Un’altra giornata di vergogna per le Nazioni Unite

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In un mondo sconvolto dal terrorismo islamista, l’Onu non trova di meglio che attaccare Israele (e ingiungergli di cedere il Golan alla Siria…)

Il tabellone del voto Onu sulle alture del Golan: 6 contrari (Canada, Isole Marshall, Israele, Micronesia, Palau, Stati Uniti), 56 astenuti (fra cui l’Italia), 105 favorevoli - clicca per ingrandire

In prossimità della “Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese” (la ricorrenza annuale con cui i palestinesi ribadiscono il loro rifiuto della spartizione della terra in due stati, votata dall’Onu il 29 novembre 1947), l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato martedì scorso sei risoluzioni (non vincolanti) presentate dai palestinesi e dalla Siria, che selezionano e accusano specificatamene Israele senza aver adottato nessuna risoluzione critica verso Cina, Cuba, Russia, Arabia Saudita, Venezuela, lo “Stato Islamico” (ISIS) o qualsiasi altra grave situazione per diritti umani.

“Una scena surreale – commenta Hillel Neuer, direttore di UN Watch – In un mondo sotto attacco da parte di terroristi che uccidono in nome dell’islam e del martirio, come fanno anche i palestinesi che accoltellano ebrei israeliani, il riflesso automatico delle Nazioni Unite è condannare Israele con sei risoluzioni distinte, tutte e sei apertamente faziose”.

Basti notare che una delle sei risoluzioni condanna Israele perché mantiene il controllo sulle alture del Golan, ingiungendogli di consegnarle alla Siria.

“E’ incredibile – dice Neuer – Mentre da anni il regime siriano massacra il suo stesso popolo, com’è possibile che le Nazioni Unite facciano appello perché ancora più persone siano assoggettate al potere di Assad?

La tempistica di questo testo è assurda sul piano logico e vergognosa sul piano morale”.

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“Ed è scandaloso – continua Neuer – che queste risoluzioni sostengano di prendersi cura dei palestinesi, mentre l’Onu si mostra del tutto incurante delle vere sofferenze che si consumano sul terreno in questo momento: centinaia di palestinesi assassinati, mutilati, espulsi dalle forze di Assad.

Questa farsa all’Assemblea Generale mette in luce un semplice fatto: alla maggioranza automatica delle Nazioni Unite non interessa affatto aiutare davvero i palestinesi, né tutelare i diritti umani di chiunque.

L’obiettivo di questi logori rituali, di queste condanne unilaterali rimane sempre lo stesso: fare di Israele un comodo capro espiatorio.

Ma gli attacchi totalmente squilibrati delle Nazioni Unite contro lo stato ebraico – conclude Neuer – minano alla radice la credibilità di quello che dovrebbe essere un organismo internazionale imparziale, e svelano il morbo della faziosa politicizzazione che ne erode la missione fondante facendo scempio della promessa di imparzialità contenuta nella Carta delle Nazioni Unite”.

(Da: unwatch, 24.11.15)

“Un giornata di vergogna per le Nazioni Unite, utilizzate come piattaforma per attaccare Israele”.

Questo il commento dell’ambasciatore d’Israele all’Onu Danny Danon, che ha aggiunto: “Nel corso degli anni, questa Assemblea ha approvato innumerevoli risoluzioni unilaterali che incolpano sempre e solo Israele per qualsiasi problema si trovino ad affrontare i palestinesi”, risoluzioni presentate da paesi “costantemente impegnati a demonizzazione e delegittimazione lo stato di Israele”.

Danon ha ricordato che se arabi e palestinesi avessero accettato l’esistenza di uno stato ebraico accanto a uno palestinese, “a israeliani e palestinesi sarebbero stati risparmiati decenni di inutile conflitto, di dolore e di sofferenze inutili, e la devastante perdita di vite umane da entrambe le parti.

Smettiamola di eludere la vera, pressante questione della Palestina e chiediamoci: se i leader palestinesi vogliono davvero la pace, perché si rifiutano di sedere al tavolo negoziale con il primo ministro israeliano?

Potete issare una bandiera palestinese qui alle Nazioni Unite – ha concluso Danon – ma fino a quando i palestinesi non riusciranno a crescere una generazione votata alla pace e alla riconciliazione, non ci sarà fine alle violenze.

Fino a quando i presenti in questa sala non esigeranno dai leader palestinesi che prendano le difficili decisioni necessarie per la pace, nessuna retorica e nessuna cerimonia teatrale migliorerà davvero la vita del popolo palestinese”. (Da: Jerusalem Post, 24.11.15)

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