Resilienza in mezzo alle sfide: il panorama economico dell’Iran nel 2023/24

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L’economia iraniana nell’anno fiscale 2023/24 mostra uno scenario di resilienza in un contesto di sanzioni internazionali, tensioni geopolitiche e sfide ambientali. Nonostante queste avversità, l’Iran ha registrato una crescita economica significativa, trainata in gran parte dal settore petrolifero ma supportata anche da performance notevoli in settori non petroliferi come i servizi e il manifatturiero. Questa analisi completa approfondisce gli aspetti sfaccettati dell’economia iraniana, esaminandone la crescita, l’inflazione, le politiche fiscali e il più ampio contesto socioeconomico.

Crescita economica e contributi settoriali

Nella prima metà dell’anno fiscale iraniano terminato il 20 marzo 2023, la crescita del prodotto interno lordo (PIL) è accelerata al 5,1% su base annua. Questa crescita è stata alimentata principalmente da un aumento del 17,1% del valore aggiunto del settore petrolifero, beneficiando di un mercato petrolifero globale teso e di aggiustamenti strategici dei prezzi che hanno migliorato i volumi delle esportazioni di petrolio iraniano. Inoltre, i settori non petroliferi hanno mostrato una crescita robusta del 3,8% nello stesso periodo, segnalando un’espansione economica equilibrata al di là delle industrie basate sul petrolio.

Crescita nei settori petrolifero e non petrolifero

Il settore petrolifero ha registrato una crescita del 10%, significativamente influenzata dalla contrazione dei mercati petroliferi globali. La performance di questo settore è stata critica, soprattutto considerando le sanzioni che tradizionalmente ne hanno soffocato la produzione. Nel 2022/23, i volumi di produzione di petrolio sono aumentati del 3,3%. Tuttavia, è importante notare che questo tasso di crescita è ancora inferiore alla media dei paesi OPEC, che hanno registrato un aumento medio del 7%. Di conseguenza, la quota dell’Iran nella produzione dell’OPEC è leggermente scesa dal 9,2% dell’anno precedente all’8,8%.

Il prezzo medio del petrolio greggio iraniano è aumentato del 21,2%, allineandosi al premio storico del Brent. Tuttavia, a causa degli sconti legati alle sanzioni, il prezzo di vendita finale è stato probabilmente inferiore a quanto questo aumento potrebbe suggerire. Nel giugno 2023, la produzione di petrolio aveva raggiunto il massimo degli ultimi quattro anni, sebbene fosse rimasta di 1,1 milioni di barili al giorno al di sotto dei livelli pre-sanzioni del 2018.

Il settore non petrolifero ha registrato una crescita del 3,5%. Questa crescita è stata trainata principalmente dai settori dei servizi e del manifatturiero. Quest’ultimo, in particolare, ha registrato un’espansione significativa, con l’indice della produzione industriale (IPI) per settori selezionati nel mercato azionario che ha mostrato una robusta tendenza al rialzo dall’aprile 2022. I settori automobilistico e dei metalli di base hanno contribuito in modo determinante a questa crescita, registrando una forte ripresa dopo una contrazione nel 2021 causata da interruzioni di corrente, carenza di microchip e maggiori restrizioni alle importazioni dovute alla pandemia.

Sfide nelle industrie non petrolifere

Nonostante i dati positivi sulla crescita, le industrie non petrolifere hanno dovuto affrontare diverse sfide, tra cui la carenza di energia, gli scioperi dei lavoratori e un clima di incertezza sugli investimenti. La crescita manifatturiera è stata notevole, pari al 9,5%, ma il settore petrolchimico, che è la più grande industria manifatturiera in Iran, ha mostrato segni di stagnazione dall’ottobre 2022 in poi, principalmente a causa della contenuta domanda globale di materie prime.

Il settore delle costruzioni: un decennio di contrazione

Il settore edile in Iran è stato in uno stato di prolungata recessione nell’ultimo decennio. Nel 2022/23 questa tendenza è continuata, esacerbata da finanziamenti limitati e dall’aumento dei costi di produzione. Gli stanziamenti di credito bancario al settore edile hanno registrato un calo significativo, passando dal 13% nel 2018/19 a solo il 7,1%. L’impennata dei prezzi dei materiali da costruzione e dei terreni, aumentati rispettivamente di oltre il 280% e il 150% negli ultimi tre anni, ha ulteriormente messo a dura prova il settore.

Nonostante l’acuta domanda di alloggi, la crisi di accessibilità economica, alimentata dall’aumento dei prezzi delle case e degli affitti, ha mantenuto la proprietà della casa fuori dalla portata di molti iraniani. In risposta, il governo ha annunciato piani ambiziosi per amplificare la produzione immobiliare, con l’obiettivo di costruire un milione di case a prezzi accessibili all’anno nei prossimi quattro anni. Tuttavia, nel primo anno, solo circa un quarto di questo obiettivo è stato raggiunto, il che indica notevoli ostacoli alla realizzazione di questi obiettivi. Inoltre, sebbene il 20% del totale dei crediti bancari fosse destinato alla costruzione, gli esborsi effettivi dei fondi non si sono concretizzati, lasciando molti progetti in stallo e le ambizioni insoddisfatte.

Settore agricolo: crescita nonostante le avversità

Il settore agricolo iraniano, nonostante abbia dovuto affrontare gravi sfide come la scarsità d’acqua e la variabilità climatica, ha gestito una crescita moderata dell’1,1% nel 2022/23. Questa crescita è stata aiutata da condizioni meteorologiche più favorevoli e da un aumento del prezzo di acquisto garantito dei prodotti agricoli. Tuttavia, il settore continua a combattere sullo sfondo dell’eliminazione dei tassi di cambio agevolati, che ha portato ad un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti e di altri fattori di produzione agricoli. Questi fattori non solo hanno aumentato i costi di produzione, ma hanno anche avuto un impatto critico sulla produzione alimentare nazionale. Affrontare queste sfide attraverso politiche efficaci è fondamentale per migliorare la sicurezza alimentare e ridurre la dipendenza dalle importazioni.

Settore dei servizi: trainare la crescita non petrolifera

Il settore dei servizi è emerso come un motore significativo della crescita non petrolifera in Iran, in particolare negli ultimi due anni. Nel 2022/23, il settore è cresciuto del 2,7% su base annua, sostenuto da forti prestazioni nei settori di trasporto, stoccaggio, commercio all’ingrosso, vendita al dettaglio e servizi di informazione e telecomunicazione (ITS). Gli ITS, insieme ai settori bancario e assicurativo, sono stati cruciali, mostrando tassi di crescita reale medi annuali rispettivamente del 17% e del 10,5% negli ultimi dieci anni.

