno sviluppato lesioni epatiche dopo la vaccinazione SARS-CoV-2. Questa analisi retrospettiva, coordinata dall’Harran University Hospital di Şanlıurfa, ha aderito agli standard etici approvati dai comitati di revisione locali. Lo studio mirava a chiarire le caratteristiche cliniche, l’efficacia del trattamento e i risultati di questi pazienti, fornendo approfondimenti critici su un effetto avverso relativamente raro ma preoccupante.

Il danno epatico in questo contesto è stato definito da criteri specifici relativi ai livelli enzimatici, con il danno classificato in base al valore R, che riflette la natura del danno epatico come epatocellulare, misto o colestatico. La gravità è stata ulteriormente classificata da lieve a fatale, a seconda dei livelli di enzimi, dei sintomi e dei segni di insufficienza epatica. La raccolta completa di dati comprendeva un’ampia gamma di marcatori sierologici e di laboratorio, inclusi anticorpi e sieroologie virali, per diagnosticare e valutare con precisione l’entità del danno epatico.

L’analisi statistica ha utilizzato software e metodologie sofisticati per garantire l’affidabilità dei risultati, con l’applicazione di vari test per confrontare e contrastare i dati tra diversi gruppi di pazienti. Questo approccio rigoroso mirava a identificare modelli e risultati significativi, apportando preziose conoscenze alla comunità medica e informando il futuro sviluppo dei vaccini e le pratiche di monitoraggio della sicurezza.

La collaborazione internazionale e l’indagine dettagliata sul danno epatico correlato al vaccino sottolineano l’impegno della comunità sanitaria globale nel garantire la sicurezza dei vaccini COVID-19. Sebbene i benefici della vaccinazione contro il Covid-19 siano innegabili, il monitoraggio continuo degli eventi avversi è essenziale per affrontare tempestivamente potenziali preoccupazioni e mantenere la fiducia del pubblico nei programmi di vaccinazione. Questo studio non solo fornisce un quadro per tali sforzi, ma evidenzia anche l’importanza della cooperazione globale nell’affrontare le sfide poste dalla pandemia.

DISCUSSIONE – Potenziale epatotossicità dei vaccini SARS-CoV-2: presentazione clinica, gestione e prognosi

In uno studio completo condotto da epatologi esperti in tutta Europa e nelle Americhe, la presentazione clinica, le caratteristiche di laboratorio e la prognosi del danno epatico associato alla vaccinazione SARS-CoV-2 sono state attentamente esaminate. Lo studio fa luce su questo problema raro ma importante, sottolineando la necessità di un riconoscimento precoce e di una gestione adeguata.

Lo studio ha compreso 87 pazienti che hanno sviluppato danni al fegato in seguito alla somministrazione dei vaccini SARS-CoV-2, con particolare attenzione alle formulazioni Pfizer-BioNTech, Moderna e Oxford-AstraZeneca. Sebbene gli esiti complessivi di questi casi siano stati generalmente positivi, vi è stato un paziente che ha manifestato un’insufficienza epatica fulminante, che alla fine ha reso necessario un trapianto di fegato.

Il danno epatico in questi casi mostrava prevalentemente caratteristiche epatocellulari e indicava un’epatite immunomediata. Tra i 44 pazienti sottoposti a una valutazione di laboratorio e istologica completa, uno sbalorditivo 77% soddisfaceva i criteri per un’epatite autoimmune (AIH) probabile o definita secondo i criteri AIH semplificati. Questa osservazione è coerente con i casi precedentemente segnalati di danno epatico indotto dal vaccino post-SARS-CoV-2, la maggior parte dei quali mostrava anche caratteristiche di AIH.

L’esatto meccanismo alla base del danno epatico indotto dal vaccino SARS-CoV-2 rimane poco chiaro. Tuttavia, sia le formulazioni di vaccini a mRNA che quelle a vettore virale codificano la proteina “spike” (S) SARS-CoV-2, che può stimolare l’immunità innata e portare alla produzione di citochine e chemochine proinfiammatorie. A causa delle somiglianze molecolari tra la proteina S e le proteine ​​specifiche del fegato, un sistema immunitario attivato può inavvertitamente colpire le proteine ​​del fegato. Uno studio recente ha anche rivelato che gli anticorpi anti-proteina SARS-CoV-2 S hanno reagito agli antigeni dei tessuti umani, causando aumenti significativi dei marcatori immunomediati come ANA, anti-actina e AMA.

