Libia: l’intervento militare è un pericolo per i paesi della regione

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Storicamente la regione del Nord Africa è è stata fonte di forte interesse per le sue risorse ed ora la sfida più importante degli ultimi decenni interessa la Libia, bersaglio di un intervento militare occidentale con il pretesto di contrastare Daesh (ISIS) e l’aumento dei gruppi militanti.

E’ stranamente anomalo che nessuno si prenda la briga di informare il ‘semplice cittadino europeo’ che tutto ciò naturalmente influirà negativamente su tutti i paesi della regione: la Tunisia sarà bruscamente condizionata da tale circostanza, così come il Marocco, che pure ha fatto grandi sforzi per promuovere la soluzione politica, e ha ospitato a Skhirat la maggior parte dei negoziati tra le fazioni libiche.

E’ da tempo che i media ci preparano palesemente ed in modo subliminale ad un intervento “guidato probabilmente dall’Italia….. ma con tecnologie USA”, dimenticanto che non è una soluzione in grado di restituire stabilità al paese e portare ai suoi abitanti sicurezza e speranza, come dimostrano gli interventi americani in Iraq e in Somalia, che non hanno fatto che aumentare le divisioni.

Come già ampiamente dimostrato in altre nazioni sotto attacco dell’Isis o di fazioni ad essi affiliate od affini un intervento militare in Libia avrà sicuramente conseguenze disastrose per l’intera regione poiché provocherà i terroristi e fornirà occasione agli estremisti per giustificare la loro violenza e guadagnare consenso.

La regione del Nord Africa fa bisogno di ordine e pace…. non di guerra.

Valorizzare le risorse, istituire un regime di serenità e fiducia, incentivare l’occupazione e lo sviluppo economico…. esattamente gli stessi bisogni di noi europei.

Chi ha la reale volontà di  risolvere la questione libica sa che la soluzione politica  deve essere incoraggiata e sostenuta e che ogni tentativo di dividere il paese rappresenta un passo verso la distruzione della stabilità dell’intera regione.

La Tunisia soffre pesantemente dell’instabilità della Libia ed un intervento militare distruggerà i tentativi di Tunisi di consolidare il suo modello di democrazia e danneggerà la sua già fragile economia  già da tempo  compromessa nel settore del turismo a causa degli attacchi terroristici degli ultimi anni.

Tunisi ha rifiutato ogni intervento militare e non parteciperà in alcun modo alla coalizione internazionale, com’è stato confermato dal ministro della Difesa.

Il Marocco ha a sua volta espresso il proprio rifiuto di ogni intervento esterno, e il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione ha riaffermato la necessità di dare priorità alla soluzione politica.

La non facile situazione politica in Libia non aiuta il governo di unità libico che cammina su una sottilissima fune sospesa sul baratro di una guerra interna sempre più cruenta per la spartizione delle risorse e del potere tra i vari gruppi terroristici e tribali storicamente presenti nella regione.

La situazione in Libia richiede dunque un intensificarsi degli sforzi da parte di tutti i paesi del Maghreb arabo per realizzare una riconciliazione interna completa, senza esclusione o coercizione. L’eventualità di un intervento straniero e l’estendersi dell’estremismo costituiscono un duplice pericolo per la regione del Maghreb nel suo insieme.

Ritornando sugli interessi Italiani….non bisogna dimenticare che il tanto decantato spirito del buon samaritano ….guidato dalla longa mano USA prende energie da …..

  1. il petrolio ….dopo la rivoluzione si è registrato un calo di 270mila barili giornalieri. Il 20,8% del petrolio importato in Italia proviene dalla Libia  e l’Italia dipende dal petrolio libico per circa il  24% del suo totale fabbisogno.
  2. Il Metano ….. Per quanto riguarda il metano, poi, i 520 chilometri del gasdotto GreenStream, che collega le coste libiche con la Sicilia, ha la capacità di trasportare circa 9 miliardi di metri cubi di gas naturale. Una ulteriore instabilità nel Paese non gioverebbe di certo alla nostra economia.
  3. dagli interessi delle aziende com Eni, nel settore del petrolio e del gas operano Snam Progetti, Edison, Tecnimont, Saipem,  Impregilo e Bonatti;  Garboli-Conicos, Maltauro, Enterprise nel comparto delle costruzioni ; Techint e Technip in quello dell’ingegneria; Iveco, Calabrese, Tarros, gruppo Messina, Grimaldi e Alitalia nei trasporti; Sirti e Telecom Italia nelle telecomunicazioni; Martini Silos e Mangimi nel settore dei mangmi; Technofrigo e Ocrim in quello della meccanica industriale; Enel Power come centrale termica; Tecnimont, Techint, Snam Progetti, Edison, Ava, Cosmi, Chimec, Technip e Gemmo nell’impiantistica…..

Qualcuno si è poi dimentica della modica cifra ….. di 500 miliardi di dollari ….. chissà perché dollari e non Euro….. necessari a ricostruire la Libia…. post bellica

😉

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