Di fonte alla minaccia Hezbollah, deterrenza o prevenzione?

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Israele non può tenere nei rifugi 8 milioni di persone, ma ogni altra opzione presenta serie difficoltà

Quando il controllore di stato israeliano Joseph Shapira ha presentato due settimane fa la sua relazione sullo stato della protezione civile, i suoi amari risultati non avrebbero dovuto stupire nessuno.

Il severo rapporto afferma che, purtroppo, Israele non è adeguatamente preparato ad affrontare un attacco massiccio degli oltre 100.000 razzi e missili dell’arsenale di Hezbollah (la milizia sciita libanese filo-Iran).

Secondo la sua stima, almeno metà degli israeliani non dispone di adeguati rifugi.

Il rapporto del prossimo anno non sarà molto diverso. Come si può approntare rifugi per gli oltre 8 milioni di persone che vivono in Israele?

E magari anche per i quasi 3 milioni di palestinesi che vivono in Giudea e Samaria (Cisgiordania) i quali pure, assai probabilmente, finirebbero sotto le raffiche di razzi lanciati da Hezbollah contro Israele? Non si può mettere l’intera popolazione nei sotterranei.

E che dire di tutte le strutture di superficie del paese come edifici residenziali, impianti industriali e tutte le altre strutture che verrebbero colpite da un attacco di Hezbollah?

Naturalmente, i rifugi non sono l’unica difesa che Israele può mettere in campo contro un attacco missilistico di Hezbollah. I genieri israeliani sono diventati esperti nell’intercettare razzi e missili.

I sistemi “Cupola di ferro” (Kipat barzel), “Fionda di David” (Kala David) e “Freccia” (Hetz) sono in grado di raggiungere e abbattere in cielo razzi e missili rispettivamente a corto, medio e lungo raggio.

Tuttavia, non possono garantire un ombrello ermetico sopra tutto Israele.

Una massiccio lancio di razzi e missili potrebbe saturare il sistema di difesa e diversi razzi potrebbero passare.

Quale può essere dunque la risposta di Israele alla minaccia rappresentata da razzi e missili di Hezbollah?

La strategia preferita è quella della deterrenza: basta dissuadere chiunque dall’attaccare Israele.

In altri termini, mettere bene in chiaro che la risposta israeliana sarebbe così devastante che chiunque farebbe meglio a non pensare nemmeno di attaccare.

Sembra semplice, ma non lo è.

La minaccia missilistica di Hezbollah su Israele (clicca per ingrandire)

La minaccia missilistica di Hezbollah su Israele (clicca per ingrandire)

La teoria della deterrenza è stata molto discussa e analizzata durante la guerra fredda, dove si è dimostrata efficace.

La capacità di sferrare il primo e il secondo colpo, sviluppata da Unione Sovietica e Stati Uniti, impedì alla guerra fredda di trasformarsi in guerra aperta.

Consapevoli che il secondo colpo sarebbe arrivato inesorabile, entrambe le superpotenze erano dissuase dal lanciare un primo attacco contro l’altra.

Ma dissuadere le organizzazioni terroristiche islamiste è tutt’altra cosa.

I jihadisti pensano in termini millenaristici, sono disposti a ignorare completamente le vittime civili (proprie e altrui) e a perdere anche molte battaglie, sicuri come sono della vittoria finale.

In effetti, la deterrenza di Israele non ha impedito il lancio di razzi Hezbollah contro Israele durante la seconda guerra in Libano (estate 2006), e per ben tre volte non ha impedito a Hamas e Jihad Islamica palestinese di lanciare razzi e ordigni di mortaio contro il sud di Israele.

Hezbollah funziona anche come un partito politico all’interno del Libano e dunque deve tenere conto anche della possibile reazione del pubblico libanese alle potenziali conseguenze sul paese di un attacco contro Israele.

Questo fattore potrebbe trattenere Hezbollah dall’attaccare Israele, entrando così a far parte dell’equazione della deterrenza.

La domanda è: la possibilità che la risposta di Israele a un attacco missilistico di Hezbollah arrechi distruzioni su vasta parte del Libano potrebbe scoraggiare Hezbollah dall’attaccare Israele?

Ma questa è solo una parte dell’equazione.

Gli ordini a Hezbollah arrivano da Teheran e le cose viste da Teheran possono essere molto diverse di quelle viste da Beirut.

Dissuadere Hezbollah rimane assai problematico.

Civili israeliani in un rifugio durante un attacco di razzi da oltre confine

Civili israeliani in un rifugio di fortuna durante un attacco di razzi da oltre confine

L’altra opzione potrebbe essere un attacco preventivo contro l’arsenale di Hezbollah, colpendo magazzini e siti di lancio.

E qui sorgono diversi problemi.

I razzi e missili di Hezbollah sono tutti piazzati in mezzo ai civili, e un attacco israeliano comporterebbe inevitabilmente delle vittime civili.

Inoltre, un iniziale attacco israeliano non potrebbe in ogni caso neutralizzare tutto l’arsenale di Hezbollah, lasciando così la possibilità che raffiche di razzi e missili vengano comunque lanciati contro Israele.

E non è detto che i sistemi di intercettazione israeliani (peraltro molto costosi) riuscirebbero a bloccare tutti i restanti razzi.

Inoltre, c’è da considerare la reazione internazionale che farebbe seguito a un’iniziativa israeliana di questo genere.

A questo punto sarebbe logico aspettarsi che sia nell’interesse della comunità internazionale esercitare una forte pressione che costringa Hezbollah a smantellare il suo arsenale di razzi, un arsenale la cui stessa esistenza costituisce un grave pericolo per la popolazione civile sia in Israele che Libano.

Ma non è certo questo il tipo di impegno che ci si può aspettare dalla comunità internazionale, a maggior ragione in questo momento.

E così Israele si trova di fronte a scelte difficili, che non può eludere.

(Da: Ha’aretz, 20.12.16)

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