Nonostante questa crescita, il settore dei servizi si trova ad affrontare sfide, in particolare nella gig economy, che è alle prese con carenze di manodopera altamente qualificata e problemi legati alla qualità e alla stabilità dei servizi Internet. L’espansione sostenuta di questo settore è essenziale per lo sviluppo economico non petrolifero dell’Iran, evidenziando la necessità di miglioramenti strategici nel lavoro e nelle infrastrutture digitali.

Tendenze della spesa: consumi, investimenti e spesa pubblica

Dal lato della spesa, i consumi privati ​​sono stati il ​​principale motore della crescita del PIL nel 2022/23, con un’espansione dell’8,7%. Questo aumento dei consumi è stato guidato da una ripresa post-pandemia e da comportamenti di copertura dell’inflazione, in cui i consumatori hanno investito sempre più in beni durevoli in un contesto di tassi di interesse reali negativi e aspettative inflazionistiche elevate. Al contrario, i consumi pubblici hanno registrato una contrazione del 3,6%, attribuita al mancato realizzo delle entrate a fronte di un quadro di bilancio espansivo.

Gli investimenti nell’economia, in particolare in macchinari, sono aumentati del 6,7%, segnalando un sentimento positivo, seppur cauto, degli investitori. Tuttavia, la forte contrazione degli investimenti fissi lordi di oltre il 50% nell’ultimo decennio sottolinea un significativo calo degli investimenti a lungo termine, che pone serie preoccupazioni per la stabilità e la crescita economica futura.

Occupazione e politiche sociali

Un risultato notevole di questa resilienza economica è il ritorno dei tassi di occupazione ai livelli pre-pandemia. Nel terzo trimestre del 2023/24, la creazione di posti di lavoro in Iran è aumentata del 2,9%, riducendo il tasso di disoccupazione al minimo storico del 7,6%. Questo miglioramento è in gran parte attribuito all’espansione sia del settore petrolifero che di quello non petrolifero, che hanno collettivamente stimolato opportunità di lavoro in vari settori.

Protezione sociale e strategie fiscali

L’approccio dell’Iran al welfare sociale, in particolare il suo programma quasi universale di trasferimento di denaro, ha svolto un ruolo fondamentale nel proteggere le popolazioni vulnerabili dagli shock economici. Nonostante i vincoli di bilancio e le ridotte entrate pubbliche – che hanno visto realizzare solo il 72% delle entrate preventivate nei primi sette mesi del 2023/24 – l’Iran è riuscito a sostenere le sue reti di sicurezza sociale. Queste misure non solo hanno sostenuto la crescita trainata dai consumi, ma hanno anche contribuito a migliorare gradualmente i parametri di povertà e a ridurre la disuguaglianza di reddito.

Dinamiche dell’inflazione e politica monetaria

Nonostante i progressi positivi nella crescita e nell’occupazione, l’Iran continua a combattere livelli elevati di inflazione. A novembre 2023, l’indice principale e quello principale dei prezzi al consumo (CPI) sono rimasti elevati rispettivamente al 41,6% e al 41,4%. La persistenza di un’inflazione elevata è alimentata dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dei costi immobiliari. In risposta, la Banca Centrale dell’Iran ha adottato una posizione monetaria più restrittiva, che comprende misure come il contenimento della crescita dei bilanci bancari, l’aumento dei requisiti di riserva per le banche più rischiose e l’aumento dei tassi di interesse sui depositi e interbancari.

Sfide strutturali e preoccupazioni ambientali

Il panorama economico dell’Iran è ancora segnato da sfide strutturali che ostacolano lo sviluppo sostenibile. Le questioni chiave includono i sussidi energetici che portano a inefficienze allocative, un settore bancario sottocapitalizzato e tensioni ambientali esacerbate dal cambiamento climatico. Queste sfide non solo incidono sulla stabilità economica, ma pongono anche rischi significativi per la sicurezza alimentare e la qualità generale della vita.

Le dinamiche fiscali dell’Iran: finanza del settore pubblico e politica economica nel 2022/23

Il panorama finanziario nel 2022/23

L’anno fiscale 2022/23 per l’Iran ha segnato un periodo di cambiamenti economici significativi, fortemente influenzato dai mercati petroliferi globali e dalle decisioni di politica interna. Il conto fiscale del governo ha beneficiato in particolare del miglioramento delle entrate provenienti dal petrolio e dalle tasse, in un contesto di restrizione dell’offerta globale di petrolio e di negoziati sul nucleare in corso.

Maggiori entrate petrolifere e fiscali

I proventi petroliferi iraniani hanno registrato un aumento notevole, crescendo di oltre il 70% e raggiungendo il 4,3% del PIL, il più alto dalla reimposizione delle sanzioni. Questa impennata è stata determinata dall’aumento dei prezzi globali del petrolio e da un aumento delle esportazioni di petrolio, sebbene le entrate siano scese del 20% rispetto all’ottimistico obiettivo di bilancio del governo. Il diagramma etichettato come Figura 10 nei materiali forniti illustra presumibilmente queste tendenze delle entrate petrolifere rispetto alle aspettative di bilancio.

Anche le entrate fiscali hanno mostrato ottimi risultati, raggiungendo la piena realizzazione e contribuendo a oltre il 40% delle entrate totali del governo. Nonostante la diminuzione delle imposte sulle importazioni, notevole è stata la stabilità delle entrate fiscali in percentuale del PIL, pari al 5,1%. Le imposte dirette, in particolare quelle sulle società, che sono cresciute complessivamente del 56%, mentre la sola imposta sulle società è aumentata del 62%, hanno dato un contributo significativo. Queste tasse costituivano circa i due terzi delle entrate fiscali dirette, mentre le imposte sul reddito e sul patrimonio costituivano il resto. Le imposte sulle vendite e sui consumi hanno raggiunto l’84% dell’obiettivo di bilancio, sostenute in parte dall’inflazione che ha aumentato nominalmente la base imponibile. Tuttavia, la vendita di beni statali ha raggiunto solo il 23% del budget previsto.

Gestione della spesa e del disavanzo

Il governo iraniano è riuscito a coprire la maggior parte delle sue spese grazie a queste maggiori entrate, frenando di fatto il deficit fiscale. Le spese di bilancio totali sono cresciute in termini nominali, spinte da maggiori trasferimenti di denaro e spese di importazione, una risposta per mitigare gli elevati tassi di inflazione, insieme a costi salariali più elevati e aggiustamenti delle pensioni. Tuttavia, in percentuale del PIL, le spese sono scese al 13,2%. L’esecuzione delle spese correnti ha coperto il 97% del budget, mentre le spese in conto capitale sono state interamente realizzate, come illustrato nella Figura 11.

Una parte significativa delle obbligazioni emesse dal governo è stata destinata al servizio del debito esistente, lasciando che il restante deficit di bilancio fosse finanziato attraverso il Fondo nazionale di sviluppo e prendendo prestiti dal sistema bancario.