La terapia con corticosteroidi è emersa come una valida opzione terapeutica per molti pazienti con danno epatico immuno-mediato. Una percentuale significativa di individui con questa condizione ha ricevuto corticosteroidi nello studio e questo trattamento è stato generalmente ben tollerato senza che siano stati segnalati effetti collaterali gravi. In particolare, la terapia con corticosteroidi è stata somministrata più frequentemente a pazienti con epatite grave, contribuendo potenzialmente al tempo prolungato necessario affinché i livelli di aminotransferasi si normalizzino in questi individui.

Sorprendentemente, un paziente ha manifestato insufficienza epatica attribuita alla vaccinazione SARS-CoV-2, segnando il primo caso segnalato che ha richiesto il trapianto di fegato a causa di insufficienza epatica indotta dal vaccino. Un altro paziente con epatite grave ed encefalopatia epatica è stato candidato al trapianto ma alla fine è migliorato con la plasmaferesi e la terapia con corticosteroidi. Sebbene la maggior parte dei rapporti indichi una risposta positiva alla terapia, sottolineano anche l’importanza di riconoscere la potenziale gravità del danno epatico conseguente alla vaccinazione SARS-CoV-2.

Distinguere il danno epatico immunomediato derivante dalla vaccinazione da quello di nuova insorgenza o riacutizzazione di un’AIH preesistente rappresenta una sfida. Tuttavia, un attento esame dei dati clinici e istologici può fornire preziosi spunti. Ad esempio, i pazienti che presentavano fibrosi avanzata avevano maggiori probabilità di avere l’AIH e anche la risposta agli steroidi e gli esiti a lungo termine possono aiutare a distinguere tra queste condizioni.

Determinare la causalità può essere complesso, soprattutto nei casi con condizioni preesistenti e farmaci concomitanti. Alcuni pazienti nello studio hanno riportato danni al fegato in seguito alla vaccinazione nonostante aderissero alla terapia immunosoppressiva, rendendo improbabile una riacutizzazione spontanea dell’AIH. Inoltre, la rapida insorgenza dei sintomi subito dopo la vaccinazione suggerisce in alcuni casi un nesso causale.

Lo studio ha inoltre affrontato potenziali fattori causali come la terapia con statine e la terapia con interferone, entrambi noti per indurre danno epatico immunomediato. Tuttavia, la reintroduzione di questi farmaci non ha comportato una recidiva del danno epatico, suggerendo una bassa probabilità di causalità. È stato esaminato anche l’uso di paracetamolo e ibuprofene per i sintomi post-vaccino, senza prove evidenti di un legame diretto con il danno epatico.

È importante sottolineare che lo studio ha rivelato che alcuni pazienti hanno riportato danni al fegato più gravi in ​​seguito alla seconda dose dello stesso tipo di vaccino. Ciò suggerisce che è necessario prestare cautela quando si considera la riesposizione allo stesso tipo di vaccino dopo un danno epatico indotto dal vaccino SARS-CoV-2. La vaccinazione eterogenea, che coinvolge diversi tipi di vaccino per la prima e la seconda dose, ha mostrato una maggiore efficacia in studi precedenti.

In conclusione, questa ampia serie di casi internazionali evidenzia il potenziale di epatotossicità associata ai vaccini SARS-CoV-2, tra cui Pfizer-BioNTech, Moderna e Oxford-AstraZeneca. Sebbene la presentazione clinica sia principalmente epatocellulare e immunomediata, la maggior parte dei casi ha avuto esiti positivi con risoluzione spontanea e buona risposta agli steroidi. Tuttavia, i medici dovrebbero rimanere vigili poiché alcuni pazienti potrebbero manifestare gravi danni al fegato, sottolineando l’importanza del riconoscimento precoce e della gestione appropriata. I risultati dello studio sottolineano infine gli enormi benefici della vaccinazione SARS-CoV-2 durante la pandemia, nonostante questi rari effetti collaterali.


LINK DI RIFERIMENTO: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9348326/

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