MONTENEGRO NELLA NATO ? SI TEME UN EFFETTO BOOMERANG

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L’ingresso del Montenegro come 29-esimo membro della NATO potrebbe rivelarsi un drammatico errore.

I numeri non sono il forte del Montenegro che conto non più di 600.000 anime ed un territorio limitato.

La sua popolazione proviene in parte dell’ex repubblica della ex Jugoslavia e non intende “marciare contro la Russia e la Serbia a fianco della Turchia”.

Scontri in Montenegro
© REUTERS/ STEVO VASILJEVIC
Scontri in Montenegro

Domenica 20 dicembre si è svolta una manifestazione con oltre 5000 manifestanti a Podgoriza, in cui Slavan Radunovic del Fronte Democratico — ha affermato che esiste una grandissima opposizione da parte della popolazione all’ingresso nella Nato, e richiede urgentemente delle elezioni straordinarie anticipate. Ci vorrà un referendum popolare per risolvere la disputa: questa è la richiesta di un vasto fronte di partiti, che comprende anche il Partito Popolare democratico, il Partito dei Lavoratori, il Partito dei Pensionati e Invalidi, il Movimento per Plevia, l’Organizzazione dei Veterani della guerra del 1991-1994, e molti ex militari dell’esercito popolare di Jugoslavia.

Mantic ha lanciato gravi accuse all’indirizzo della leadership politica montenegrina. Non è vero — ha detto — che è stata la Nato a invitare il Montenegro: è stato il regime marionetta di Milo Jukanovic a “chiedere di essere invitato”.

Insomma un gioco delle parti che risponde a un disegno politico duplice.

Il presidente montenegrino — nuovamente travolto dagli scandali, tra i quali l’arresto del vice-presidente del suo partito — chiede la protezione della Nato e offre in cambio alla Nato la richiesta d’ingresso nell’Alleanza.

E la Nato, a sua volta, mostra a Belgrado l’ineluttabile: cioè l’ulteriore allargamento della Nato, con l’inclusione prossima ventura della Serbia, oltre che della Macedonia, della Georgia e dell’Ucraina.

Insomma Belgrado deve accettare, attraverso Podgoriza, che nulla può ostacolare il disegno americano di compattare tutta l’Europa sotto il suo controllo.

E chi si ostinasse a voler “restare fuori” sarebbe costretto a pagare tutti i prezzi di un isolamento totale.

L'”oste” Jukanovic, in questo modo, taglia definitivamente ogni legame con una Serbia che mantiene il suo orgoglio dopo un quarto di secolo di offese, anche sanguinose, subite dall’Occidente. Nessuno ha dimenticato i bombardamenti alleati che distrussero Podgoriza nella seconda guerra mondiale.

Né quelli della Nato durante la cosiddetta guerra del Kosovo.

E dunque gli avventori dell'”osteria di Milo”, cioè la gente di Montenegro, sembra non gradire il menu che viene offerto.

Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti
© SPUTNIK. MICHAEL KLIMENTYEV
Il presidente Putin durante la conferenza stampa di fine anno di fronte alla folta platea di giornalisti

Ancora meno lo gradisce la Russia di Putin, finalmente risvegliata da ogni illusione eltsiniana.

Mosca ha recepito il messaggio di Stoltenberg e mostra i denti.

E’ così che il piccolo e apparentemente dimenticato Montenegro sta entrando velocemente nel pacchetto del contenzioso Russia-Occidente.

E, prima del suo ingresso come 29esimo membro, è sempre più probabile l’eventualità di un duro braccio di ferro, sia con Mosca, sia, ancor più, tra la Nato e la gente di Podgoriza.

I partiti dell’opposizione montenegrina hanno molte carte ancora da giocare, alcune delle quali di sicuro effetto. Quella economica prima di tutto.

“La nostra economia — ribadisce Mantic — dipende in gran parte dal turismo russo”. Che è anche un turismo “ricco” e in ogni senso amico.

Gli effetti dell’ingresso nel campo nemico si faranno sentire assai presto, e nessuno li vuole provare.

I turisti russi riempiono le spiagge del Montenegro e comprano appartamenti e immobili. Ovvio che questo ben di Dio sarà certamente ridimensionato.

Budva, “piccola Mosca”del Montenegro

Il quotidiano olandese “De Volksrant” ha pubblicato un lungo reportage, riportato dal sito internet “Presseurop”, per cercare di far luce sui motivi che hanno spinto così tanti russi a trasferirsi sulla costa montenegrina: così tanti che questa cittadina potrebbe essere rinominata Mosca marittima.