Guardando al futuro: proiezioni di bilancio 2023/24

La legge di bilancio per il 2023/24 prevede una crescita della spesa superiore a quella delle entrate, indicando così maggiori esigenze di finanziamento. Il governo punta a fare sempre più affidamento sulle entrate fiscali, che secondo le previsioni cresceranno del 67,6% e costituiranno circa la metà delle entrate totali, un notevole aumento rispetto al 44% dell’anno precedente. Si prevede che le tasse sulle società vedranno l’aumento più elevato pari al 118%. Le previsioni sulle entrate petrolifere si basano su un volume di esportazioni di 1,4 milioni di barili al giorno e un prezzo medio di 85 dollari al barile. Tuttavia, queste proiezioni potrebbero essere eccessivamente ottimistiche data la concorrenza del petrolio russo scontato e un potenziale indebolimento della domanda globale di petrolio.

Il budget presuppone inoltre un tasso di cambio implicito di 230.000 IRR/USD, invariato rispetto all’anno precedente, nonostante il recente significativo deprezzamento della valuta nazionale. Questa ipotesi sul tasso di cambio potrebbe fungere da cuscinetto contro potenziali carenze nelle entrate petrolifere quando convertite nella valuta locale.

Si prevede che le spese correnti cresceranno del 51%, mentre le spese per investimenti cresceranno del 44%. Si prevede che i salari e le pensioni del settore pubblico aumenteranno in media del 20%, il che, nel contesto di tassi di inflazione superiori al 40%, significa effettivamente un taglio dei salari reali. La strategia di aumento salariale è progressiva e favorisce i dipendenti con salari più bassi.

Sfide fiscali e assenza di riforme globali

Nonostante queste strategie finanziarie, il bilancio 2023/24 riflette la mancanza di riforme globali per affrontare le sfide strutturali come il contenimento dell’inflazione, la promozione degli investimenti in aree critiche come la resilienza ai cambiamenti climatici e la promozione della creazione di posti di lavoro. Il bilancio non riesce inoltre ad affrontare i crescenti squilibri nel settore bancario, inclusa la necessità di ripagare alle banche gli arretrati del governo. Inoltre, la sostenibilità del sistema pensionistico non viene affrontata, nonostante il crescente onere fiscale e il ritiro del governo dai piani volti ad aumentare l’età pensionabile.

Nel complesso, le politiche fiscali e la gestione economica in Iran durante questi anni fiscali riflettono una complessa interazione tra le condizioni del mercato globale, le esigenze economiche interne e le risposte politiche che modellano la traiettoria economica della nazione.

Tempi tumultuosi: tensioni economiche e riforme monetarie nel 2022/23

L’anno 2022/23 è stato caratterizzato da significative turbolenze economiche, guidate principalmente dalle pressioni inflazionistiche globali e dalle politiche monetarie nazionali. In questo esame approfondito, approfondiamo le sfide economiche affrontate durante questo periodo, concentrandoci sull’inflazione dei prezzi al consumo, sull’impatto delle nuove politiche di importazione di prodotti alimentari e sulle risposte monetarie strategiche istituite per contrastare queste avversità.

Inflazione dei prezzi al consumo e fattori che contribuiscono

L’inflazione dei prezzi al consumo (CPI) ha registrato una forte escalation nel corso del 2022/23, continuando un trend di tassi di inflazione più elevati che hanno superato il 40% per il quarto anno consecutivo. Il periodo ha registrato un’inflazione primaria e di fondo a tassi allarmanti rispettivamente del 48,7% e del 42,4%. Tra i principali fattori che hanno contribuito a questo picco inflazionistico c’è stato l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari, che hanno rappresentato circa il 40% del dato sull’inflazione, seguiti da vicino dai costi delle case.

L’origine dell’impennata dei prezzi alimentari può essere fatta risalire alla graduale eliminazione dei sussidi all’importazione di beni essenziali, combinata con un aumento globale dei prezzi delle materie prime a seguito del conflitto in corso in Ucraina. L’insieme di questi fattori ha accelerato la dinamica inflazionistica, con un impatto sostanziale sulle famiglie a basso reddito. Questi gruppi si sono trovati particolarmente vulnerabili poiché le loro spese per cibo e alloggio hanno consumato circa l’80% dei loro budget, mentre contemporaneamente i loro salari reali sono diminuiti.

Il deprezzamento del rial ha svolto un ruolo significativo nell’esacerbare le condizioni inflazionistiche. A seguito di una situazione di stallo nei negoziati sul nucleare e di estese proteste pubbliche, il rial si è svalutato di circa il 40% nel 2022/23. Il divario tra il tasso del mercato parallelo e il tasso di cambio d’asta della Banca Centrale dell’Iran (CBI) (tasso NIMA) si è notevolmente ampliato, riflettendo le crescenti aspettative inflazionistiche.

In risposta a queste fluttuazioni, la CBI ha adottato un’azione decisiva fissando il tasso di cambio a 285.000 IRR/USD per l’importazione di beni essenziali e intermedi, sebbene questa misura sia stata successivamente limitata ai soli beni essenziali. Il deprezzamento del rial, insieme agli aumenti dei prezzi globali, hanno alimentato un rapido aumento dei prezzi delle importazioni, che a sua volta ha spinto l’indice dei prezzi alla produzione (PPI) a salire del 33,3% su base annua. L’agricoltura, colpita da un aumento del 52,9% a causa della rimozione dei tassi di cambio agevolati per i fattori di produzione agricoli importati, è stata uno dei principali motori dell’inflazione nel PPI.

Aggiustamenti della politica monetaria e risposte del mercato

Il panorama monetario durante questo periodo è stato caratterizzato da significative espansioni degli aggregati monetari, che si sono aggiunti alle prevalenti pressioni inflazionistiche. La base monetaria (M0) è cresciuta del 42,4%, ben al di sopra della sua media a lungo termine, segnalando le sfide in corso nella gestione della crescita dell’offerta di moneta. Tuttavia, la crescita dell’aggregato monetario ampio (M2) è scesa al 31,6% su base annua, grazie alle misure normative che hanno limitato i bilanci delle banche e aumentato le riserve richieste per le banche più rischiose.

Nel tentativo di controllare l’inflazione dilagante, la CBI ha implementato il suo primo obiettivo di inflazione nel maggio 2020, fissando un corridoio di tassi di interesse compreso tra il 14% e il 22%. Entro febbraio 2023, i tassi minimi e massimi sono stati adeguati rispettivamente al 17% e al 24%, in risposta all’aumento della domanda nel mercato monetario che ha spinto i tassi di interesse interbancari ai massimi storici. Alle banche è stato inoltre consentito di aumentare i tassi di interesse sui depositi e sui prestiti in media del 5%, sebbene questi tassi siano rimasti notevolmente al di sotto del tasso di inflazione prevalente.

Sfide nel settore bancario e dinamiche del mercato azionario

Il settore bancario iraniano ha dovuto affrontare numerosi ostacoli, con oltre il 70% delle banche che non soddisfacevano il coefficiente di adeguatezza patrimoniale (CAR) e quasi la metà presentavano CAR negativi, ponendo un grave rischio di fallimento. La situazione è stata aggravata da un elevato rapporto medio di prestiti in sofferenza (NPL) pari al 16,2% nel 2021/22. Questa cifra escludeva i prestiti rinnovati, che costituivano una parte significativa del portafoglio prestiti del settore bancario. Le sfide erano profondamente radicate nella dominanza fiscale, nelle debolezze istituzionali della banca centrale e nella diffusa cattiva condotta, inclusa la corruzione all’interno delle banche.

In risposta, la CBI ha adottato diverse misure per mitigare i rischi, tra cui l’aumento del coefficiente di riserva obbligatoria al 15% e il contenimento della crescita dei bilanci delle banche. Nonostante questi sforzi, la carenza di liquidità è rimasta un problema critico, spingendo le banche a limitare i grandi prelievi e a offrire tassi di interesse più elevati sui depositi per arginare ulteriori fughe di liquidità.

Il mercato azionario ha rispecchiato la volatilità economica, sperimentando fluttuazioni prima di adeguarsi infine al deprezzamento valutario nel 2023/24. Dopo i guadagni iniziali all’inizio dell’anno fiscale, spinti dai progressi nei negoziati sul nucleare e dall’aumento dei prezzi globali dell’energia, il mercato ha dovuto affrontare una flessione a causa dello stallo dei colloqui sul nucleare e di un contesto economico globale lento. Tuttavia, tra marzo e aprile 2023, il mercato ha registrato una ripresa significativa, sostenuto dal deprezzamento del rial, che ha aumentato la redditività delle aziende esportatrici, in particolare nel settore petrolchimico.

Dinamiche economiche e cambiamenti del settore estero nel commercio iraniano: panoramica 2022/23

Nell’anno fiscale 2022/23, l’economia iraniana ha assistito a fluttuazioni e cambiamenti strategici significativi, influenzati principalmente dalle condizioni economiche globali e dagli aggiustamenti delle politiche interne. Questa esplorazione dettagliata fornisce un’analisi approfondita del settore estero dell’Iran durante questo periodo, concentrandosi sulle dinamiche del commercio petrolifero e non petrolifero, sugli impatti delle sanzioni internazionali e sul panorama in evoluzione dei partenariati commerciali internazionali.

Aumento del prezzo del petrolio e surplus delle partite correnti

La prima metà dell’anno fiscale 2022/23 (H1-22/23) è stata caratterizzata da una forte impennata dei prezzi del petrolio, che ha sostenuto in modo significativo il saldo delle partite correnti dell’Iran. Le esportazioni di petrolio sono cresciute di un impressionante 57%, superando nettamente la crescita delle esportazioni non petrolifere, che sono aumentate del 22%. Questa disparità nei tassi di crescita ha spinto la quota delle esportazioni di petrolio al 58% delle esportazioni totali durante questo periodo, raggiungendo il picco di tre anni.

Nel complesso, le esportazioni sono aumentate del 40% nel primo semestre del 22/2023, superando la crescita delle importazioni, che hanno registrato un aumento del 21%. Ciò ha portato a un surplus delle partite correnti pari al 3,4% del PIL annuale dell’Iran, pari a 13,4 miliardi di dollari. La sostanziale crescita delle esportazioni di petrolio è stata il principale contributore a questo surplus, dimostrando il ruolo fondamentale del settore energetico nell’economia iraniana.

Deficit del commercio dei servizi e del conto capitale

Mentre il commercio di beni ha registrato aumenti significativi, anche il commercio di servizi ha mostrato segnali di ripresa, aumentando del 55%. Tuttavia, è rimasto leggermente al di sotto dei livelli pre-pandemia. Nonostante il saldo positivo delle partite correnti, l’Iran ha dovuto affrontare sfide sul fronte dei conti capitali. Il conto capitale netto ha registrato un deficit di 12,8 miliardi di dollari, in gran parte dovuto alla fuga di capitali e ai modesti afflussi di investimenti diretti esteri (IDE). Questo deficit del conto capitale ha leggermente compensato i guadagni derivanti dal surplus delle partite correnti, portando a un calo marginale delle riserve internazionali.

Dinamiche del commercio non petrolifero

L’anno 2022/23 ha evidenziato anche un cambiamento nelle dinamiche del commercio non petrolifero. Nonostante l’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime abbia stimolato il commercio non petrolifero, la crescita delle importazioni (12,5%) ha superato quella delle esportazioni non petrolifere (9,4%), determinando un ampliamento del deficit commerciale non petrolifero di circa il 2% del PIL (6,5 miliardi di dollari). ). Questo è stato il livello più alto dalla reimposizione delle sanzioni statunitensi nel 2018. In particolare, il volume complessivo delle esportazioni e delle importazioni si è contratto rispettivamente dello 0,6% e del 9,8% rispetto all’anno precedente, indicando che i livelli dei prezzi sono stati un fattore significativo di crescita. dinamiche commerciali piuttosto che variazioni di volume.

Principali partner commerciali e cambiamenti nelle fonti di importazione

La Cina ha continuato a essere la principale destinazione delle esportazioni non petrolifere dell’Iran nel 2022/23, con altri importanti partner di esportazione tra cui Iraq, Emirati Arabi Uniti, Turchia e India, che insieme rappresentavano oltre il 71% delle esportazioni totali. L’India è tornata tra le prime cinque destinazioni di esportazione, sostituendo l’Afghanistan, dove le esportazioni sono diminuite dell’11,2% a causa dell’instabilità politica e del ridotto potere d’acquisto. I prodotti petrolchimici e il gas naturale liquido sono rimasti i pilastri del paniere delle esportazioni non petrolifere dell’Iran.

Sul fronte delle importazioni, si è verificato un notevole allontanamento dai partner europei, influenzato dall’intensificazione delle sanzioni e dalle risposte politiche strategiche dell’Iran. Gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come il principale esportatore verso l’Iran, rappresentando circa un terzo delle importazioni totali dell’Iran. Anche le importazioni dalla Cina e dall’India hanno registrato aumenti significativi, con le importazioni dall’India che sono aumentate dell’86,3%, superando quelle dalla Germania. I principali articoli importati includevano cellulari e prodotti alimentari essenziali come riso, grano, mais e soia.

La concentrazione del commercio tra pochi partner chiave per le importazioni è aumentata, rendendo il paese più vulnerabile agli shock esterni. Nel 2022/23, i quattro principali importatori rappresentavano il 72,2% delle importazioni totali, in aumento rispetto al 68,9% dell’anno precedente. Questa maggiore concentrazione riflette il perno strategico dell’Iran nei confronti dei paesi asiatici per mitigare i potenziali impatti di future sanzioni o interruzioni del commercio globale.