Dal piccolo aeroporto vicino, infatti, partono quotidianamente tre voli in direzione della capitale russa che non trasportano solo turisti.

Molti russi, per lo più della classe media, hanno deciso di trasferirsi definitivamente sulla costa adriatica per proporre i loro servizi ai compatrioti che invadono la costa durante l’alta stagione o per espandere un’attività che possono esercitare anche all’estero.

il Montenegro offre ai russi quelli che gli altri Paesi del mediterraneo non hanno: una cultura che presenta forti similitudini con quella russa.

I montenegrini sono ortodossi come i russi e parlano una lingua slava.

Allo stesso tempo i due popoli godono di profondi legami storici: dal diciannovesimo secolo Mosca è il protettore della Serbia, con la quale il Montenegro fino ad otto anni fa formava un solo Stato.

Gli investimenti russi nel turismo, poi, hanno permesso al Montenegro di sentire meno gli effetti della crisi rispetto agli altri Paesi dei Balcani.

Soltanto negli ultimi cinque anni nei dintorni di Budva sono stati costruiti numerosi appartamenti di lusso che ospitano i dirigenti della Gazprom e di altri giganti del settore energetico.

L’ultimo progetto immobiliare è un mix di megalomania e vista spettacolare: un intero quartiere sorvegliato che domina una montagna.

Il nome ufficiale del quartiere è Carsko Selo, il villaggio dello zar, ma per tutti, ormai, è il villaggio russo.

L’avanzata dei russi non si ferma certo al settore immobiliare.

Sette anni fa, l’oligarca Oleg Deripaska ha comprato la fabbrica di alluminio di Podgorica, primo datore di lavoro di tutto il Montenegro che rappresenta oltre metà delle esportazioni di tutto il Paese.

La Turchia è lì a insegnare che con Mosca non si può giocare a rimpiattino.

E la “carta serba”, cioè la nostalgia della fratellanza, incrinata ma non spezzata dal referendum del 2006 è ancora assai forte.

 Truffe e brogli, sotto la supervisione di Bruxelles, caratterizzarono il referendum che portò al distacco del Montenegro da ciò che restava della Jugoslavia.

E, nonostante questo, la proposta di staccare Podgoriza da Belgrado ottenne solo uno striminzito margine di poco più di 12mila voti di vantaggio.

Allora la vittoria di Bruxelles fu ottenuta, oltre che dai brogli, dal fatto che il paese era ancora in uno stato di choc e l’opposizione pro serba non fu in grado di esercitare e imporre un controllo sulla votazione, mentre i cosiddetti “osservatori occidentali” si affrettarono a dichiarare valido e impeccabile il risultato del voto.

Un referendum nelle attuali condizioni — per sancire il rifiuto dell’ingresso nella Nato — sarebbe sicuramente più “vigilato” dalla stessa opinione pubblica montenegrina.

I sondaggi dicono che il 75% dei votanti sarebbe incline, al momento, a  respingere l’invito di Bruxelles.

Solo il partito di Jukanovic sarebbe favorevole, con l’appoggio di un gruppo di deputati, pari al 15%, che sono transfughi dai partiti, e facilmente ricattabili e corrotti.

Secondo il presidente del Partito popolare socialista, Srdjan Milic, la decisione della Nato “contribuisce ad aumentare la tensione nel paese” ed è “un atto di aggressione diretta alla pace, alla stabilità e alla sicurezza dei cittadini”.

 siluetti di Secretario Generale di NATO Jens Stoltenberg e il primo ministro serbo Aleksandar Vucic alla conferenza stampa a Belgrado, Novembre del 2015
© REUTERS/ MARKO DJURICA
I siluetti di Secretario Generale di NATO Jens Stoltenberg e il primo ministro serbo Aleksandar Vucic alla conferenza stampa a Belgrado, Novembre del 2015

La coalizione di opposizione ha tuttavia voluto disinnescare fin da subito la carta propagandistica dell’Europa, che potrebbe agitare il sospetto di una volontà di “passaggio di campo”.

“Noi siamo realisti — ha dichiarato Mantic — e abbiamo posto fin dall’inizio l’obiettivo della piena neutralità del Montenegro. Una linea suscettibile di trovare echi anche all’interno di diversi paesi che sono già membri della Nato e che vorrebbero uscirne. Una mozione, presentata il 21 dicembre al parlamento italiano dal Movimento Cinque Stelle, ha invitato a riesaminare “decisioni interpretabili come provocatorie, come ad esempio la scelta di invitare il Montenegro a entrare nella Nato”.  Insomma il piccolo Montenegro potrebbe trasformarsi in un boomerang.

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