L’anno fiscale 2022/23 è stato un periodo di significativo aggiustamento economico per l’Iran, caratterizzato da robusti guadagni nelle esportazioni di petrolio e cambiamenti strategici nei partenariati commerciali. Le sfide legate alla gestione delle dinamiche commerciali nel contesto delle fluttuazioni dei prezzi globali delle materie prime e delle sanzioni hanno sottolineato la resilienza e l’adattabilità del settore estero iraniano. Mentre il Paese continua a navigare attraverso incertezze economiche e tensioni geopolitiche, i cambiamenti nelle sue strategie commerciali giocheranno un ruolo fondamentale nel plasmare il suo futuro economico.

L’orizzonte economico dell’Iran: affrontare sanzioni, scarsità e mercati in evoluzione

Nei prossimi anni, dal 2023 al 2026, l’Iran dovrà affrontare un panorama economico complesso caratterizzato da numerose sfide interne ed esterne. Questa esplorazione dettagliata approfondisce i fattori che modellano le prospettive economiche dell’Iran, compreso l’impatto delle sanzioni in corso, i cambiamenti della domanda globale e la scarsità di risorse, insieme alle tendenze previste in vari settori economici.

Proiezioni di crescita economica

Si prevede che la crescita del PIL reale dell’Iran si ridurrà a una media annua del 2,1% nel periodo dal 2023 al 2026. Questo tasso è notevolmente inferiore a quello di altri importanti esportatori di petrolio, principalmente a causa degli effetti pervasivi delle sanzioni economiche che colpiscono sia il settore petrolifero e settori non petroliferi. Si prevede che il PIL petrolifero registrerà una crescita solo marginale, in gran parte a causa dell’indebolimento della domanda globale di petrolio. Al contrario, si prevede che il PIL non petrolifero, che comprende settori come l’agricoltura, l’industria manifatturiera e i servizi, crescerà a un ritmo contenuto. Ciò è in gran parte attribuito alla mancanza di investimenti sostanziali negli ultimi anni, aggravata dalle continue sfide nell’espansione della capacità produttiva.

Agricoltura e industrie non petrolifere

Il settore agricolo rimane particolarmente vulnerabile, affrontando minacce significative derivanti dalla siccità e dagli impatti più ampi del cambiamento climatico. Si prevede che queste sfide ambientali ostacoleranno la produttività ed esacerbano la volatilità del settore. Nelle industrie non petrolifere e nei settori dei servizi, anche se si prevede una certa crescita, è probabile che essa venga frenata dai limiti esistenti all’espansione della capacità produttiva. Si tratta di una questione critica poiché questi settori sono importanti datori di lavoro e sono cruciali per la diversificazione dell’economia iraniana.

Consumi interni e salute fiscale

Si prevede che i consumi interni, in passato un motore primario della crescita economica, rimarranno deboli. Questa tendenza segue quattro anni di elevata inflazione che ha eroso significativamente il potere d’acquisto. Si prevede inoltre un aumento delle pressioni fiscali, con un aumento della spesa pubblica e una stagnazione della crescita delle entrate petrolifere. Nonostante i miglioramenti nella riscossione delle tasse, l’attività economica complessivamente stagnante, soprattutto nei settori non petroliferi, limiterà probabilmente le entrate fiscali.

Inoltre, con l’inflazione costantemente elevata, si prevede che le entrate nominali subiranno pressioni dovute al ritardo nell’attività economica e nella riscossione delle tasse, traducendosi di fatto in minori entrate reali. Si prevede che questa situazione si tradurrà in un graduale ampliamento del deficit fiscale, raggiungendo circa il 2,4% del PIL entro il 2025/26.

Inflazione, occupazione e benessere delle famiglie

Le prospettive per l’inflazione rimangono preoccupanti, con tassi che dovrebbero rimanere elevati, oltre il 40% annuo fino al 2026. Questa persistente pressione inflazionistica, unita alla continua svalutazione della valuta e a un crescente deficit di bilancio, presenta un quadro cupo per il benessere delle famiglie. La prospettiva della creazione di posti di lavoro è particolarmente desolante; La dipendenza dell’agricoltura dall’acqua in un periodo di scarsità, unita alla crescita più lenta nel settore dei servizi, suggerisce che le esigenze occupazionali dell’economia non saranno soddisfatte. Il settore privato continua ad essere alle prese con la volatilità macroeconomica e un clima di incertezza sugli investimenti, che indeboliscono ulteriormente le prospettive economiche.

Sebbene i trasferimenti pubblici possano fornire un sollievo temporaneo dalle pressioni economiche sulle famiglie, questo approccio rischia di esacerbare le tendenze inflazionistiche e limitare ulteriormente lo spazio fiscale necessario per gli investimenti che potrebbero stimolare la crescita.

Settore estero e dinamiche commerciali

Sul fronte esterno, si prevede che il surplus delle partite correnti diminuirà gradualmente, attestandosi a circa il 2,8% del PIL entro il 2025/26. Questo calo è principalmente attribuito al previsto calo dei prezzi del petrolio e alla contenuta domanda globale. Le esportazioni di petrolio iraniano si trovano inoltre ad affrontare una crescente concorrenza da parte di altri importanti esportatori nei mercati chiave, il che potrebbe portare a una riduzione delle quote di mercato e dei ricavi.

Inoltre, il paese probabilmente sperimenterà maggiori deflussi di capitali e un accesso limitato alle riserve finanziarie internazionali, aggiungendo ulteriore pressione sul valore del rial ed esaurendo le riserve estere.

La traiettoria economica dell’Iran dal 2023 al 2026 è piena di sfide. L’interazione tra sanzioni, cambiamenti del mercato globale e vulnerabilità interne, soprattutto in termini di risorse e capacità produttiva, determinerà il ritmo e la direzione della crescita economica. Muoversi in questo panorama richiede una comprensione articolata delle varie forze in gioco e aggiustamenti strategici per favorire la resilienza e lo sviluppo sostenibile di fronte alle avversità.

Il panorama economico dell’Iran: navigare tra i rischi e cogliere le opportunità

Rischi economici: fattori esterni e interni

Le prospettive economiche per l’Iran dipendono principalmente da diversi fattori di rischio, sia esterni che interni, che hanno profonde implicazioni per la sua futura traiettoria di crescita. Esternamente, le fortune economiche dell’Iran sono fortemente legate alle dinamiche del mercato petrolifero a causa della sua significativa dipendenza dalle entrate petrolifere. La possibilità che le sanzioni economiche persistano o addirittura si intensifichino rappresenta una minaccia considerevole, così come il clima economico globale, in particolare i modelli di domanda delle principali economie come la Cina.

Una flessione della domanda globale di petrolio, probabilmente innescata da politiche monetarie globali più restrittive o da un rallentamento economico in Cina, potrebbe portare a un forte calo dei prezzi del petrolio, influenzando negativamente le prospettive di crescita economica dell’Iran. Inoltre, i crescenti legami economici dell’Iran con la Cina e le sue relazioni commerciali concentrate lo espongono a rischi significativi qualora si verificassero interruzioni in questi canali commerciali e finanziari consolidati.

Sul fronte interno, diversi fattori potrebbero destabilizzare il contesto economico. I disordini sociali, comprese le proteste e gli scioperi industriali, insieme alle potenziali interruzioni di Internet, potrebbero avere un grave impatto sulle attività economiche e sull’occupazione. Le sfide ambientali, in particolare la diminuzione delle precipitazioni, rappresentano una minaccia diretta per il settore agricolo, esacerbando il rischio di carenza energetica a causa della ridotta produzione di energia idroelettrica.

Opportunità economiche: sanzioni, integrazione regionale e adattamento climatico

Al contrario, ci sono notevoli opportunità che potrebbero influenzare positivamente il panorama economico dell’Iran. Un potenziale allentamento o rimozione delle sanzioni potrebbe dare un impulso significativo sia al settore petrolifero che a quello non petrolifero. I miglioramenti nelle relazioni diplomatiche, come evidenziato dal recente allentamento delle tensioni con l’Arabia Saudita, potrebbero aprire la strada a maggiori legami economici e investimenti. Tale integrazione regionale potrebbe favorire nuove vie di crescita economica facilitando il finanziamento dello sviluppo e espandendo le reti commerciali.

Tuttavia, l’Iran continua a fare i conti con i gravi impatti dei cambiamenti climatici. Le siccità ricorrenti e il calo dei livelli delle precipitazioni non solo minacciano la produzione agricola e l’occupazione, ma pongono anche rischi più ampi alla sicurezza alimentare e ai mezzi di sussistenza. Affrontare queste sfide richiede un approccio articolato che comprenda un’efficace gestione delle risorse idriche, l’attuazione di politiche di gestione della domanda idrica, lo sviluppo di quadri istituzionali adeguati e la cooperazione con i paesi vicini.

Settore energetico: adattarsi alle nuove realtà

Il settore energetico, particolarmente vulnerabile agli impatti climatici a causa della sua dipendenza dall’energia idroelettrica, deve affrontare la duplice sfida di aumentare la domanda di energia e diminuire le risorse idriche. Senza investimenti sostanziali e riforme nei prezzi dell’energia, questi fattori potrebbero portare a significative carenze energetiche, influenzando la produzione industriale e la stabilità economica. Misure proattive, come riforme graduali dei prezzi energetici, maggiori investimenti nelle fonti energetiche rinnovabili e miglioramenti nell’efficienza energetica, sono fondamentali per adattarsi e mitigare questi rischi.

Preparare il terreno per la crescita futura

Per affrontare efficacemente queste sfide economiche e sfruttare le opportunità, l’Iran deve fissare obiettivi realistici all’interno dei suoi quadri di sviluppo. Il settimo piano di sviluppo mira a un ambizioso tasso di crescita economica medio dell’8% dal 2022/23 al 2026/27, concentrandosi sul miglioramento della produttività e sul mantenimento dell’inflazione a una cifra. Tuttavia, la fattibilità di questi obiettivi deve essere valutata criticamente, date le perturbazioni economiche causate dalle sanzioni, dalla pandemia e dai problemi di governance.

Per raggiungere una crescita sostenibile sarà necessario dare priorità alle riforme strutturali per affrontare sfide cruciali come la scarsità di posti di lavoro, la bassa produttività e le infrastrutture inadeguate. Enfatizzare lo sviluppo guidato dal settore privato, diversificare le esportazioni e promuovere gli investimenti esteri sono strategie cruciali che possono allineare l’economia con gli ambiziosi obiettivi del piano.

Riforme del settore finanziario: garantire stabilità e crescita

Il coordinamento delle politiche monetarie e fiscali sarà essenziale per gestire l’inflazione e promuovere una crescita economica sostenibile. La politica fiscale dovrebbe concentrarsi sulla gestione del deficit di bilancio attraverso misure quali la riduzione delle esenzioni fiscali, il taglio delle spese improduttive e il miglioramento dell’efficienza degli investimenti pubblici. Il finanziamento del deficit fiscale attraverso l’emissione di obbligazioni è preferibile alla monetizzazione del deficit, che potrebbe aggravare le pressioni inflazionistiche.

Per il settore bancario, l’attuazione di una supervisione rigorosa, l’adozione di standard di reporting internazionali e il miglioramento della gestione della liquidità sono fondamentali. Le riforme bancarie dovrebbero includere anche un quadro globale di gestione delle crisi, il rafforzamento delle revisioni della qualità degli attivi e la facilitazione della ricapitalizzazione delle banche redditizie. Inoltre, la cartolarizzazione del debito pubblico potrebbe migliorare la liquidità nel sistema bancario, fornendo un ambiente finanziario più stabile per le attività economiche.

Affrontando queste molteplici sfide e sfruttando le potenziali opportunità, l’Iran può orientare il suo complesso panorama economico verso un futuro più stabile e prospero.

Analisi longitudinale della crescita del PIL iraniano (1961-2022)

Il percorso economico dell’Iran dal 1961 è stato caratterizzato da una significativa volatilità, influenzata da cambiamenti politici, dinamiche del mercato petrolifero, sanzioni e conflitti regionali. Questa analisi cerca di comprendere le tendenze della crescita del PIL durante questo periodo e di identificare i fattori chiave che guidano questi cambiamenti.

Panoramica dei dati: i dati analizzati in questo rapporto coprono i tassi di crescita annuali del PIL dal 1961 al 2022, come registrato nel database della Banca Mondiale con il codice indicatore NY.GDP.MKTP.KD.ZG. Queste cifre rappresentano la variazione percentuale anno su anno del PIL reale.

Analisi dei trend di crescita del PIL:

  • 1961-1978: crescita e modernizzazione Pre-rivoluzione: gli anni ’60 e ’70 furono testimoni di una robusta crescita economica, con una media di circa l’11% annuo. I principali contributori includevano elevate entrate petrolifere e ingenti investimenti esteri. Il periodo ha visto picchi del 17% nel 1965 e del 15,5% nel 1969 a causa dell’industrializzazione aggressiva e dello sviluppo infrastrutturale.
  • 1979-1988: Rivoluzione e guerra: la rivoluzione islamica del 1979 seguita dalla guerra Iran-Iraq portò all’instabilità economica, con tassi di crescita che crollarono al -12,8% nel 1979 e al -21,6% nel 1981. L’economia si contrasse a causa delle sanzioni e delle spese di guerra. e l’interruzione delle esportazioni di petrolio.
  • 1989-2000: ripresa e fluttuazioni nel dopoguerra: le politiche di ricostruzione e liberalizzazione del dopoguerra avviarono una ripresa, con una crescita che raggiunse l’8,6% nel 1990. Tuttavia, l’economia subì fluttuazioni significative a causa della continua instabilità politica e dei prezzi variabili del petrolio.
  • 2001-2012: riforme e prezzi elevati del petrolio: i primi anni 2000 hanno visto tassi di crescita più elevati, con un picco dell’8,1% nel 2003 e nel 2004, spinti dalla domanda globale di petrolio e dalle riforme economiche interne. Tuttavia, la crescita è stata nuovamente ostacolata dalle sanzioni internazionali imposte a causa delle preoccupazioni relative al programma nucleare.
  • 2013-2022: recenti sfide economiche: dal 2013, l’economia ha dovuto affrontare nuove sanzioni, in particolare nel 2018, che hanno portato a una significativa contrazione del 6,8% nel 2018. Tuttavia, si notano sporadici recuperi, come una crescita dell’8,8% nel 2016 a causa di revoca temporanea delle sanzioni e crescita del 4,7% nel 2021 quando le condizioni globali hanno iniziato a stabilizzarsi.

Fattori che influenzano la crescita del PIL:

  • Sanzioni economiche: ripetutamente, le sanzioni hanno avuto un impatto negativo sulle esportazioni di petrolio iraniano e sugli investimenti esteri, portando a significative contrazioni economiche.
  • Volatilità del prezzo del petrolio: essendo uno dei principali esportatori di petrolio, le fluttuazioni dei prezzi globali del petrolio hanno influenzato direttamente la crescita economica dell’Iran.
  • Instabilità politiche e regionali: i cambiamenti politici interni e i conflitti regionali hanno spesso provocato disagi economici.
  • Riforme politiche: varie riforme economiche hanno occasionalmente stimolato la crescita, sebbene la loro sostenibilità sia stata influenzata da pressioni esterne.

Prospettive future: le prospettive economiche per l’Iran rimangono incerte, in gran parte dipendenti dagli sviluppi geopolitici e dagli orientamenti della politica interna. La crescita futura dipenderà dal contesto economico globale, dalle condizioni del mercato petrolifero e dalla potenziale revoca o intensificazione delle sanzioni.

Immagine: Crescita del PIL (%) – Iran, Rep. Islamica – Dati sui conti nazionali della Banca Mondiale e file di dati sui conti nazionali dell’OCSE.


AnnoCrescita del PIL (%)
196110.39
19627.91
19637.04
19648.48
196517.04
196611.50
196711.25
196814.40
196915.52
197010.93
197113.70
197214.50
19737.44
19745,80
1975-0,33
197618.26
1977-2.77
1978-12.84
1979-12.02
1980-21.60
1981-5,70
198223.17
198311.09
1984-7.14
19851,87
1986-9.78
1987-0,17
1988-6.08
19896.13
199013.59
199112.72
19923.30
1993-1.47
1994-1,70
19952.40
19966.35
19971.35
19982.08
19992.00
20005,85
20012.39
20028.08
20038.64
20044.34
20053.19
20065.00
20078.16
20080,25
20091.01
20105,80
20112,65
2012-3,75
2013-1,52
20144.98
2015-1.42
20168.82
20172.76
2018-1,84
2019-3.07
20203.33
20214.72
20223.78

Crescita del PIL (%) – Iran, Rep. Islamica – Dati sui conti nazionali della Banca Mondiale e file di dati sui conti nazionali dell’OCSE.


Navigare nei venti del cambiamento: la crescita del PIL reale non petrolifero dell’Iran nell’era post-sanzioni

Il panorama economico dell’Iran ha subito una trasformazione significativa negli ultimi anni, in particolare nei settori non petroliferi. Questa trasformazione si riflette nei parametri di crescita del PIL reale non petrolifero a prezzi costanti, un indicatore critico della salute economica del paese al di là della sua tradizionale dipendenza dalle entrate petrolifere.

Panoramica economica

Nel 2024, l’Iran ha registrato un tasso di crescita del PIL reale non petrolifero del 2,44357%, in leggero calo rispetto al 2,79764% osservato nel 2023. Questa tendenza di graduale diminuzione è stata costante dal 2021, quando il tasso di crescita era del 3,90452%. Il declino di questi anni evidenzia le sfide affrontate dall’economia iraniana, comprese le pressioni esterne e le dinamiche politiche interne.

Contesto storico

La traiettoria della crescita del PIL non petrolifero dell’Iran ha visto fluttuazioni influenzate da una varietà di fattori. Da una crescita più robusta del 3,90452% nel 2021 a un moderato 2,44357% nel 2024, i dati rivelano l’impatto delle tensioni geopolitiche e delle politiche economiche nazionali. Le sanzioni imposte dai paesi occidentali hanno storicamente avuto un ruolo in queste dinamiche economiche, colpendo i settori non petroliferi che l’Iran ha voluto sviluppare.

Analisi comparativa

Il contesto regionale fornisce un ulteriore livello di comprensione. Ad esempio, anche paesi come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar segnalano una crescita del PIL non petrolifero, con gli Emirati Arabi Uniti che mostrano una crescita del 4,10000% e il Qatar del 3,60000% nel 2024. Questo confronto sottolinea le diverse strategie economiche e i risultati in Medio Oriente, influenzato da diversi livelli di diversificazione economica e approcci politici.

Dichiarazioni previsionali

Guardando al futuro, le proiezioni per il 2025 suggeriscono un leggero miglioramento della crescita del PIL non petrolifero dell’Iran, anticipando un tasso del 3,05020%. Queste proiezioni fanno parte di prospettive economiche regionali più ampie fornite da istituzioni come il Fondo monetario internazionale, che considerano una serie di indicatori macroeconomici e impatti politici sulla performance economica.

Immagine: Crescita del PIL reale non petrolifero a prezzi costanti per l’Iran, Repubblica islamica dell’, variazione percentuale, annuale, non destagionalizzata – copyright debuglies.com

Navigare tra le incertezze: previsioni economiche dell’Iran dal 2024/25 al 2026/27

Il viaggio economico dell’Iran verso la metà degli anni 2020 si svolge in un contesto sia di speranza di resilienza che di sfide formidabili. Mentre il Paese si sta riprendendo dalla notevole crescita dell’anno fiscale 2023/24, alimentata principalmente dal settore petrolifero, le proiezioni per il periodo dal 2024/25 al 2026/27 suggeriscono una prospettiva moderata con tassi di crescita moderati e continue pressioni economiche. Questa analisi dettagliata esplora le previsioni economiche per l’Iran, valutando l’interazione tra le dinamiche del mercato globale, le politiche interne e i fattori geopolitici esterni.

Proiezioni di crescita economica

Si prevede che la crescita del PIL reale in Iran si modererà fino a raggiungere una media annua del 2,8% dal 2024/25 al 2026/27. Si prevede che il forte aumento della produzione e delle esportazioni di petrolio osservato nel 2023/24 si stabilizzerà, con un significativo rallentamento negli anni successivi. Si prevede che questa moderazione avrà un effetto di ricaduta sui settori non petroliferi, che si prevede anch’essi registreranno una crescita più lenta.

Immagine: Repubblica Islamica dell’Iran / Crescita del PIL reale e contributi dal lato dell’offerta alla crescita del PIL reale – Fonti: Banca Centrale dell’Iran (CBI) e calcoli dello staff della Banca Mondiale.

Fattori che influenzano la moderazione economica

Diversi fattori contribuiscono al previsto rallentamento della crescita economica:

  • Condizioni economiche globali : una domanda globale più debole, in particolare nei mercati chiave, rappresenta un rischio significativo per i settori orientati all’esportazione dell’Iran.
  • Sanzioni e tensioni geopolitiche : le sanzioni economiche in corso continuano a limitare l’accesso dell’Iran ai mercati e ai capitali internazionali, mentre le crescenti tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, aumentano l’incertezza economica.
  • Vincoli interni : si prevede che sfide quali la carenza di energia, i vincoli di liquidità e gli investimenti insufficienti nelle infrastrutture critiche ostacoleranno l’attività economica nazionale.

Inflazione e prospettive fiscali

Anche se si prevede che l’inflazione in Iran rallenterà ulteriormente rispetto ai massimi degli anni precedenti, probabilmente rimarrà elevata a causa di diversi fattori persistenti:

  • Interruzioni della catena di fornitura : continue interruzioni, in parte dovute a sanzioni e inefficienze interne, contribuiscono alle pressioni sui prezzi.
  • Pressioni fiscali : nonostante i piani del governo volti a consolidare il bilancio nel 2024/25, si prevede che i deficit fiscali persisteranno. Questi deficit sono aggravati dalle spese fuori bilancio e dalla necessità di finanziare programmi di assistenza sociale.

Conto corrente e saldi con l’estero

Si prevede che il surplus delle partite correnti, che ha beneficiato degli elevati prezzi delle materie prime, diminuirà gradualmente man mano che i prezzi delle materie prime a livello mondiale si stabilizzeranno o diminuiranno. Questa tendenza sarà probabilmente influenzata dall’accresciuta concorrenza globale e da una potenziale normalizzazione delle condizioni di mercato.

Riduzione della povertà e politiche sociali

Si prevede che il tasso di riduzione della povertà in Iran rallenterà nei prossimi anni. Mentre si prevede che il tasso di povertà alla soglia dei 6,85 dollari diminuirà di ulteriori 3 punti percentuali nei prossimi tre anni, la riduzione alla soglia dei 3,65 dollari sarà più modesta. La continua attenzione del governo alla crescita inclusiva e a robuste reti di sicurezza sociale è fondamentale per garantire che gli sforzi di riduzione della povertà siano sostenuti.

Immagine: Repubblica islamica dell’Iran / Tassi di povertà effettivi e previsti e PIL reale pro capite

Immagine: fonte Banca Mondiale


TABELLA 2 Repubblica islamica dell’Iran / Indicatori delle prospettive macropovertà (variazione percentuale annua se non diversamente indicato)

 2021/222022/232023/24e2024/25ss2025/26ss2026/27ss
Crescita del PIL reale, a prezzi di mercato costanti4.73.85.03.22.72.4
Consumo privato3.98.73.22.42.11.8
Consumo pubblico8.3-3.61.61.92.12.2
Investimenti fissi lordi0,06.75.84.54.23.1
Esportazioni, beni e servizi5.28.215.47.15.25.2
Importazioni, beni e servizi24.17.51.61.82.12.1
Crescita del PIL reale, a prezzi dei fattori costanti4.44.05.03.22.72.4
agricoltura-2.61.11.00.90,80,8
Industria3.27.48.84.93.73.7
Servizi6.52.73.62.72.51.9
Inflazione (indice dei prezzi al consumo)46.246,540.835.332.030,5
Saldo delle partite correnti (% del PIL)3.13.42.92.72.32.2
Saldo fiscale (% del PIL)-3.2-1.9-2.0-2.2-2.4-2,5
Entrate (% del PIL)11.011.711.811.811.811.9
Debito pubblico lordo (% del PIL)42.430.130.732.334.135.9
Saldo primario (% del PIL)-2.7-1,5-1.6-1.8-2.0-2.1
Tasso di povertà internazionale (2,15 dollari PPP nel 2017) a,b0,70,50.40.40.40,3
Tasso di povertà del reddito medio più basso ($ 3,65 nel 2017 PPA) a,b5.03.83.33.12.92.8
Tasso di povertà nel reddito medio-alto (6,85 dollari PPP nel 2017) a,b24.821.920.019.018.217.6
Crescita delle emissioni di gas serra (mtCO2e)2.92.93.12.01.81.6
Emissioni di gas serra legate all’energia (% del totale)67,867.667,867.767,567.3

Fonte: Banca Mondiale, Povertà ed Equità e Macroeconomia, Pratiche Globali di Commercio e Investimento. Dati sulle emissioni provenienti da CAIT e OCSE. Note: e = stima, f = previsione.

a/ Calcoli basati su 2019-HEIS e 2022-HEIS. Dati attuali: 2022. Nowcast: 2023. Le previsioni vanno dal 2024 al 2026. b/ Proiezione utilizzando l’elasticità annualizzata (2019-2022) con pass-through = 0,7 sulla base del PIL pro capite in LCU costante.


Strategie socioeconomiche

Per contrastare il rallentamento della riduzione della povertà, l’Iran dovrà attuare strategie mirate che includano:

  • Migliorare la protezione sociale : rafforzare la rete di sicurezza sociale esistente per proteggere le popolazioni più vulnerabili dagli shock economici.
  • Incentivare la produzione interna : incoraggiare la crescita nei settori non petroliferi per ridurre la dipendenza dai proventi petroliferi e creare opportunità di lavoro sostenibili.

Rischi e opportunità esterne

Le prospettive economiche dell’Iran sono fortemente influenzate da una complessa serie di rischi e opportunità esterne:

  • Dinamiche del mercato petrolifero : le fluttuazioni della domanda globale e dei prezzi del petrolio influiscono direttamente sulla principale fonte di entrate dell’Iran.
  • Cambiamenti climatici : la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi mette a rischio l’agricoltura, minacciando la sicurezza alimentare e l’occupazione nelle zone rurali.
  • Legami economici con la Cina : man mano che i legami economici con la Cina si approfondiscono, l’economia iraniana diventa più suscettibile alle fluttuazioni del mercato cinese.
  • Potenziale riduzione delle sanzioni : qualsiasi allentamento o rimozione delle sanzioni internazionali potrebbe fornire un impulso significativo all’economia iraniana, migliorando l’accesso ai mercati globali e alle risorse finanziarie.

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